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FederBio: «Accelerare la transizione agroecologica»

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FederBio: «Accelerare la transizione agroecologica»

«I danni causati dai pesticidi sono noti e preoccupanti, mettono a rischio la salute di chi lavora nei campi e delle comunità, e impoveriscono i suoli; è fondamentale accelerare la transizione agroecologica»: così Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

«In un mondo in cui oltre il 30% del cibo viene sprecato, la sfida globale non è produrre di più, ma garantire una nutrizione di qualità e sicurezza alimentare per tutti i cittadini, giusto reddito per gli agricoltori e tutela delle risorse naturali, in un contesto fortemente segnato dagli impatti climatici e dalle tensioni geopolitiche – spiegano da FederBio – Secondo la revisione pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health, ogni anno nel mondo si verificherebbero oltre 400 milioni di casi di avvelenamento acuto involontario da pesticidi tra i lavoratori agricoli, con quasi 11.000 decessi. Ma il bilancio, secondo i ricercatori, potrebbe essere ancora più pesante. Restano infatti esclusi dal conteggio gli 84 milioni di bambini impiegati nei campi, più vulnerabili degli adulti. Lo studio sottolinea quindi l’urgenza di mettere al bando a livello globale i pesticidi altamente pericolosi e di sostituirli con alternative più sicure e sostenibili».

«Il biologico è uno dei pilastri dell’innovazione alimentare del futuro, è più resiliente agli impatti climatici, valorizza il lavoro degli agricoltori e rigenera le risorse naturali da cui dipende la nostra alimentazione – spiega Mammuccini – Chi pensa al biologico come a un ritorno al passato si sbaglia di grosso. Con l’agricoltura biologica si produce in modo efficiente tutelando le risorse naturali». 

A confermare la capacità del biologico di costruire sistemi agricoli in grado di mantenere rese competitive migliorando la fertilità del suolo sono alcune tra le più lunghe sperimentazioni comparative condotte a livello internazionale. Il DOK Trial, di FiBL e di Agroscope, che confronta dal 1978 sistemi biologici, biodinamici e convenzionali, attesta che i suoli coltivati senza chimica di sintesi contribuiscono a ridurre l’impatto climatico dell’agricoltura. Le emissioni di gas serra risultano inferiori del 44% nei terreni bio rispetto a quelli convenzionali. Inoltre, la maggiore attività microbiologica del suolo bio migliora la struttura del terreno e la capacità dell’humus di trattenere carbonio e acqua. Questo aumenta la resilienza alla siccità, grazie anche a una capacità di ritenzione idrica superiore del 40%.

I dati del Farming Systems Trial del Rodale Institute, che da quarantacinque anni analizza gli effetti dei diversi modelli agricoli sulla fertilità del suolo, sulle rese e sulla resilienza climatica, dimostrano che nel lungo periodo le coltivazioni biologiche possono garantire rese pari o superiori a quelle convenzionali. In condizioni di stress climatico, come i periodi di siccità, il mais biologico ha registrato rese in media superiori.

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