Lav: «No alla riapertura della caccia al lupo»
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La Lav critica fortemente il decreto che depotenzia la protezione dei lupi e che di fatto «riapre la caccia» a un animale a lungo protetto.
La Lav critica fortemente il decreto che depotenzia la protezione dei lupi e che di fatto «riapre la caccia» a un animale a lungo protetto.
«Si tratta di un atto violento e intollerabile che dopo decenni di protezione manderà a morte i lupi solo perché gli allevatori non vogliono proteggere adeguatamente gli animali allevati e destinati da loro alla produzione e alla morte – dichiara Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della Lav – ma la responsabilità è anche delle Regioni che non hanno mai realizzato alcuna iniziativa per favorire la convivenza pacifica tra i lupi e l’uomo; gli animali quindi saranno uccisi per la colpevole sciatteria delle nostre Istituzioni e per dare una nuova specie animale ai cacciatori».
Nonostante «la compatta opposizione della comunità scientifica internazionale e l’assoluta contrarietà dei cittadini italiani secondo tutti i sondaggi, il Governo non ha voluto mantenere il massimo grado di tutela possibile per i lupi che vivono sulla penisola e, pur avendo tempo fino a un anno e mezzo per implementare la direttiva di Bruxelles, ha impiegato poco meno di sei mesi per mettere nero su bianco il via libera alla caccia a questi animali» prosegue Lav.
«A ogni modo, finché la legge nazionale sulla tutela degli animali selvatici, la n. 157 del 1992, continuerà a offrire una “protezione particolare” ai lupi italiani, la sete di sangue dei cacciatori dovrà aspettare – sottolinea ancora l’associazione animalista – Purtroppo, le minime tutele offerte da questa legge attualmente sono sotto attacco a causa del disegno di legge “sparatutto” fortemente voluto dal Ministro dell’Agricoltura: negli emendamenti nelle Commissioni al Senato è già stato proposto dai parlamentari della maggioranza l’abbassamento della protezione dei lupi».
«Ammazzare i lupi non serve a diminuire le predazioni sugli animali allevati, come già accertato dalla comunità scientifica in tutto il mondo – aggiunge Lav – Sono invece gli allevatori a essere obbligati a proteggere i loro animali, ai sensi del Decreto legislativo 146 del 2001 che ha recepito in Italia la Direttiva 98/58/CE dell’Unione Europea, e l’unico modo per ottemperare a tale dovere comunitario e nazionale è di implementare misure preventive incruente, come le recinzioni elettrificate, la cui validità è scientificamente comprovata».
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