Montessori, l’esperienza di Cinisello
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A Cinisello Balsamo c’è una scuola pubblica che applica il metodo Montessori, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado, e le insegnanti ci raccontano con passione le loro giornate.
A compiere la scelta di introdurre classi Montessori, dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di primo grado, stato l’Istituto Comprensivo Statale “Balilla Paganelli”, che comprende diversi plessi. La scuola secondaria di I grado a metodo Montessori si chiama “Anna Frank”, nello stesso edificio della primaria Montessori. Le classi sono organizzate in gruppi eterogenei per età e nella secondaria di primo grado attualmente ci sono cinque gruppi dai 16 ai 18 studenti ciascuno.
«Nella nostra scuola si applica il metodo Montessori da ormai dieci anni – spiega Marina Pappadà, insegnante di lettere – Facciamo parte della rete nazionale di scuole secondarie statali che in questi anni ha condotto una sperimentazione ministeriale, e dal 2024 l’indirizzo Montessori è stato riconosciuto per legge nell’ordinamento della scuola italiana. Attualmente tutti i docenti di materia e buona parte dei docenti di sostegno hanno conseguito il titolo di specializzazione attraverso il corso organizzato dalla Rete in collaborazione con l’Opera Nazionale Montessori».
Per quanto riguarda la scuola secondaria, già a suo tempo Maria Montessori aveva fornito indicazioni metodologiche, «poi siamo noi docenti a costruire i materiali didattici delle diverse discipline e a organizzare attività che si ispirino al pensiero montessoriano, mantenendo nel nostro lavoro quotidiano una componente di ricerca sperimentale che parte dall’osservazione degli studenti e dei loro bisogni» prosegue Marina.
«La finalità principale del nostro lavoro è, come diceva Maria Montessori, quella di essere “un aiuto alla vita”, perciò cerchiamo di offrire il più possibile ai ragazzi esperienze di vita pratica, in particolare che li coinvolgano dal punto di vista della socialità, un aspetto fondamentale per l’adolescente, che Montessori definiva “neonato sociale”» spiega sempre Marina.
Che aggiunge: «Per questo in ogni gruppo si organizza un momento di “assemblea” con cadenza settimanale in cui i ragazzi discutono e prendono decisioni riguardanti la vita della classe. Per favorire una visione del sapere olistica e orientata alla ricerca, abbiamo riunito gli insegnamenti di storia, geografia e scienze in un’unica materia che chiamiamo “Accademia”: a partire da un tema comune sul quale gli insegnanti svolgono delle lezioni orientative, i ragazzi conducono ricerche, individualmente o in piccoli gruppi. Questi percorsi si concludono con eventi aperti ai genitori durante i quali gli studenti espongono i risultati del loro lavoro».
Ogni anno la scuola organizza periodi di sospensione della didattica «in cui proponiamo laboratori intensivi che chiamiamo “officine”, con attività che spaziano dal teatro alla sartoria, all’artigianato, alla musica e alla falegnameria – aggiunge ancora Marina – Si tratta di percorsi che coniugano il sapere e il fare e vedono l’intervento di esperti esterni che guidano i ragazzi nella realizzazione di qualcosa di significativo per la comunità scolastica e per il territorio. Il presupposto per lo svolgimento di tutte le nostre attività è la presenza di un ambiente adatto ad accogliere le persone e predisposto per il lavoro, che sia individuale o collettivo, teorico o pratico. Curiamo in modo particolare le relazioni tra i ragazzi e con gli adulti che li accompagnano. Negli spazi che abbiamo costruito, gli studenti imparano a lavorare individualmente anche per lungo tempo (senza il suono della campanella), a collaborare in gruppo mantenendo un tono di voce contenuto e rispettoso del lavoro altrui, disponendo i banchi a seconda dei lavori da svolgere, a discutere ascoltando il parere di tutti. Nello svolgersi delle nostre giornate abbiamo quindi modo di osservare, confrontarci, affrontare le difficoltà e i problemi senza bisogno di valutare attraverso test e interrogazioni. Guidati dai docenti, i ragazzi imparano ad autovalutare il proprio lavoro e a far tesoro anche degli errori commessi durante il percorso».
Negli anni a venire le insegnanti si ripropongono di «lavorare ancora sugli ambienti, dal momento che l’edificio che ci ospita sarà ristrutturato e avremo dunque nuovi spazi da allestire, ma continueremo anche il nostro lavoro di ricerca per la costruzione di materiali didattici e situazioni di apprendimento che possano rispondere ai bisogni degli adolescenti».
«Nella mia esperienza di insegnante ho sempre cercato di comunicare agli studenti ciò che mi appassiona, attraverso esperienze di vario genere, che dessero un senso al lavoro – prosegue Marina – Durante il periodo del Covid mi è risultato più chiaro che mai come nella scuola tradizionale purtroppo il valore autentico della scuola sia messo troppo spesso in secondo piano, quando addirittura non ostacolato da pregiudizi dannosi per gli studenti. Ho quindi intrapreso un lavoro di ricerca e scoperto che esistono alternative che sento a me più vicine. Anche gli anni al Paganelli sono stati una continua ricerca, innanzitutto nello stabilire relazioni di fiducia e di collaborazione, come anche nell’offrire proposte didattiche sempre più efficaci e adatte ai contesti in continua evoluzione. Si tratta di un lavoro davvero impegnativo, ma riesco anche a vederne il senso guardando cosa accade in classe e come crescono i nostri studenti».
Silvia Morlotti insegna matematica e scienze, «e in questa scuola ho la possibilità di spaziare e crescere culturalmente con i ragazzi applicando un approccio aperto, multidisciplinare e integrato – spiega – Ho cercato ogni anno di proporre progetti concreti con un forte legame al territorio, come il Patto di Bene Comune con l’amministrazione di Cinisello, che ha visto da parte nostra la costruzione di Bug Hotel per la nostra città. Mi piace seguire gli interessi e gli stimoli dei ragazzi, anche legati all’attualità, per approfondire con loro e imparare a studiare con approccio critico, andando oltre i luoghi comuni».
Mattia Pannacci insegna lettere ed è anche docente di sostegno: «Ho scelto di lavorare in una scuola Montessori perché cercavo un’alternativa, una via non battuta per poter cambiare concretamente qualcosa nell’istituzione-scuola. Quello che rende per me affascinante l’esperienza scolastica sono le sfide che quotidianamente si presentano. Tutte vengono vissute con spirito da esploratore, o da palombaro per meglio dire, dove l’obiettivo è immergersi e trovare insieme nuove strade, nuovi percorsi, più o meno impervi per arrivare alla meta, che può essere anche un altro inizio; l’obiettivo è stimolare e supportare studenti e studentesse in tutti gli ambiti della loro vita, scolastica e non. In fondo la scuola dovrebbe essere questo, un ambiente dove vivere esperienze, un ambiente dove incentivare la curiosità, un ambiente edificante in cui mettere in pratica ogni giorno una pedagogia innovativa che mira alla formazione di competenze ma anche attenta alle singole persone e al loro futuro, un ambiente dove costruire relazioni, un ambiente dove crescere insieme».
QUI si può compilare il modulo per richiedere una visita guidata alla scuola
LETTURE UTILI
NARRARE IL VERO. Le favole cosmiche nella pedagogia Montessori
Bambina montessoriana, insegnante Montessori e ricercatrice a livello internazionale, Micaela Mecocci ci guida in questo libro alla scoperta delle cinque principali favole cosmiche, esposte e sapientemente commentate una a una nella loro specificità. Note anche come “grandi lezioni” tematiche (la nascita dell’universo, l’apparizione della vita sulla Terra, la venuta degli umani, l’invenzione di lettere e numeri), le fiabe cosmiche inaugurano il grande viaggio dell’Educazione Cosmica, nome scelto da Maria Montessori per designare quell’ampio e complesso progetto educativo che accompagna il bambino durante tutto il secondo piano dello sviluppo (6-12 anni) in accordo con i bisogni specifici e le caratteristiche psicologiche di questo periodo evolutivo.

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Qui puoi trovare i tre manuali “Montessori in pratica”



