In Italia 14.000 cani attendono invano l’adozione
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In Italia 14.000 cani rischiano di restare tutta la loro vita nei canili, senza che nessuno li adotti né che i proprietari li richiedano indietro. È il dato fornito da Legambiente nel rapporto “Animali in città”.
Nel 2025 oltre due cani su dieci, di quelli che sono entrati nei canili rifugio di 221 comuni mappati da Legambiente, non sono stati né adottati, né restituiti ai proprietari, né adottati dalla comunità come cani di quartiere. Legambiente, partendo dal dato ricevuto direttamente dai Comuni, stima che, a livello nazionale, possano essere oltre 14mila i cani che, nel 2025 e a ora, rischiano questa sorte.
«Tra le cause principali e più frequenti che fanno riempire i canili rifugio, più dell’abbandono estivo, ci sono le cucciolate casalinghe incontrollate, le conseguenze del crescente mercato online, la mancata iscrizione all’anagrafe (con cani che restano invisibili al sistema finché non finiscono vaganti in un canile) insieme a una diffusa mancata formazione di base da parte di chi vuole avere un animale – spiga l’associazione – Tutto ciò costa molto caro non solo agli animali ma anche alla collettività. Mantenere un cane in canile rifugio per un anno costa intorno ai 1.900 euro (tra 1.300 e 2.550 secondo la retta applicata), e per un animale divenuto inadottabile quella cifra si ripete ogni anno. Insegnare, invece, al proprietario a prendersi cura del proprio cane costa, una sola volta, tra 100 e 250 euro: da otto a diciannove volte di meno. Un’azione preventiva che riduce moltissimo le rinunce alle prime difficoltà di gestione e aumenta di molto il benessere degli animali».
I dati sono contenuti nel rapporto nazionale Animali in Città di Legambiente dal titolo “Il Costo dell’inazione. Prendersi cura prima: animali, persone e comunità nelle politiche di prevenzione”, che traccia un quadro sul randagismo e i canili in Italia, analizzando i dati 2025 di 221 comuni, su un totale di 447, e di 43 Aziende Sanitarie che hanno risposto al questionario.
Legambiente ha indirizzato sei proposte operative al Parlamento chiedendo in primis l’adozione di un fondo nazionale vincolato per i servizi veterinari essenziali (sterilizzazioni, anagrafe, gestione del randagismo) e corsi di formazione gratuiti e obbligatori per chi decide di prendere un animale con sé. Tra gli interventi, l’associazione ambientalista chiede che l’IVA venga abbassata al 10% (anziché al 22%) prevedendo detrazione adeguata sulle cure veterinarie. Legambiente chiede anche all’Italia di recepire il regolamento europeo che prevede regole comuni sull’identificazione obbligatoria tramite microchip, sulla registrazione in banche dati nazionali interoperabili, sull’allevamento, sulla vendita e sull’importazione.
Foto: Elina Volkova su Pexels
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