Comunità Energetiche Lazio: «La Regione non dirotti i fondi»
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Il Coordinamento delle Comunità Energetiche Cers Lazio lancia l’appello alla Regione Lazio affinchè torni sulla decisione di dirottare alle imprese i fondi inizialmente destinati alle Cers.
Il Coordinamento delle Comunità Energetiche Cers Lazio lancia l’appello alla Regione Lazio affinchè torni sulla decisione di dirottare alle imprese i fondi inizialmente destinati alle Cers.
«Nel gennaio 2025 la Regione Lazio ha pubblicato un bando da 14 milioni di euro per sostenere le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) – spiega il Coordinamento – Bando costruito con requisiti inaccessibili: soglie e vincoli economici incompatibili, vincoli normativi troppo complessi. Tant’è che sono state presentate solo due domande e finanziati meno di 0,5 milioni. Nonostante avessimo evidenziato le criticità del bando e proposto soluzioni, la Regione ha incredibilmente scelto di abbandonare le CER/CERS e riallocare tutte le risorse su un bando rivolto alle imprese per il loro fabbisogno energetico senza coinvolgere i cittadini. Le Comunità Energetiche non sono un progetto di nicchia. Sono uno strumento previsto dalla normativa europea per: produrre energia rinnovabile localmente riducendo investimenti infrastrutturali; condividere benefici economici e sociali dell’energia rinnovabile; rafforzare coesione sociale e partecipazione; contrastare povertà energetica e disuguaglianze. Per questo richiedono politiche dedicate, coerenti con la loro natura civica e territoriale».
Le risorse, come spiega il Coordimento, provenivano da «fondi regionali esplicitamente vincolati al sostegno delle comunità energetiche. Vista l’inadeguatezza, si sarebbe dovuto riprogettare il bando, o altro strumento adeguato, e non dirottare integralmente i fondi verso altri obiettivi. Così si è spezzata la coerenza tra finalità pubbliche dichiarate e uso effettivo delle risorse».
Il coordinamento Cers chiede quindi alla Regione Lazio «il ripristino di una linea di finanziamento dedicata alle Comunità Energetiche; criteri proporzionati, compatibili con la natura civica e associativa delle CER; un confronto stabile e trasparente con le reti territoriali».
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