La potenza del digiuno

Una pratica conosciuta da millenni che oggi la medicina moderna sta riscoprendo, documentandone i benefici per diverse malattie croniche e persino per i malati di cancro.

09 Aprile 2019
La potenza del digiuno. Stili di vita

«Il digiuno è uno strumento potentissimo, che innesca nel corpo cambiamenti che nessun cocktail di farmaci è in grado di replicare. Ha persino effetti rigenerativi sui tessuti. Ma proprio per questi suoi potenti effetti, occorre approcciarvisi con prudenza e raziocinio e sotto la supervisione non di un medico qualunque, ma di un medico preparato e competente in materia». A parlare è Valter Longo, uno dei massimi esperti di digiuno terapeutico. Longo è professore di biogerontologia, direttore dell’Istituto sulla longevità alla University of Southern California di Los Angeles e direttore del programma di oncologia e longevità dell’Ifom, centro di ricerca con sede a Milano dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare.

Il professor Longo non è il solo a parlare di digiuno e a farne oggetto di studi pubblicati; infatti negli ultimi tempi la ricerca e la sperimentazione clinica stanno muovendo grandi passi in questa direzione, rivolgendo attenzione a pratiche che prendono spunto da quelle conosciute da millenni, in uso in molte religioni e già favorite da approcci terapeutici non convenzionali.

Si è partiti da esperimenti in laboratorio e oggi si stanno già testando forme di digiuno alternato o simil-digiuno su pazienti malati di tumore, persone con diagnosi di malattie autoimmuni e persino sportivi alla ricerca di performance migliori. Ciò che emerge, comunque, è che gli approcci possono essere tra loro anche molto diversi.

La dieta mima-digiuno

Ciò su cui si è focalizzata l’attenzione del professor Longo è un regime alimentare con un basso ma preciso contenuto calorico che garantisce nutrienti giudicati essenziali, chiamato «dieta mima-digiuno», che va protratto per alcuni giorni e ripetuto nel tempo. Longo ha guidato un team di ricercatori che a luglio 2015 ha pubblicato su Cell Metabolism i risultati di uno studio clinico pilota1 secondo cui «tre cicli di dieta mima-digiuno diminuiscono i fattori di rischio/biomarker per invecchiamento, diabete, malattie cardiovascolari e cancro senza effetti avversi di rilievo; ciò attesta come l’uso di tale regime mantenga più a lungo la salute». E nel dicembre scorso è uscito un altro studio, firmato sempre da Longo insieme a un team di collaboratori, che ha confermato e consolidato quanto già emerso in ricerche precedenti e cioè che cicli di digiuno o di diete mima-digiuno migliorano l’efficacia dei farmaci oncologici2.

«È un campo in cui si sono mossi i primi passi e in letteratura scientifica c’è meno di quello che potrebbe esserci» spiega Longo. «Il digiuno è potente, su questo non c’è dubbio. E se anche la gente digiuna da secoli, non è detto che lo abbia fatto traendone sempre beneficio. Occorre essere seguiti da persone competenti. Basti pensare, per esempio, che il digiuno prolungato a sola acqua può causare danni alla colecisti poiché, probabilmente non essendoci grassi da decomporre, la bile si accumula e si solidifica. Insomma, facciamo attenzione. Dopo anche soli tre o quattro giorni di digiuno si verificano cambiamenti enormi nel nostro organismo. Per esempio, il cervello inizia a funzionare in maniera differente, invece di usare zuccheri usa al 50-60% corpi chetonici; questo determina spesso un po’ di mal di testa temporaneo. Ha poi effetti su tutti i tessuti, dai muscoli (il digiuno distrugge le cellule muscolari e quando ci si rialimenta esse si rigenerano dando origine a un muscolo nuovo) al fegato eccetera. Può essere applicato a centinaia di malattie, ma bisogna capire come e quando. Si può consigliare come prevenzione anche a chi risulta essere a rischio per il cancro; può avere un potente effetto sulla pressione sanguigna, può ridurre il glucosio nel sangue e il livello di infiammazione, oltre ai fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Influenza inoltre la risposta adattativa delle cellule riducendo il danno ossidativo e riprogrammando la resistenza allo stress. Gioca anche un ruolo importante nella riduzione dell’asma e dell’artrite reumatoide3». (...)


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