ReCommon: «La distruzione della Patagonia va fermata»
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L’organizzazione ReCommon invita i cittadini a manifestare a Sace la propria contrarietà all’installazione di sei navi di liquefazione di gas nel Golfo San Matías in Patagonia.
L’organizzazione ReCommon invita i cittadini a manifestare a Sace la propria contrarietà all’installazione di sei navi di liquefazione di gas nel Golfo San Matías in Patagonia.
L’inizativa di ReCommon invita a un’azione di cittadinanza attiva e mette a disposizione una lettera da inviare a Sace e al Ministero dell’economia e delle finanze per chiedere di fermare il progetto.
«Sace, agenzia pubblica italiana di credito all’esportazione, potrebbe sostenere finanziariamente il progetto Argentina LNG,che prevede l’installazione di 6 navi di liquefazione di gas nell’incontaminato Golfo San Matías, nella Patagonia argentina settentrionale – spiega ReCommon – Due di queste navi saranno realizzate da Eni. Le comunità del golfo vivono in simbiosi con il mare, da cui da decenni traggono sostentamento, ma è proprio questo ecosistema unico al mondo a essere a rischio. Si tratta di un’area di grande valore ecologico per la migrazione e la riproduzione di diverse specie marine, soprattutto le balene franche australi. Un’area che potrebbe essere definitivamente compromessa da rumore, dall’intensificarsi del traffico marittimo e dall’inquinamento provocato dalle navi FLNG. Il progetto potrebbe essere garantito proprio dal nostro assicuratore pubblico, SACE, che se le cose vanno male rimborsa le aziende oppure le banche che hanno investito all’estero. In entrambi i casi lo fa con soldi pubblici».
QUI il testo della lettera messo a disposizione da ReCommon
LETTURE UTILI
Aumento dei costi, blocco delle forniture, “guerra del gas” sono tra le espressioni più usate per raccontare la crisi energetica, intrecciata a conflitti e cambiamento climatico. L’energia rinnovabile prodotta dal basso è il punto di partenza per qualsiasi soluzione. E le tecnologie che oggi abbiamo a disposizione possono contribuire a realizzare un nuovo modello energetico libero dal gas e da tutti gli altri combustibili fossili. L’autore spiega come pompe di calore, geotermia a bassa entalpia, efficienza energetica, fotovoltaico, biomasse, accumulo e solare termico possono essere utilizzati nelle nostre case per uscire dalla dipendenza dal gas. Il volume offre anche proposte e soluzioni alla portata di tutti, per ridurre il peso crescente che il gas rappresenta per l’ambiente e le nostre tasche.

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Per una casa autonoma in acqua, elettricità e riscaldamento
Gli autori hanno costruito una casa autosufficiente ispirata alla “earthship”. E hanno cercato e trovato l’aiuto di alcuni progetti di costruzione partecipata. Oggi sono praticamente autosufficienti sia dal punto di vista energetico (pannelli solari, una serra esposta a sud per catturare l’energia solare e una massa termica per immagazzinarla) che dal punto di vista idrico (raccolta e filtraggio dell’acqua piovana). Inoltre, coltivano un orto in permacultura per produrre raccolti abbondanti nel rispetto della biodiversità. In questo libro condividono le loro esperienze di costruttori principianti e convinti sperimentatori dell’autosufficienza: offrono “ricette” per intonaci a base di terra e per costruire muri con bottiglie o pneumatici, e descrivono nel dettaglio le soluzioni low-tech che hanno messo in atto per ridurre il consumo energetico.
