Campagna “Ferma il riarmo”: «No alle false soluzioni»
homepage h2
I promotori della Campagna “Ferma il riarmo” chiedono di non dare seguito all’aumento della spesa militare al 5% del Pil: «Non è così che si garantisce veramente la sicurezza».
La Campagna è promossa da Greenpeace Italia, Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, Rete Italiana Pace Disarmo e Sbilanciamoci, che intervengono dopo la conclusione del vertice Nato ad Ankara. «Ancora una volta si è messa la corsa al riarmo davanti a ogni altra priorità – dicono – Il governo italiano ha confermato l’impegno, fortemente voluto da Trump ma non legalmente vincolante, a portare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035. Contestiamo fermamente questo target. Non è questa la via per garantire la sicurezza reale delle persone: è la strada dello spreco di risorse, della militarizzazione e del profitto per l’industria bellica, a scapito degli impegni inderogabili su clima, sanità e cooperazione internazionale».
«Il conto lo pagheremo tutti – proseguono – Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Milex, il differenziale tra una spesa militare al 5% e il mantenimento del precedente plateau del 2% si concretizzerebbe per l’Italia in un impegno aggiuntivo di circa 500 miliardi di euro in più da qui al 2035. Una cifra enorme, sottratta a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica, per finanziare un riarmo che non produce sicurezza ma nuove tensioni, nuova corsa agli armamenti e nuovi mercati per l’industria bellica. Il riarmo è una falsa soluzione. Lo diciamo da tempo: la logica per cui più armi significano più sicurezza è smentita dalla storia e dai fatti. L’aumento della spesa militare non ha impedito nessuna guerra in corso, non protegge le persone dalle vere minacce alla loro vita quotidiana (crisi climatica, precarietà, disuguaglianze crescenti, inquinamento, mancanza di cura) e alimenta invece una spirale di corsa agli armamenti e scontro che rende il mondo più instabile e pericoloso, non certo più sicuro. Investire su droni, caccia e sistemi d’arma non “fa funzionare ospedali e scuole”, per usare le stesse parole scelte dal governo: è vero l’esatto contrario».
«Mentre si trovano decine se non centinaia di miliardi (in prospettiva) per la difesa – proseguono i promotori della Campagna – restano inevasi impegni ben più urgenti per la sicurezza reale delle persone:
- gli obiettivi di riduzione delle emissioni e la giusta transizione ecologica, mentre l’Europa continua a fare i conti con ondate di calore sempre più letali;
- la spesa sanitaria italiana in rapporto al PIL che rimane ferma sotto la media europea, con liste d’attesa e carenza di personale che pesano ogni giorno su chi ha più bisogno;
- il target dello 0,7% del PIL per la cooperazione internazionale allo sviluppo, mai raggiunto, mentre si taglia su prevenzione dei conflitti e diritti umani nel mondo.
Sono questi gli investimenti che garantiscono sicurezza reale alle persone e ai territori in cui vivono: meno disuguaglianza, più sanità pubblica, più cooperazione, più clima. Non un ulteriore aumento della spesa militare deciso a tavolino da vertici internazionali e recepito acriticamente da chi ci governa».
La Campagna “Ferma il Riarmo” chiede che il Parlamento italiano:
- non dia seguito alle indicazioni di spesa militare uscite dal vertice NATO di Ankara, rinunciando a bruciare altre risorse pubbliche nella corsa al riarmo;
- verifichi come il governo italiano intenda reperire le risorse per il 5% e quali capitoli di spesa sociale, sanitaria e ambientale verrebbero sacrificati;
- rispetti finalmente gli impegni già assunti su clima, sanità e cooperazione internazionale, oggi sistematicamente disattesi;
- apra un confronto pubblico e democratico sulle scelte di sicurezza nazionale, oggi delegate a vertici tra pochi governi e alleanze militari.
Le proposte di “Ferma il Riarmo”:
- Riduzione nazionale e internazionale della spesa militare, con creazione di nuovi percorsi di disarmo
- Utilizzo delle risorse liberate dalla spesa militare per spese sociali, ambientali e per il rafforzamento degli strumenti di pace
- Tassa sugli extra profitti dell’industria militare
- Diminuzione dei fondi destinati alle missioni militari all’estero
- Aumento dei controlli su influenza indebita dell’industria militare su bilancio ed export militare
LETTURE UTILI
ATLANTE DELLE GUERRE E DEI CONFLITTI DEL MONDO – XIV EDIZIONE
Siamo giunti alla XIV edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, che propone uno sguardo a 360° sui principali conflitti in corso.
Inoltre nel volume sono presenti approfondimenti sui principali attori politici e socialidei conflitti armati in corso, sulle vittime civili, sulla finanza che sostiene guerre e riarmo.

_____

TIZIANO TERZANI CONTRO LA GUERRA
Una riflessione che scava nella vita e nel pensiero di Tiziano Terzani, una delle menti più lucide del pensiero della nonviolenza, il cui importante contributo a una visione sociale e politica di pace e giustizia è da considerarsi inseparabile dal percorso interiore, vissuto in prima persona. Gloria Germani ci conduce verso la comprensione profonda del messaggio del grande giornalista scrittore: il pensiero del non dualismo, del Tutto è Uno, che rompe la tradizione scientista e materialista della modernità e ci suggerisce un nuovo modello di vita lontano dalle logiche del consumismo, dell’avidità e del successo a ogni costo, in una nuova visione che riconcilia il pensiero orientale con quello occidentale. Un messaggio di pace tra gli uomini e con la Natura che ha anticipato molti dei temi oggi cruciali che riguardano le guerre in corso e la sopravvivenza stessa del Pianeta.
____
Sono oltre 30 le guerre in corso sul Pianeta. Gli Stati si affidano alle armi per trovare soluzioni, mentre sarebbe urgente investire sull’emergenza climatica, sui diritti umani, sulla democrazia. Crocco e Giordana invitano a guardare il Mondo con occhi differenti, abbandonando le logiche armate della geopolitica a favore di una “geografia dei diritti umani”, che ponga al centro delle relazioni tra Stati la cooperazione e il rispetto dei diritti. Non si tratta di un approccio teorico o ideale, è semplicemente realistico, forse l’unico che può fermare questa pericolosa corsa alle armi.

