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Portuali: «In sciopero contro la militarizzazione»

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La rete internazionale Ports in Action ha organizzato una giornata di mobilitazione e sciopero contro il traffico di armi e per fermare il processo di militarizzazione e di automazione degli scali portuali per il prossimo 30 ottobre.
Portuali: «In sciopero contro la militarizzazione»

La rete internazionale Ports in Action composta da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of India (India) ha organizzato una giornata di mobilitazione e sciopero contro il traffico di armi e per fermare il processo di militarizzazione e di automazione degli scali portuali per il prossimo 30 ottobre.

«I sindacati che hanno lanciato la mobilitazione sono presenti in porti che rappresentano il 40% dell’attività di movimentazione di container del Mediterraneo (circa 3 milioni di tme) con la rappresentanza dei più importanti scali di transhipments come Tangeri, Pireo, Genova, Gioia Tauro, Mersin» spiega il sindacato USB, tra i promotori in Italia.

«Nonostante le grandi lotte dei portuali in particolare a Marsiglia, Le Havre, Genova, Livorno e del Pireo, dall’agosto del 2025 si sono registrate 315 casi di spedizioni dirette a Elbit Systems, il più grande produttore di armi israeliano, effettuate attraverso 56 porti commerciali in tutto il mondo – prosegue USB – Inoltre, negli ultimi 10 mesi “NHfG” ha inoltre documentato almeno 3.400 spedizioni da parte delle forze armate statunitensi, transitate attraverso 67 porti commerciali in 42 paesi. Per questo la lotta alle armi. Per questo la lotta contro il traffico di armi è più che mai attuale e si lega indissolubilmente con quella contro la militarizzazione dei porti, l’automazione delle banchine e, soprattutto, contro gli effetti dell’economia di guerra come l’aumento vertiginoso dei prezzi e i salari sempre più bassi».

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