«Non c’è alcun boom di casi Xylella»: a dirlo è la Regione Puglia

“Milioni di ulivi infetti, un’emergenza che dilaga, l’epidemia di Xylella avanza…” da tempo questo allarme risuona periodicamente sui media locali e nazionali. Tuttavia i dati del monitoraggio effettuato dalla Regione Puglia dicono ben altra cosa.

06 Luglio 2018

Epidemia: (dal greco ἐπί + δήμος, lett.: sopra il popolo, sopra le persone) manifestazione collettiva d’una malattia, che rapidamente si diffonde fino a colpire un gran numero di soggetti in un territorio, si sviluppa con andamento variabile e si estingue dopo una durata variabile.

Sul “gran numero” la Treccani non si sbilancia ma “intuizione” vuole che l’1% di soggetti colpiti non equivalga a un gran numero.

L’1% è la percentuale di alberi in cui è stata riscontrata la presenza del batterio Xylella in Puglia dagli ultimi monitoraggi effettuati dalla Regione (dati diffusi nel comunicato n. 3356 pubblicato il 4 aprile 2018 su www.regioni.it) (1). Una cifra che, forse, non si è tenuta abbastanza in considerazione.

“È dal 2013 che non si tiene conto dei dati. Da quando, senza alcuna evidenza scientifica, la Regione Puglia dichiara l’emergenza stabilendo come misure di contrasto l’estirpazione delle piante e l’uso di insetticidi per l’eliminazione dei vettori (delibera del 29 ottobre 2013, n. 29)” a parlare è Margherita Ciervo, docente di geografia economico-politica all’Università di Foggia (2)(3). Ad aprile 2014 si apprende dall’Audit della Commissione Europea che su 12.109 campioni sono risultati positivi 242, ovvero l’1,99% del campione.

Passa un anno e poco cambia. “A marzo 2015 l’allora Commissario Silletti dichiarava 1.000.000 di alberi infetti nella sola provincia di Lecce fornendo, da quanto risulta dalla stampa, tali cifre alla Prefettura – continua Ciervo – mentre i dati del Ministero a giugno 2015 dichiaravano che le piante risultate positive al batterio erano 612 su 26.755 campionamenti effettuati sia nella provincia di Lecce sia nel Comune di Oria”.

Nella tabella che segue i risultati della strategia di monitoraggio perzona delimitata (ottobre 2014-giugno2015)

E così, tra un falso allarme e un dato vero, arriviamo nel 2018 con Coldiretti e altre associazioni di categoria che denunciano a mezzo stampa oltre 10.000.000 di alberi infetti e la Regione Puglia che in un comunicato parla invece di circa 3000 piante positive al batterio su un totale di 325 mila campioni analizzati: l'1% appunto.

È il 4 aprile 2018 e nel testo divulgato dalla Regione si legge: “In due anni a fronte di 325 mila campioni analizzati è risultato infetto l'1% delle piante, una percentuale comunque bassa rispetto ai milioni di esemplari di ulivi presenti nel territorio pugliese. L’assessore all’Agricoltura della regione Puglia Leonardo Di Gioia dichiara che il servizio fitosanitario funziona e che non esiste alcun boom di casi Xylella, come dimostrano i dati”.

“A febbraio 2018 – afferma Di Gioia – è ripreso il monitoraggio da parte dell'ARIF, per completare la zona di contenimento e la zona indenne non concluse a dicembre 2017. L’ultimo aggiornamento disponibile è stato inviato al servizio nazionale e per suo tramite alla commissione europea, dà evidenza del monitoraggio al 23 marzo 2018. Nel complesso, la campagna 2017-18 ha riguardato 1.626 chilometri quadrati di territorio nelle fasce di contenimento e cuscinetto con il prelievo e l’analisi di campioni da 169.124 piante di cui 3.058 trovate infette. La situazione si è quindi modificata, ma non di molto, rispetto ai dati provvisori disponibili al 31 dicembre del 2017 i quali davano conto di 125.345 campioni analizzati e 2.980 piante infette. Come è facile verificare con i nuovi dati il tasso di piante infette sul totale delle ispezionate si è ridotto dal 2,3% all’1,8%”.

___________________________________________________________________________________________________

Ottimo, no?! No. Perché sebbene questi dati siano stati ulteriormente confermati il 13 giugno 2018 nel corso del convegno “Il ruolo della Regione Puglia nella Gestione di Xylella fastidiosa: obiettivi, metodi e strategie” promosso e organizzato proprio dalla stessa Regione a Lecce, la narrazione continua ad essere a dir poco allarmistica. E l’emergenza, secondo quanto dichiarato da più voci e riportato a mezzo stampa, ora si starebbe espandendo anche nel brindisino arrivando a Cisternino, Ostuni e Ceglie Messapica.

Su che basi, ancora una volta, non è dato saperlo. Ma una cosa è certa: proprio in quelle zone, ad oggi, i pochi ulivi in cui è stato trovato il batterio nel 2017 non solo sono vivi e vegeti ma non presentano alcun segno di disseccamento. Contro ogni pronostico - e contro le affermazioni degli stessi ricercatori del Cnr Ipsp di Bari, pronti a sostenere che il batterio si manifesti nelle piante (e che quindi possa essere rilevato dagli esami molecolari) solo dopo un anno dall'inoculo - tuttora queste piante sono in perfetto stato di vegetazione. Com’è possibile?

“Si tratta dell’ennesima prova sul campo dell’assenza di una correlazione causale tra la presenza del batterio xylella fastidiosa e il disseccamento rapido degli ulivi. Appare sempre più evidente, infatti, che alberi visibilmente sani possano contenere il batterio mentre alberi visibilmente malati ne siano totalmente estranei”. A parlare è Angelo Cardone, coltivatore ed esponente del Comitato per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio della Valle dell’Itria. “Questo è l’olivo di contrada da Lamacesare-Termetrio che a settembre dell’anno scorso è stato definito infetto dal batterio Xylella fastidiosa da parte dell’Osservatorio Fitosanitario di Bari. Come si può vedere l’albero non ha alcun ramo secco. È passato quasi un anno dalla segnalazione, ma a differenza di quanto sarebbe dovuto accadere secondo la Regione Puglia e il Cnr, qui non c’è alcun segno di malattia. Tanti giornali hanno parlato di segnali evidenti di disseccamento. Di Xylella che avanza. Hanno pubblicato foto di alberi secchi e gialli. Ma la realtà è un’altra”.

A Cisternino, in effetti, l’olivo incriminato è tuttora verdissimo. Come tutti quelli attorno. Eppure vorrebbero abbatterli. E in fretta. “Per evitare il contagio, dicono. Dopo 10 mesi nei quali nulla è stato fatto, ora hanno fretta. Perché? Forse il motivo è proprio che queste piante nonostante la presenza del batterio siano sanissime e rappresentino una testimonianza scomoda che dimostra, in pieno campo, che la Xylella non è la causa della malattia degli olivi del Salento” risponde Cardone.

Alla luce di questi fatti e di questi numeri non è quindi lecito chiedersi: ma di quale epidemia stiamo parlando? “L’unica epidemia, in tutta questa faccenda, a quanto pare è quella mediatica che riporta numeri bulgari di ulivi infetti a fronte di poche migliaia di casi, in alcuni dei quali il disseccamento non è neanche presente – conclude Cardone – una mistificazione della realtà, questa sì, che potrebbe essere passibile di denuncia per procurato allarme. Nonché per disastro ambientale”.

Tanti ricercatori, scienziati e professori da anni stanno contestando i mezzi con cui la Regione Puglia prima e il Governo poi vorrebbero combattere la Xylella fastidiosa, offrendo al contempo reali ed efficaci strumenti per contrastare il disseccamento rapido degli ulivi, quella sì reale emergenza delle terre salentine. Si tratta di sperimentazioni finanziate dalla stessa Regione Puglia, che in poco tempo hanno dato risultati incredibili, riportando addirittura a produzione ulivi dati per morti. Perché non ripartire da qui?

(1)   http://www.regioni.it/newsletter/n-3356/del-04-04-2018/xylella-di-gioia-ridotto-numero-piante-infette-ispezionate-17910/

(2)   The olive quick decline syndrome (OQDS) diffusion in Apulia Region: an apparent contradiction according to the agricultural model – Belgeo  

(3)   Xylella fastidiosa: nelle pieghe della rappresentazione dell’emergenza, in Scienze e Ricerche n. 17, 15 novembre 2015, pp. 75-95

Qui il video del convegno “Il ruolo della Regione Puglia nella Gestione di Xylella fastidiosa: obiettivi, metodi e strategie”, convegno al Campus Ecotekne di Lecce (edificio Angelo Rizzo, Aula Y1) svoltosi il mercoledì 13 Giugno 2018:

di Elena Tioli


Forse ti interessa anche:

Posta un commento