Ambiente
ReCommon: «La distruzione della Patagonia va fermata»
L’organizzazione ReCommon invita i cittadini a manifestare a Sace la propria contrarietà all’installazione di sei navi di liquefazione di gas nel Golfo San Matías in Patagonia.
L’organizzazione ReCommon invita i cittadini a manifestare a Sace la propria contrarietà all’installazione di sei navi di liquefazione di gas nel Golfo San Matías in Patagonia.
Nei confronti di quanto accade a Gaza, «i governi sono silenti anche perché tante aziende hanno un ruolo attivo e traggono lauti profitti dalla barbarie in atto in Palestina»: lo afferma ReCommon.
Stoccaggio della CO2? Un rapporto di esperti dell’Imperial College di Londra getta ombre molto fosche su questa tecnologia.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione «hanno dato ragione a Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadine e cittadini che nei mesi scorsi avevano fatto ricorso alla Suprema Corte, chiedendo se in Italia fosse possibile o meno avere giustizia climatica»: lo fanno sapere le associazioni interessate.
L’organizzazione ReCommon segnala un set di “strumenti pratici per disturbare le multinazionali dell’energia per la liberazione della Palestina”, realizzato da varie organizzazioni internazionali e ora disponibile anche in italiano.
ReCommon è intervenuta per la prima volta all’assemblea degli azionisti di Snam in qualità di “azionista critico” per chiedere alla dirigenza della società di cessare le sue controverse relazioni con società private israeliane.
Una coalizione di 87 organizzazioni e reti della società civile internazionale ha rilasciato una dichiarazione congiunta che chiede di non realizzare il Corridoio Sud dell’Idrogeno, infrastruttura di 3300 chilometri che dal Nord Africa dovrebbe arrivare in Germania, passando per l’Italia.
Il prossimo 18 febbraio la Cassazione si riunirà a Sezioni Unite per stabilire se anche in Italia, come già succede all’estero, sia possibile o meno intentare una causa climatica che accerti le responsabilità delle aziende inquinanti per gli eventi climatici estremi.
«Eni ha denunciato Antonio Tricarico di ReCommon in relazione alle dichiarazioni da lui rilasciate durante la trasmissione della Rai “Report” del 5 maggio»: lo fa sapere la stessa ReCommon.
“La falsa soluzione di Ravenna” è il nuovo rapporto di ReCommon sul primo progetto di cattura e stoccaggio di CO2 (CCS) promosso da Eni e Snam in Emilia Romagna.
ENI ha notificato a Greenpeace e ReCommon l’atto di citazione per presunta diffamazione, citandole in giudizio perché, a suo dire, avrebbero messo in piedi “una campagna d’odio” nei confronti dell’azienda. Le due organizzazioni stigmatizzano l’attacco giudiziario di ENI e replicano: «Non ci facciamo intimidire».
La seconda sezione civile del Tribunale ordinario di Roma ha rinviato alla Corte di Cassazione la decisione sulla procedibilità del processo civile intentato da Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadine e cittadine nei confronti di ENI e dei suoi azionisti Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Lo fa sapere la stessa Greenpeace.
ReCommon lancia una petizione per chiedere a Eni «di interrompere l’accordo con Delek Group, una delle più grandi aziende energetiche israeliane, che figura nella lista nera delle Nazioni Unite di aziende che operano nei Territori Palestinesi occupati illegalmente».
Da un’idea di ReCommon e CEE Bankwatch Network, è nato MIRA, miranetwork.org, «progetto volto a promuovere la partecipazione attiva di piccole associazioni e comunità locali alla programmazione e alla gestione dei fondi europei, al fine di garantire una giusta transizione verso la neutralità climatica»: come spiega ReCommon.
Greenpeace e ReCommon avevano diffuso una nota menzionando una causa di risarcimento danni per diffamazione intentata da ENI dopo l'atto di citazione delle due associazioni per una causa civile per chiedere l’accertamento dei danni derivanti dai cambiamenti climatici. ENI ha ribadito, come spiegano le associazioni, che si tratta di una mediazione obbligatoria con richiesta di risarcimento. (aggiornato il 31 luglio)
L'azionariato critico in Italia non si può più fare. Anche quest'anno niente accesso in sala per gli azionisti. È il frutto dell’emendamento all'ultimo Decreto Milleproroghe. Ce lo spiega Luca Manes di Recommon sul numero di aprile della rivista Terra Nuova.