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«Nucleare pulito e sostenibile? Un’utopia»

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In Italia il governo ha scelto il ritorno all’energia nucleare puntando soprattutto sui reattori modulari di piccole dimensioni. «Ma sarebbe un problema ancora maggiore per le scorie e la sicurezza, e non si tratta di energia rinnovabile» spiegavano già nel 2024 a Terra Nuova il fisico Vittorio Marletto e il chimico Vincenzo Balzani.
«Nucleare pulito e sostenibile? Un’utopia»

In Italia il governo ha scelto il ritorno all’energia nucleare puntando soprattutto sui reattori modulari di piccole dimensioni, i cosiddetti Small Modular Reactor. «Ma sarebbe un problema ancora maggiore per le scorie e la sicurezza, inoltre non si tratta di energia rinnovabile» spiegavano già nel 2024 a Terra Nuova il fisico Vittorio Marletto e il chimico Vincenzo Balzani.

In Italia si è tentato più volte di far rientrare dalla finestra il nucleare che, con i referendum del 1987 e del 2011, era stato fatto uscire dalla porta. Ora, con l’approvazione definitiva del disegno di legge delega, si è tornati ad aprire quel capitolo.

Si parla dunque di Small Modular Reactor (SMR), i reattori nucleari modulari di piccole dimensioni, e di Advanced Modular Reactor (AMR), reattori modulari avanzati.

Gli SMR sono «ipotetici reattori nucleari di piccola taglia, cioè fino a un massimo di 300 megawatt, pensati per essere realizzati in fabbrica in un contenitore standardizzato, e poi trasportati presso i siti di utilizzo. Dico ipotetici perché in Occidente, al momento, sono praticamente in fase di progetto o di prototipo, escluse alcune applicazioni militari» spiegava a Terra Nuova già nel 2024 Vittorio Marletto, fisico, già responsabile dell’Osservatorio Clima in Arpae Emilia-Romagna e membro dell’associazione Energia per l’Italia.

«Peraltro, uno studio scientifico ha messo in evidenza che, se questa produzione dovesse prendere piede, i rifiuti nucleari potrebbero crescere a dismisura fino a costituire un rilevante problema economico e di sicurezza, più ancora di quello che già non sono oggi» proseguiva Marletto. «In particolare, lo studio ha preso in esame tre tipologie di SMR tra le dozzine oggetto di sviluppo, quelli raffreddati ad acqua, a sali fusi e a sodio, ed è emerso che sono tutti peggiori dei loro “fratelli” più grandi, in quanto possono generare da 2 a 30 volte più rifiuti nucleari di non banale gestione».

Eppure gli SMR, in particolar modo, vengono presentati come l’alternativa “sicura” alle grandi centrali nucleari. «Già, ma hanno gli stessi gravi problemi dei reattori convenzionali riguardo il consumo di uranio, molto costoso, e appunto la produzione di scorie radioattive che non si sa dove collocare in sicurezza» ribadiva già nel 2024 a Terra Nuova il professor Vincenzo Balzani, chimico, accademico dei Lincei, professore emerito dell’Università di Bologna e presidente onorario di “Energia per l’Italia”.

Malgrado da più parti si tenti di far passare il concetto opposto, quella nucleare «non è affatto un’energia rinnovabile» spiegava Marletto. «Ha bisogno di uranio, e questo elemento è presente in quantità modeste e concentrate solo in pochi paesi al mondo. Una volta che lo avessimo estratto e consumato tutto l’uranio sarebbe finito, quindi non c’è nulla di rinnovabile». 

A ribadirlo è stato anche Balzani: «Le energie rinnovabili sono fonti di energia ricavate da risorse naturali e inesauribili, poiché capaci di auto-rigenerarsi in continuazione. Quella nucleare da fissione dipende invece da una risorsa limitata che viene consumata in modo irreversibile».

Quando si parla di centrali nucleari del futuro, le si definisce di quarta generazione e si vagheggia di renderle «autofertilizzanti», cioè di ricavarne più combustibile di quanto non ne consumi. «Ma i tentativi di mettere a punto reattori autofertilizzanti sicuri, affidabili ed economicamente sostenibili vanno avanti da decenni e il loro bilancio è stato sinora fallimentare» puntualizzava Balzani.

«E nemmeno la fusione nucleare, basata sugli isotopi dell’idrogeno deuterio e trizio, è un processo rinnovabile, perché i reagenti si trasformano definitivamente; il trizio, formato da un protone, due neutroni e un elettrone, è presente in natura in quantità del tutto trascurabili in quanto è radioattivo e decade rapidamente (tempo di emivita di 12,3 anni). Quindi, bisogna prepararlo, utilizzando un isotopo del litio. In esperimenti recenti, la fusione fra i nuclei di deuterio e di trizio è stata ottenuta per pochi nanosecondi irradiando con potentissimi laser una sferetta che li conteneva, con formazione di elio, di un neutrone e di una quantità di energia leggermente superiore a quella iniettata dai laser nella sferetta. Per generare su scala commerciale energia mediante la fusione nucleare si deve vincere la sfida, praticamente impossibile, di generare energia non per piccolissime frazioni di secondo, ma in modo continuo. E la maggioranza degli esperti concorda sul fatto che i costi non saranno mai competitivi». irrisolto il nodo delle scorie.

«Il dato di fatto» concludeva Marletto, «è che per contrastare la crisi climatica abbiamo bisogno di puntare massicciamente sulle vere fonti rinnovabili, in particolare l’idroelettrico, il fotovoltaico e l’eolico, fonti complementari che devono per forza viaggiare insieme».

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