Vie ferrate: passione verticale

Sono oltre cinquecento le vie ferrate in Italia. Concentrate soprattutto nell’arco alpino, si tratta di percorsi mozzafiato e ricchi di storia, sul cui impatto ambientale si è aperta da anni una grossa discussione. Ecco l’attrezzatura e l’atteggiamento giusti da tenere sulle pareti più belle d’Italia.

17 Luglio 2019
Vie ferrate: passione verticale. Ecoturismo

«Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso» scrive Erri de Luca in una delle sue ultime fatiche letterarie. Quel «bordo di confine» oggi è diventato un luogo un po’ affollato. E buona parte di questo fenomeno si deve attribuire al successo delle vie ferrate, che hanno reso le creste delle nostre montagne non più appannaggio di alpinisti e spericolati, ma patrimonio comune, per un’esperienza fruibile da parte del pubblico meno esperto e poco avvezzo alle arrampicate. In Italia, se ne contano più di cinquecento, concentrate soprattutto nell’arco alpino. Percorsi attrezzati con corde metalliche, scalette e gradini infissi nella roccia, che permettono di arrampicarsi più facilmente, anche su tratti difficili e molto esposti. Dai percorsi con vista sulle tre cime di Lavaredo, fino alle falesie di Capo Caccia, in Sardegna, celebri per la Grotta di Nettuno, l’Italia offre davvero molto per chi vuole «toccare il cielo».

La montagna per tutti

Da un secolo a questa parte, l’esperienza vertiginosa delle alture si è fatta decisamente più democratica. Migliaia di turisti, nei periodi di alta stagione, si inerpicano con le loro automobili su per i tornanti, in cerca di emozioni e di un po’ di adrenalina. I montanari e gli alpinisti veraci storcono il naso: dov’è andato a finire quel senso di attenzione, riverenza, se non addirittura di devozione, verso la montagna?

I gitanti della domenica sono avvertiti: non ci si può presentare all’ingresso delle ferrate in bermuda e infradito. Ma neppure con le scarpe da tennis. Per affrontare la roccia bisogna essere ben equipaggiati e avere l’atteggiamento giusto. Non si schiamazza, non si smuovono o lanciano i sassi, e bisogna raccogliere i rifiuti che produciamo: troppo spesso capita di vedere in giro mozziconi e oggetti di plastica. Sembrano raccomandazioni superflue, ma diversi comitati di guide alpine, ogni anno, con l’avvicinarsi della bella stagione, sono costretti a ricordarlo. Le norme di buon senso, però, non finiscono qui e valgono anche per i più esperti: le vie ferrate vanno affrontate muniti di corde, moschettoni, imbrago e caschetto. Strumenti essenziali per affrontare la verticalità e gli strapiombi. La montagna non fa sconti a nessuno, infatti, e lo dimostra abbastanza spesso.

Ferrate o ferite?

Se guardiamo le vie ferrate da lontano potrebbero sembrare dei punti di sutura, delle cicatrici, per certi versi simili a quelle viti e quei tasselli sulle pareti di casa, che non siamo riusciti a rimuovere o a nascondere con lo stucco. L’installazione di pioli, scalette e corde d’acciaio sui dorsali delle montagne è a tutti gli effetti una sorta di profanazione. (...)


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