L'associazione Comuni Virtuosi: «Per liberarsi dalla plastica bisogna fare di più»

Silvia Ricci fa parte dell'associazione Comuni Virtuosi ed è responsabile delle campagne di sensibilizzazione; ha seguito in prima persona a suo tempo quella di riduzione dei rifiuti che ha preso il nome di "Porta la sporta". È lei a fare il punto, a dieci anni da quella iniziativa, sulla effettiva riduzione complessiva nell'uso della plastica usa e getta. E i dati non sono proprio confortanti. «Bisogna fare molto di più» commenta.

08 Luglio 2019

Silvia Ricci fa parte dell'associazione Comuni Virtuosi ed è responsabile delle campagne di sensibilizzazione; ha seguito in prima persona a suo tempo quella di riduzione dei rifiuti che ha preso il nome di "Porta la sporta". È lei a fare il punto, a dieci anni da quella iniziativa, sulla effettiva riduzione complessiva nell'uso della plastica usa e getta. E i dati non sono proprio confortanti. «Bisogna fare molto di più» commenta.

Silvia, a distanza di dieci anni dal lancio della campagna nazionale “Porta la sporta” , che per prima ha fatto informazione sull’inquinamento da plastica dei mari collegandolo con gli stili di vita e di consumo usa e getta, che cosa è cambiato?

Nonostante una maggiore sensibilità ambientale, i progressi conseguiti nella riduzione o nell’attenuazione del problema non sono molti. Se il consumo di sacchetti di plastica si è più che dimezzato , nei supermercati -dove si è verificata la maggiore riduzione- abbiamo ancora un 35% circa di consumo di sacchetti monouso biodegradabili. Questi sacchetti, seppur biodegradabili negli impianti di compostaggio sono pur sempre costituiti da un 60/70% di plastica fossile, oltre alla componente di matrice vegetale. D’altra parte il consumo complessivo di imballaggi ha continuato ad aumentare di almeno 2-3 punti percentuali anno dopo anno. Sono i nostri stili di vita e di consumo che continuano ad andare da tutta altra parte rispetto a una riduzione dello spreco. Per fare un paio di esempi: c’è tutto il consumo di bevande e cibo “on the go”, e di piatti pronti ordinati come asporto oppure online. Nei supermercati vendono cibo pronto al consumo, spesso in monoporzioni, e aumenta anche nel settore ortofrutta il ricorso al confezionamento, sia in plastica che in cartoncino. D’altra parte i sistemi di vuoto a rendere per le bevande, dagli anni settanta in poi hanno subito un inesorabile declino.  La plastica, leggera, e versatile com’è, ha reso possibile lo sviluppo di un sistema di consumo che movimenta miliardi di containers da una parte all’altra degli emisferi, contribuendo in maniera drammatica al riscaldamento globale. Non dimentichiamo che oltre alla questione ambientale e sanitaria qui entra anche in gioco la  sostenibilità economica del sistema di gestione degli imballaggi attuali che pesa sui bilanci dei Comuni.

Cosa bisognerebbe fare per non perdere questa battaglia contro rifiuti evitabili come quelli usa e getta ?

Non ci si può aspettare che l’industria vada contro ai propri interessi senza obblighi di legge o altre misure che rendano il vuoto a rendere conveniente. Allo stesso modo non si può pretendere che cittadini, spesso sprovvisti di nozioni  ambientali di base, impieghino tempo ed energie per “andare contro il sistema” nell’approvvigionarsi, tanto per fare un esempio, di detersivi alla spina o trovare dei modi per evitare le mille forme di consumo monouso. Servirebbero obiettivi di riutilizzo obbligatori o resi economicamente convenienti per legge. La direttiva UE sulle plastiche monouso (Single Use Plastics – SUP) che dovrà essere recepita entro luglio 2021, e che vieterà anche le bioplastiche monouso, il pacchetto sull’economia circolare relative ai rifiuti, vanno in questo senso.

Perché nella direttiva europea per la riduzione delle plastiche monouso che dovrà entrare in vigore nel 2021 sono esclusi dal divieto i bicchieri di plastica?

Sinceramente è una decisione che mi ha sorpreso: la direttiva ha proibito le stoviglie e posate in plastica poiché esistevano delle alternative, uguale ragionamento andava fatto per i bicchieri. I bicchieri riutilizzabili in plastica dura o silicone sono molto più diffusi delle stoviglie riutilizzabili in occasioni di grandi eventi musicali o fiere. Ad Amsterdam ci sono bar nei parchi o locali storici dove si tengono concerti che già da anni usano bicchieri riutilizzabili cauzionati. Non per nulla sempre ad Amsterdam è entrata in vigore un’ordinanza che vieta tutti i tipi di bicchieri usa e getta per eventi sul suolo pubblico e permette solamente le versioni riutilizzabili. Ecco perché sono attive in Olanda diverse aziende che si occupano del servizio di noleggio e gestione di bicchieri chiavi in mano per tutte le occasioni. 

Sempre più comuni adottano ordinanze plastic free: ci sono buoni modelli da proporre incisivi a livello ambientale?

Le “migliori ordinanze” sono quelle in cui si sostituisce la plastica con borracce, bicchieri e stoviglie riutilizzabili. Dobbiamo comprendere che la sostituzione con bicchieri o stoviglie in Pla o altri materiali non sempre comporta un vantaggio ambientale a livello di emissioni di Co2 rispetto alle opzioni in plastica. Un recente studio sull’impatto dei manufatti compostabili sul sistema di gestione dei rifiuti Norvegese ha evidenziato una mancanza di infrastrutture disponibili per trattare il materiale compostabile, una contaminazione tra i materiali compostabili che si mischiano a quelli di plastica fossile, perdita di qualità del compost. Se penso a buoni modelli, penso all’approccio adottato dal comune di Berkeley che ha emesso un’ordinanza che ha previsto un percorso a tappe della durata di due anni coinvolgendo gli esercizi commerciali. Dal 2020, quando entrerà in vigore, se un cliente desidera il contenitore monouso compostabile, dovrà pagarlo. Vengono quindi incentivati i contenitori riutilizzabili, e al contempo nascono aziende che forniscono ai negozi alimentari un servizio di noleggio e di sanificazione dei contenitori. Credo sia questa la strada giusta da seguire.   

di Linda Maggiori


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