Moda: ora non si può più distruggere l’invenduto
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Dal luglio scorso le grandi aziende del tessile-abbigliamento europee non possono più distruggere l’invenduto: che sia finalmente un deterrente alla sovraproduzione?
A vietare da luglio 2026 la distruzione di abiti, accessori e calzature invenduti è il Regolamento Ue sull’Ecodesign for Sustainable Products (ESPR), che ha l’obiettivo di ridurre gli sprechi e l’impatto enormi del settore del fast fashion. Si pensi che ogni anno nell’Unione Europea vengono distrutti 230 milioni di capi di abbigliamento nuovi che non sono stati acquistati dai consumatori.
Il provvedimento si applica da subito alle grandi aziende, mentre le medie imprese hanno tempo fino al 2030 per adeguarsi. Le aziende devono dare priorità alla circolarità dei prodotti: devono venderli, donarli a enti di beneficenza o a imprese sociali, oppure approntarli per il riuso (riparandoli, ricondizionandoli o rigenerandoli). La distruzione è consentita solo in determinate circostanze, come per motivi di sicurezza o perché il prodotto è danneggiato, e deve essere svolta in conformità con la gerarchia di trattamento dei rifiuti. Le aziende hanno anche l’obbligo di rendicontazione annuale sui volumi di invenduti smaltiti, sui motivi e sulle destinazioni.
I marchi del fast fashion immettono sul mercato centinaia di nuovi modelli ogni settimana, alimentando una cultura dell’usa e getta che genera tonnellate di rifiuti tessili. L’obiettivo verso cui si dovrebbe tendere è quello per le aziende di produrre meno abiti e di maggiore qualità e per i consumatori di acquistare con più attenzione, scegliendo capi durevoli ed evitando i materiali dannosi per l’ambiente.
Foto: Ron Lach su Pexels
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LETTURE UTILI
Insieme alle nostre famiglie, dobbiamo capire cosa sia la sostenibilità, per iniziare ad agire e acquistare in modo diverso. Come spendiamo i nostri soldi e come modifichiamo i nostri comportamenti quotidiani può fare un’enorme differenza.
Iniziamo dal carrello della spesa, mettendoci prodotti a minore impatto ambientale; convinciamo i nostri figli a ridurre il consumo di bevande gassate e cibo industriale, dannosi per la salute e l’ambiente; lasciamoci alle spalle gli abiti usa e getta e scegliamo di comprare meno ma meglio.
Tutto ciò farà di noi delle «mamme (in)sostenibili», che lottano per la sostenibilità, ma diventano insostenibili per il loro figli, adolescenti e ribelli? Sarà dura, si viene messi in discussione, ma si va avanti a testa bassa, forti e consapevoli del fatto che il cambiamento immediato del nostro stile di vita è necessario per la difesa dell’ambiente e dell’uomo e per provare a garantire un futuro alle nuove generazioni.
L’educazione dei figli è un investimento a lungo termine. Arriverà il momento in cui si ricorderanno di quello che abbiamo insegnato loro e capiranno i nostri sforzi, diventando, a loro volta, esempio per gli altri.

