Vivere senza supermercato

Senza supermercato si può. Si può vivere, mangiare e persino risparmiare evitando di fare la spesa nelle catene della grande distribuzione, privilegiando invece piccoli produttori locali, gruppi d’acquisto, negozi dello sfuso e autoproduzione. Lo sa bene Elena Tioli, che ci racconta la sua storia.

19 Gennaio 2017

E, si badi bene, non è cosa possibile solo per chi non ha null’altro da fare e tanto tempo a disposizione, o solo per chi abita in campagna o nel paesino di montagna. Tutt’altro. Si può rinunciare al supermercato anche se si abita in una grande città, anche se si lavora e si ha una famiglia da accudire, anche se si ha poco tempo per cucinare. «Basta volerlo, organizzarsi ed essere disponibili a rivedere alcune abitudini» spiega Elena Tioli che si è lasciata carrelli e corsie alle spalle ormai da due anni. Elena è autrice del libro Vivere senza supermercato e non è certo il prototipo della casalinga. Abita a Roma, ha 34 anni, un lavoro impegnativo e un compagno, ha ritmi sostenuti da gestire, ma ha anche tanta determinazione e convinzione.

SCOPRI DI PIU' SUL LIBRO

Innanzi tutto, però, è giusto e legittimo chiedersi perché mai si dovrebbe fare a meno del supermercato. «Maggiore garanzia di alimenti freschi e biologici, riduzione degli sprechi, meno tentazioni nei confronti dei cibi lavorati, industriali e precotti, maggiore risparmio e drastica riduzione nella produzione di rifiuti: provare per credere» dice Elena. Una scelta virtuosa, dunque, che fa bene alla nostra salute e all’ambiente.

«Se qualche anno fa qualcuno mi avesse detto che era possibile vivere senza supermercato, per di più a Roma, gli avrei riso in faccia. E invece...» spiega. «All’inizio è stata una sfida personale, ma il concetto credo sia alla portata di chiunque: si può fare una spesa più consapevole e sostenibile con o senza figli, con o senza lavoro, in città o in campagna. E lo posso dire perché in tutto questo tempo senza supermercato ho incontrato tantissime famiglie, donne e mamme, che hanno scelto percorsi simili. Molti credono che questa scelta sia sinonimo di maggiori costi e tempo, quando in realtà rinunciare alla grande distribuzione è una decisione conveniente in tutti i sensi. In questi anni fuori dal supermercato ho risparmiato parecchio: riducendo i miei bisogni, comprando meglio e a meno, ottimizzando i tempi. Ovviamente bisogna imparare a organizzarsi, mettere in discussione le proprie abitudini ed essere disposti a piccoli e grandi cambiamenti. Ma non c’è nulla di impossibile o complicato. Anzi».

«Ti si apre un mondo»

«Una volta detto addio a parcheggi, corsie, code alla cassa e finte scelte, mi si è aperto un mondo fatto di Gruppi d’acquisto solidale, negozi dove si compra sfuso riutilizzando sempre gli stessi contenitori, negozi online di prodotti sostenibili ed etici e piattaforme che mettono in contatto diretto produttori e consumatori secondo la zona di provenienza, consentendo di avere prodotti di qualità, a chilometro zero, in tempi rapidissimi e a prezzi contenuti» prosegue Elena. «Oggi la spesa la faccio inviando con una e-mail un documento excel o scegliendo direttamente su una piattaforma online. Tempo impiegato: massimo 5 minuti. Inoltre, la gamma di prodotti è ampissima: dalla frutta alla verdura, dai prodotti per l’igiene della casa a quelli per la persona, dalle uova ai sughi, dal riso ai legumi, dai detersivi alla pasta, dalla carta igienica al caffè. Nulla è escluso e il valore aggiunto è enorme: so cosa compro, da chi lo compro e chi “aiuto” con i miei acquisti. I prezzi sono vantaggiosi (grazie alle grandi quantità e alla filiera corta) e, infine, instauro relazioni umane che vanno ben oltre il rapporto produttore/consumatore».

Cambiare abitudini

Gli ostacoli iniziali si superano anche grazie alla modifiche di quelle abitudini quotidiane che, spesso, ci rendono consumatori inconsapevoli. «La prima cosa che deve cambiare è la nostra testa» spiega Elena con convinzione. «Io ero una consumatrice accanita, non sapevo quanta forza si nascondesse dietro un’azione semplice azione come l’acquisto. Quando ho iniziato a capire quanto potevo fare per me stessa e per il mondo semplicemente mettendo mano con più oculatezza al portafoglio, ho iniziato a riflettere e a cambiare. È come se a un tratto qualcosa nella mia testa si fosse messo in moto: ho imparato a leggere l’etichetta, ad andare oltre le rassicuranti confezioni e le ammiccanti pubblicità, a scegliere secondo le mie necessità e, soprattutto, ho imparato a fare. Il resto è arrivato da sé: nuove abitudini, nuove conoscenze, un nuovo stile di vita».

L’autoproduzione

«Mai e poi mai avrei pensato di prepararmi un deodorante da sola. Oggi per me è la normalità: tempo 30 secondi, costo 20 centesimi. Unisco 4 cucchiai di bicarbonato di sodio a 2 di amido di mais e aggiungo 15 gocce di Tea Tree Oil. Fatto! Pronto per l’uso. Con un impatto ambientale bassissimo e con zero danni per la mia salute. Stessa cosa per pane, pasta o latte vegetale. Poi ammorbidente e brillantante: per produrli, incredibile ma vero, basta unire acqua e acido citrico. Le prime volte in cui ho sperimentato l’autoproduzione è stato fantastico. Mi aspettavo qualcosa di complicato e impegnativo e invece, grazie ai fortunati incontri con maestre dell’autoproduzione, ho imparato tantissimo in pochissimo tempo. Nel giro di qualche settimana la mia idea di igiene della casa è stata rivoluzionata e oggi tutto l’occorrente per pulire per me si riassume in cinque o sei elementi: aceto, acido citrico, bicarbonato, limoni, percarbonato, acqua, un po’ di olio di gomito e qualche veloce ricetta. Niente di eclatante, anzi. Per molti versi si tratta della scoperta dell’acqua calda. Mia nonna e mia mamma l’hanno sempre fatto: pulire casa senza sporcare il mondo non solo è facile, ma è anche economico».

«Stesso discorso per l’igiene personale. Spendevo così tanti soldi in prodotti dannosi per l’ambiente e per la persona quando avrei potuto avere a disposizione ottimi prodotti naturali, sani per me e buoni per l’ambiente, senza sostanze tossiche, allergeniche, irritanti, potenzialmente cancerogene e non biodegradabili. Oggi il mio beauty è composto da pochi, semplici elementi: un buon sapone di Aleppo, deodorante e dentifricio autoprodotti, Tea Tree Oil, olio di mandorle e di citronella, gel di Aloe Vera, argilla verde. Una bella rivoluzione per una che aveva i cassetti del bagno pieni di creme, shampoo, saponi di ogni tipo, balsami, maschere (per viso, capelli, corpo, idratanti, tonificanti, rilassanti, illuminanti), dentifrici (antitartaro, anticarie, sbiancanti, fortificanti) e chi più ne ha più ne metta».

La rivoluzione in un gesto

Pensate a quanto rivoluzionaria può essere una sola, semplice azione: scegliere di acquistare o non acquistare una merce può smuovere interessi che pensiamo ci sovrastino e sui quali crediamo di non avere “presa”. E scopriamo che ogni volta che decidiamo cosa e come comprare possiamo veramente cambiare le regole del gioco.

«Viviamo in un mondo in cui tutto gira attorno ai soldi, al mercato e a chi lo governa» aggiunge Elena. «Non lo vediamo, ma il mercato siamo noi. Ogni volta che facciamo la spesa decidiamo chi sostenere e chi boicottare, ogni volta che mettiamo un prodotto nel carrello decidiamo in che mondo e in che modo vogliamo vivere. È un potere immenso, superiore a qualsiasi forma di voto o di protesta. Dobbiamo solo rendercene conto, dobbiamo comprendere il significato politico, civico ed etico che c’è nell’essere consumatori consapevoli. Consapevoli della forza delle nostre azioni e coscienti di essere in tanti. Quando ci si perde, disorientati, tra le corsie di un supermercato, soli e di fretta, spesso ci si dimentica che dietro a quelle merci, a quelle pubblicità, a quegli scaffali ci sono persone, storie, terre e risorse. Si compra senza sapere e senza riflettere sulle conseguenze di quel gesto. Una spesa differente, invece, permette di avere a che fare con ciò che la grande distribuzione nasconde: i produttori, le scelte di produzione e le origini dei prodotti». 

«Oggi, grazie a questo percorso, mi ritrovo all’interno di una comunità che condivide l’idea che attraverso il consumo critico si possa e si debba agire sul sistema economico e politico, migliorando la propria vita e quella degli altri. Questa comunità è in continua crescita: sempre più persone stanno iniziando a informarsi, ad assumersi responsabilità e a mettere in discussione le scelte d’acquisto. I tempi sono maturi e il cambiamento è già qui, a portata di mano».

Il decalogo del consumatore consapevole

  1. Mettiamo in discussione le nostre abitudini: basta con “fanno tutti così”. Apriamo gli occhi e poniamoci domande. Poi prendiamoci ogni giorno le nostre responsabilità e iniziamo a dare il giusto valore ai nostri acquisti.
  2. Impariamo a leggere l’etichetta. E se è lunga, piena di sigle strane e nomi incomprensibili, o se i nomi si conoscono e non lasciano intendere nulla di buono, riponiamo la merce e andiamo oltre. C’è sicuramente un’alternativa più semplice, sostenibile e salutare. E se non c’è, di certo esiste il modo di farsela.
  3. Boicottiamo le marche e i prodotti che arrivano da zone in cui non sono garantiti i diritti dei lavoratori; che nascondono le proprie origini; che hanno percorso migliaia di chilometri prima di arrivare a noi; il cibo spazzatura; la frutta e la verdura fuori stagione e quella coltivata con pesticidi; le merci con molti imballaggi e quelle supportate da pubblicità ingannevoli.
  4. Riduciamo o eliminiamo i derivati animali e soprattutto quelli provenienti da allevamenti intensivi.
  5. Autoproduciamo: per generazioni l’umanità è andata avanti grazie all’arte del saper fare. Autoprodurre, riparare, riciclare, creare sono sinonimi di indipendenza e libertà. Oltre che di responsabilità.
  6. Privilegiamo le materie prime e i prodotti sfusi (ormai sempre più negozi hanno distributori alla spina e offrono la possibilità di riutilizzare i contenitori).
  7. Scegliamo la filiera corta e il contatto diretto con i produttori. Instauriamo rapporti di fiducia e guardiamoci in faccia.
  8. Compriamo biologico: che non necessariamente significa certificato bio. Grazie alla filiera corta, ai Gas, agli spacci contadini e ai mercati, il biologico oggi può essere alla portata di chiunque: sporco di terra, con una lumachina attaccata o dentro una cassetta riciclata. Buono, sano e con un prezzo congruo, in grado di ridare dignità al lavoro di chi lo produce.
  9. Pensiamo al nostro benessere. Se adottiamo pratiche sane e buone, il nostro corpo e la nostra mente ce ne saranno grati. Liberiamoci dai falsi bisogni indotti da marketing e pubblicità, torniamo ad ascoltarci e a scegliere ciò che ci fa star davvero bene.
  10. Riscopriamo il senso di comunità. In una società basata sul consumismo e sull’individualismo, ristabilire legami tra le persone, conoscersi direttamente, far parte di gruppi d’acquisto, incontrare i produttori, ricominciare a fare e a scambiare cose e saperi può essere davvero appagante, utile, rivoluzionario.

di Terra Nuova

Posta un commento