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Lav: «Maltrattamenti sugli animali, troppi ragazzini vi assistono»

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Lav: «Maltrattamenti sugli animali, troppi ragazzini vi assistono»

Preadolescenti e maltrattamento di animali è il tema della ricerca “Non si torturano le farfalle” che ha coinvolto 1300 studenti delle scuole medie, tra gli 11 e i 14 anni. L’indagine è stata svolta nell’anno scolastico 2024/25 nelle scuole secondarie di primo grado, in 26 città italiane di Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Sardegna, Sicilia e Veneto. 

«Quasi il 42% del campione ha risposto di aver assistito personalmente al maltrattamento di un animale in modalità e forme diverse – spiega Lav – il 24,03% ha dichiarato di avere visto percosse “educative”, strattoni ai cani, distruzione di nidi senza uccelli; il 16,69% ha assistito ad “atti potenzialmente cruenti”, come il lancio di pietre, abbandoni, detenzioni in condizioni di cattività estrema, cani a catena corta o animali ammassati in gabbie; il 12,11% ha assistito ad “atti cruenti”, ovvero uccisione di rane, rospi, lucertole, sevizie ai pesciolini rossi; infine, il 14,12% ha visto “atti particolarmente cruenti”, come l’uccisione o la tortura di un vertebrato a sangue caldo, l’uccisione a scopo alimentare e altri atti di maltrattamento violento». 

«Il 69,38% del campione dichiara di non aver mai maltrattato un animale, mentre l’8,07% ha dichiarato di avere maltrattato volontariamente un animale, di cui il 12,15% maschi e il 4% femmine e l’11,39% ha ammesso di farlo spesso – prosegue Lav – Il 68,57% di coloro cha hanno ammesso di maltrattare animali ha anche assistito a maltrattamenti di animali da parte di altre persone». 

«Il principale motivo che emerge è il “divertimento” (39,04%), al secondo l’imitazione (15,23%), “Per vedere come soffre l’animale” è la risposta del 17,72%, poi risulta esserci la noia (8,57%) e infine l’emulazione di quanto appreso su internet e social (7,61%) – aggiunge ancora Lav – Dopo il maltrattamento, il 29,52% ha risposto di essersi sentito in colpa e il 19,04% di essere triste. Il 17,14% ha dichiarato di essersi divertito e il 15,23% di avere provato una “sensazione piacevole”. Il 10,47% a volte prova dispiacere ma non sempre, mentre il 4,76% ha risposto che prova serenità in merito a queste azioni e infine il 3,80% non prova rimorso». 

«Uno degli approcci raccomandati per prevenire l’abuso e la crudeltà sugli animali nei bambini è l’educazione – conclude l’associazione – Insegnare ai bambini a essere più sensibili, compassionevoli e, soprattutto, rispettosi verso gli esseri viventi può contribuire a ridurre ogni tipo di violenza. I risultati sottolineano l’importanza di promuovere interventi educativi e preventivi mirati, volti a rafforzare l’empatia, il rispetto per gli animali e la consapevolezza delle conseguenze della violenza».

LETTURE UTILI

Tutto l’amore che resta. Affrontare e superare la perdita del nostro amico a 4 zampe

Perdere il proprio animale è sempre un grande dolore. Eppure spesso viene sminuito. Ma la ferita resta, e divenirne consapevoli aiuta a superare la sofferenza e a custodire nel proprio cuore il ricordo vivo del legame che abbiamo vissuto. Questo libro ci permette di scoprire una nuova prospettiva, per trasformare la sofferenza e rivendicare la profondità di un legame indelebile. Hanno contribuito con i loro interventi: Ines Testoni, docente di psicologia sociale, sua la prefazione • Anna Albonico, insegnante • Stefano Cattinelli, veterinario esperto di “Costellazioni anima-li” e di omeopatia • Maria Falvo di LAV, che ha curato l’edizione del volume • Goffredo Fofi, giornalista, critico e saggista • Manuela Macelloni, filosofa ed educatrice cinofila • Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta • Angelo Vaira, studioso di scienze cognitive animali, zooantropologia e neurolinguistica • Massimo Wertmüller, attore e doppiatore.

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Tutto l'amore che resta

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VITE CONNESSE

Vite connesse. L’approccio sistemico nella relazione col cane

Questo libro ci accompagna sulla via dell’approccio sistemico per comprendere più a fondo la relazione tra noi e il nostro cane. Gli autori, partendo dalla loro esperienza professionale, dimostrano come sia necessario uno sguardo articolato: i malesseri o i comportamenti disfunzionali che manifestano i nostri amici a quattro zampe fanno infatti emergere paure, tensioni, questioni irrisolte che riguardano anche la vita passata o presente della persona o delle persone con cui convivono. L’approccio sistemico ci rende capaci di osservare la relazione con il cane nel contesto della pluralità di sistemi che costituiscono la nostra quotidianità, a partire dalla famiglia e dal territorio in cui viviamo. 

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