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Julia Hill: «Ogni volta che facciamo una scelta, cambiamo il mondo»

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«Ogni volta che facciamo una scelta, cambiamo il mondo. Che ce ne rendiamo conto o no, abbiamo un impatto»: queste le parole della storica attivista per l’ambiente Julia Hill che salvò un bosco rimanendo due anni su una sequoia.

Julia Hill: «Ogni volta che facciamo una scelta, cambiamo il mondo»

«Ogni volta che facciamo una scelta, cambiamo il mondo. Che ce ne rendiamo conto o no, abbiamo un impatto»: queste le parole della storica attivista per l’ambiente Julia Hill che salvò un bosco rimanendo due anni su una sequoia. 

Julia Hill è tornata di recente in Italia dove ha incontrato realtà della società civile e del mondo della solidarietà. E apprezzatissimo anche in quella occasione è stato il libro in cui ha condensato la sua storia, “La ragazza sull’albero” (Terra Nuova edizioni), libro che non è solo il racconto della sua avventura, ma anche dell’affascinante percorso di crescita di una giovane donna che, grazie all’impegno per la difesa delle sequoie, diventa consapevole della potenzialità dei piccoli gesti  nel trasformare il mondo.

La sua storia ha fatto il giro del mondo. Il 10 dicembre 1997, all’età di ventitré anni, Julia Butterfly Hill si arrampicò in cima a una sequoia per protestare contro l’abbattimento di una foresta negli Stati Uniti. Pensava di rimanervi solo qualche settimana, invece finì col passare ben due anni su una piccola piattaforma a cinquantaquattro metri d’altezza, prima di raggiungere un accordo che evitò il taglio dell’albero dove si trovava e di quelli dell’area circostante. 

Oggi, Julia continua a rappresentare un simbolo per il movimento ambientalista mondiale e uno stimolo per le giovani generazioni. 

Julia, quasi trent’anni fa, la tua iniziativa è diventata un simbolo per molti attivisti ambientali. Tuttavia, negli ultimi anni, l’accelerazione della distruzione ambientale e la crisi climatica hanno fatto perdere a molte persone la speranza di poter “agire” e influenzare concretamente decisioni e tendenze, nonostante la mobilitazione dei movimenti giovanili. Quanto è importante non “arrendersi” di fronte a ciò che vediamo ogni giorno, e quanto è importante mantenere vivi l’attivismo e la mobilitazione?

«La situazione in gran parte del mondo appare ora opprimente, difficile e straziante. È facile voler mollare perché sembra impossibile fare la differenza che tanto desideriamo. Per me, però, abbiamo una sola vita preziosa. Vogliamo viverla inseguendo il denaro oppure i nostro aspetto, cercando di essere “apprezzati” dalla società o dai social media? Oppure vogliamo viverla per contribuire a rendere il nostro mondo e il nostro pianeta un posto migliore? Per me, ciò che rende la vita degna di essere vissuta è dedicarla a tutto ciò che mi sta a cuore, a prescindere dal risultato. Certo, cerco di agire in modo strategico e creativo per trovare soluzioni efficaci, ma non sempre si vince, per quanto ci si impegni. Però si tratta di vivere la vita in armonia con il mondo che immaginiamo, a prescindere da tutto».

Quali “forme” può assumere l’azione oggi? Come si possono rendere più incisive le richieste di tutela ambientale e di ripensamento delle scelte politiche, istituzionali ed economiche, quelle che hanno un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute pubblica?

«Le azioni non hanno limiti se pensiamo in modo creativo e viviamo con coraggio. Vedo soluzioni concretizzarsi in tutto il mondo, grazie a persone di ogni età, razza, religione e genere. Tuttavia, non credo che i social media siano il luogo in cui avviene il vero cambiamento. Possono contribuire a educare, ispirare e motivare, il che è importante, ma non è lì che si realizza il cambiamento reale, che deve invece avvenirenel mondo reale, in tempo reale. Viviamo in un’epoca in cui molti vecchi sistemi sono obsoleti e non servono più la salute delle persone, del nostro mondo o del nostro pianeta. Dobbiamo quindi impegnarci per ripararli e cambiarli, e per creare nuove soluzioni nelle nostre vite e comunità, senza aspettare che governi o organizzazioni risolvano i problemi per noi».

Negli ultimi anni, dopo la tua vittoria con Luna, come si è evoluto il tuo impegno per le cause ambientali?

«Non ho mai smesso di agire e di essere al servizio degli altri. Alla fine ho dovuto interrompere le azioni dirette perché ho subìto diversi infortuni e ho avuto problemi di salute, tra cui malattie degenerative che rendono doloroso persino muoversi. Tuttavia, non ho mai smesso di essere al servizio degli altri. Ho semplicemente trovato nuovi modi per fare le cose. Ho contribuito alla raccolta fondi per diverse cause attraverso eventi, donando opere d’arte che creo e utilizzando i social media per sensibilizzare le persone sulle iniziative per cui raccolgo fondi e incoraggiarle a partecipare. Ho contribuito a molti progetti per i senzatetto, i bambini in affidamento, i detenuti. Ho aiutato con orti comunitari, foreste in tutto il mondo, progetti di bonifica delle acque, comunità intenzionali e tante altre problematiche».

Qual è il tuo messaggio ai tanti giovani che, guardando al futuro, sono sopraffatti dall’ecoansia e dalla sensazione che non si possa più fare nulla per cambiare rotta?

«Ogni volta che facciamo una scelta, cambiamo il mondo. Che ce ne rendiamo conto o no, abbiamo un impatto. Poiché nessuna scelta avviene nel vuoto, è scientificamente impossibile non fare alcuna differenza e non avere alcun impatto. Ogni singola scelta che facciamo fa la differenza, positiva o negativa che sia, ma fa la differenza. Potremmo non essere in grado di cambiare il mondo intero, ma possiamo cambiare il mondo intorno a noi attraverso il modo in cui scegliamo di pensare, parlare e ogni azione che compiamo: da ciò che mangiamo a ciò che compriamo (o ancora meglio, scegliendo di comprare di meno), fino alla creazione di coalizioni e comunità per lavorare insieme a progetti, e al coinvolgimento nella politica a livello locale, dove le nostre voci possono essere ascoltate e possiamo avere un impatto reale sulle comunità in cui viviamo. Creatività, coraggio, compassione e ingegno sono tutti strumenti importanti, indipendentemente da dove viviamo, dalla nostra età, da quanti soldi abbiamo». 

PER APPROFONDIRE

La ragazza sull’albero

Il 10 dicembre 1997, all’età di ventitré anni, Julia Butterfly Hill si arrampica in cima a una sequoia per protestare contro l’abbattimento della foresta. Finì col passare ben due anni su una piccola piattaforma a cinquantaquattro metri d’altezza, prima di raggiungere un accordo che evitò il taglio dell’albero dove si trovava e di quelli dell’area circostante.
Trascorsi ormai trent’anni da quella impresa, Julia continua a rappresentare un simbolo per il movimento ambientalista mondiale e uno stimolo per le giovani generazioni.
Questa nuova edizione italiana è arricchita con un’intervista recente a Julia, che riflette sulla sua impresa passata, sulla sua eredità e sulle urgenze attuali del Pianeta.

QUI il libro

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