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Italia Nostra: «Pinete ravennati a rischio tagli?»

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«Destano preoccupazione le migliaia di pagine del nuovo Piano di Gestione Forestale del Comune di Ravenna, che interessa anche le Pinete di San Vitale e Classe, celeberrime in tutto il mondo. A rischio tagli?»: è la preoccupazione espressa dalla sezione ravennate di Italia Nostra.
Italia Nostra: «Pinete ravennati a rischio tagli?»

«Destano preoccupazione le migliaia di pagine del nuovo Piano di Gestione Forestale del Comune di Ravenna, che interessa anche le Pinete di San Vitale e Classe, celeberrime in tutto il mondo. A rischio tagli?»: è la preoccupazione espressa dalla sezione ravennate di Italia Nostra.

Come spiega Italia Nostra si tratta di «un patrimonio di altissimo valore di oltre 2000 ettari, per cui nacque la prima legge di tutela del paesaggio d’Italia. Si scopre che per la prima volta, dopo, potremmo dire, secoli, viene redatto un Piano forestale per questi luoghi che, dal punto di vista culturale ed ambientale, possiamo ritenere sacri. I piani, com’è noto, sono finalizzati a far convivere le finalità di conservazione e perpetuazione nel tempo dei boschi, lo sfruttamento produttivo e la fruizione turistica. Perché, finora, nessuno aveva mai stilato un piano? Potremmo affermare che nel passato i boschi pinetati del ravennate fossero affidati alle cure puntuali e tutto sommato poco invasive dei guardiani delle pinete, ed anche dei cittadini, a cui era garantito il diritto di legnatico. Ma ora, dopo evidenti decenni di trascuratezza, la soluzione è di mettere a bando questo immenso patrimonio per farlo gestire con le modalità di ampio impatto quali quelle per così dire “industriali”, esternalizzando e affidando le lavorazioni a squadre di camion, scarrabili, piattaforme e molto altro? Magari a diretto contatto con la filiera delle biomasse e dei relativi inceneritori ben radicati sul nostro territorio? Le nostre pinete più preziose, per fortuna ancora immuni all’ attacco della Toumeyella che ha distrutto per sempre, nell’indifferenza e talvolta giubilo delle Istituzioni, alcune delle più celebri pinete del Sud e Centro Italia, ridotte ad un cantiere?».

«In una serie di slide relative al Piano diffuse recentemente – prosegue Italia Nostra – si legge che “La possibilità di mettere in rinnovazione il soprassuolo di pino domestico nel periodo di validità del piano andrà quindi studiata caso per caso, anche in funzione della probabile risposta sociale negativa all’eventuale intervento di taglio raso (e quindi all’abbattimento di esemplari stramaturi anche monumentali)”. In poche parole si afferma che la messa a morte, mediante il taglio a raso, di esemplari monumentali di pino domestico di oltre 100 anni non rappresenta un problema di perdita di un capitale di biodiversità e servizi ecosistemici enormi, accumulatosi nei decenni ed insostituibili, ma di “risposta negativa” da parte di qualche gruppetto di esagitati poco informati? Le slides concludono quantificando il quantitativo di legname da asportare nelle fustaie di latifoglie e conifere pari a oltre 25 mila tonnellate, ovvero oltre 25 mila metri cubi, per un ricavo previsto di quasi 1 milione e 200 mila euro di cui solo 1.130.000 dalle conifere».

«Strumenti dagli obiettivi condivisibili quali i Piani di Gestione Forestale, come potrebbero tradursi in termini pratici per le pinete ravennati? – si chiede l’associazione – I cittadini preoccupati guarderanno con attenzione tutte le carte e i prossimi sviluppi».

Foto: azra irem Topcu su Pexels

LETTURE UTILI

ALBERI: FERMIAMO LA MATTANZA

Gli alberi sono tra i nostri migliori alleati per la tutela dell’ambiente e della salute, eppure vengono tagliati con impressionante disinvoltura e sempre più massicciamente.
Questo libro-inchiesta, con un’analisi serrata e appassionata, riporta studi scientifici, dà voce agli esperti, smonta i pregiudizi e svela gli interessi che sono dietro a questa “mattanza”: la “trappola” dei fondi del Pnrr, la scriteriata privatizzazione della gestione del verde pubblico, il “mercato” delle prove di stabilità; ma anche il taglio a ceduo e l’affare delle centrali a biomassa, il falso mito della sicurezza che sta dietro ai tagli per la “prevenzione” di incendi e inondazioni.
Alberi tagliati anche per il cemento che avanza inesorabile, per la speculazione energetica (fossile e rinnovabile) e per motivi militari.
Nelle pagine finali, i contatti dei comitati che in tutta Italia proteggono gli alberi. Un libro indispensabile per chi vuole sapere, capire e mobilitarsi.

QUI IL LIBRO

AlberI- fermiamo la mattanza

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