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Ari: «Nuovi OGM, a rischio i distretti italiani delle sementi»

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La decisione europea di deregolamentare i nuovi OGM, eliminando tracciabilità ed etichettatura, mette a rischio la conservazione delle sementi ed espone gli agricoltori ai ricatti delle multinazionali: è l’allarme lanciato dall’Associazione Rurale Italiana (Ari).
Ari: «Nuovi OGM, a rischio i distretti italiani delle sementi»

La decisione europea di deregolamentare i nuovi OGM, eliminando tracciabilità ed etichettatura, mette a rischio la conservazione delle sementi ed espone gli agricoltori ai ricatti delle multinazionali: è l’allarme lanciato dall’Associazione Rurale Italiana (Ari).

«Le nuove norme europee, che entreranno in vigore nel 2028, consentiranno di moltiplicare senza tracciabilità le piante cosiddette NGT (cioè ottenute con le nuove tecniche genomiche), che non saranno più distinguibili dal seme convenzionale e biologico di cui l’Italia è grande produttore» spiega Antonio Onorati del direttivo di Ari.

Nel nostro paese sono circa 275.000 gli ettari su cui si riproducono i semi, con un export che vale 559 milioni di euro (dati 2025) e circa 30.000 aziende agricole coinvolte. «Il rischio maggiore si concentra in Emilia-Romagna e Marche, ma riguarda anche Toscana, Puglia, Molise, Basilicata, Umbria e Abruzzo» spiega Onorati.

Emilia-Romagna

In questa regione si ha il 22% di tutta la moltiplicazione nazionale, in particolare nelle province di Ravenna, Ferrara, Bologna e Forlì-Cesena, con una preponderanza di colture come bietola, mais, erba medica e orticole.

Marche

È la prima regione per riproduzione di semi di erba medica (39%, oltre 15.000 ettari) e seconda per trifoglio alessandrino; seguono le orticole. Le provincie maggiormente interessate sono quelle di Pesaro e Urbino, Ancona e Macerata.

Toscana             

È la prima regione per la riproduzione di semi di trifoglio alessandrino e le provincie più a rischio sono quelle di Siena e Pisa.

Puglia e Molise             

Sono la seconda e quarta regione per sementi orticole e aromatiche (rispettivamente 10.300 e 4500 ettari); i semi di trifoglio rappresentano un mercato consistente nelle provincie di Foggia e Campobasso.

Basilicata, Umbria e Abruzzo

In queste regioni si ha soprattutto riproduzione di semi di erba medica e trifoglio alessandrino, nelle provincie di Matera, Potenza, Perugia, Teramo e Chieti.

Nelle regioni menzionate «si moltiplicano soprattutto specie a impollinazione incrociata  (erba medica, trifogli, bietola, mais, cipolla, cavoli, ravanello), che scambiano polline anche a grande distanza e quindi sono estremamente esposte al rischio di contaminazione da nuovi OGM – sottolinea Onorati – Per le NGT di categoria 1 il regolamento non prevede metodi di rilevamento né etichettatura su prodotti e raccolti; solo il sacco delle sementi porta la dicitura “cat. 1 NGT” al momento dell’acquisto, ma viene escluso l’obbligo di notifica preventiva all’esportazione, tipicamente previsto per gli OGM transgenici. Peraltro le nuove norme stabiliscono che la presenza accidentale nel biologico di questi semi modificati geneticamente “non costituisce una non conformità”; dunque, nemmeno per il biologico ci saranno più garanzie. E il danno commerciale resta tutto sulle spalle degli agricoltori».

Ci giochiamo l’export e il biologico

Il 38,5% dell’export extra-UE italiano di sementi «va a paesi che vietano o controllano gli OGM, come Turchia, Algeria, Marocco, Serbia, Cina e Iran – spiega ancora Onorati – Per esempio, l’Italia realizza da sola il 52% dell’export extra-UE di seme di erba medica, il primo cliente è la Turchia, che prevede tolleranza zero per OGM vecchi e nuovi. Quindi, con la contaminazione che arriverà, ci giocheremo una grande fetta di mercato delle esportazioni. Enorme poi il danno che si causa al biologico, per il quale la moltiplicazione dei semi è quadruplicata in dieci anni». 

Le richieste di Ari alle Regioni

L’Associazione Rurale Italiana avanza una serie di richieste alle Regioni italiane affinché si contenga l’enorme rischio a cui l’agricoltura italiana è esposta:

– azioni per una moratoria nell’applicazione del Regolamento NGT;

– divieto di vendita di sementi NGT di categoria 1 nella regione;

– obbligo per le ditte esportatrici di notifica per l’export secondo il protocollo di Cartagena.

Foto: Vince Veras su Unsplash

PER APPROFONDIRE

PERCHÈ FERMARE I NUOVI OGM

La deregolamentazione dei nuovi Ogm decisa dall’Europa può cambiare per sempre l’agricoltura e il cibo che mangiamo.
Finora gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio secondo il principio di precauzione avevano evitato a Italia ed Europa l’invasione di coltivazioni figlie dell’ingegneria genetica e del cibo creato in laboratorio. Ora però la Commissione Europea cancella ogni vincolo per le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), compresa la possibilità per gli Stati di vietarle sul loro territorio.
In questo libro si intrecciano storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti, per raccontare gli enormi interessi e le relazioni pericolose tra multinazionali, politica e scienziati che rischiano di compromettere la vera transizione agroecologica, i diritti dei contadini sui semi e quelli dei consumatori a una scelta informata.

QUI IL LIBRO

"Perché fermare i nuovi OGM", il libro-inchiesta di Francesco Paniè e Stefano Mori

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