Legambiente: «Allevamenti intensivi: in Lombardia 1 animale ogni 2 abitanti»
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Legambiente lancia l’allarme per il fortissimo sovradimensionamento degli allevamenti intensivi in Lombardia, dove si concentrano 5,2 milioni di bovini e suini.
L’associazione sottolinea un altissimo impatto ambientale, sociale ed economico degli oltre 5,2 milioni di bovini e suini allevati nella regione: 1 capo bovino/suino ogni 2 abitanti lombardi. «Numeri impressionanti che fanno della Lombardia la prima regione zootecnica d’Italia, con “effetti collaterali” non più sostenibili – spiega Legambiente – I risultati della ricerca mettono in evidenza il contributo crescente degli allevamenti intensivi alle emissioni di gas serra, un carico di azoto particolarmente elevato, criticità relative al benessere animale e una forte dipendenza da mangimi importati, che rendono il sistema fragile e vulnerabile anche dal punto di vista economico. La transizione verso modelli agroecologici non è solo una necessità ambientale, ma anche economica, sanitaria e sociale».
In Lombardia si concentra «il 40% dei capi nazionali di bovini e suini, che sale al 47% se si considerano solo i suini – prosegue l’associazione – Brescia ha un triste primato nazionale per entrambe le specie». E «la produzione di carne e latte si è concentrata sempre più in mega-allevamenti (con oltre 500 capi), che aumentano il carico di inquinanti per singolo sito e dimostrano la progressiva intensivizzazione del sistema. La densità di capi concentrati sul territorio (quasi 4 volte la media nazionale per i bovini e 6 volte per i suini) e il superamento del carico di azoto indicano che il terreno della regione non è più in grado di assorbire i reflui come fertilizzante naturale».
Inoltre «gli allevamenti lombardi mostrano un preoccupante +2,50% di emissioni di CO2eq tra il 2014 e il 2021. Oltre al clima, a soffrire è il territorio: in oltre la metà dei Comuni della Pianura Padana (402 comuni), il carico di azoto derivante dai reflui zootecnici eccede il fabbisogno delle colture, causando gravi impatti sulla qualità dell’aria e delle acque. Tale situazione espone la regione a sanzioni europee per la violazione della Direttiva Nitrati».
I risultati del report di Legambiente «scardinano il mito della “grande dimensione” come sinonimo di efficienza. La Lombardia è fortemente vulnerabile agli shock dei mercati, con un tasso di autosufficienza di appena il 25% per il mais e 13% per la soia (base dei mangimi proteici). Le aziende di grandi dimensioni registrano risultati socio-economici e climatici peggiori rispetto alle piccole e medie imprese, che invece generano più valore aggiunto e occupazione per unità di superficie, oltre ad assicurare il presidio di un territorio rurale sempre più spopolato».
Legambiente fa anche notare che «nelle aziende a bassa intensità, una maggiore longevità degli animali riduce i costi di rimonta e le spese veterinarie, e migliora la qualità del latte. Nelle aziende biologiche, l’adozione di pratiche più rispettose genera un drastico calo dei costi farmaceutici, risparmio che giustifica una parte significativa del differenziale di reddito. Una mandria più sana riduce anche lo stress e il carico di lavoro emergenziale per l’allevatore, migliorando contestualmente il benessere umano all’interno dell’azienda. Il benessere animale è inoltre un tema sempre più di interesse dei cittadini: è un valore etico dalle grandi potenzialità trasformative della società e del suo rapporto con la natura».
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