Ex Gkn: nuova raccolta fondi per la cooperativa che resiste
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Il Collettivo di fabbrica ex Gkn di Campi Bisenzio lancia una nuova campagna di raccolta fondi per la cooperativa Gff, per risollevare dal basso le sorti dell’azienda virtuosa che è nata.
Il Collettivo di fabbrica ex Gkn di Campi Bisenzio lancia una nuova campagna di raccolta fondi per la cooperativa Gff, per risollevare dal basso le sorti dell’azienda virtuosa che è nata.
L’obiettivo è di arrivare a due milioni di euro, da aggiungere a quelli già raccolti e in via di acquisizione, per portare a compimento almeno una parte del progetto che vuole risollevare dal basso le sorti dell’azienda che invece dall’alto si vorrebbe chiudere.
«Questa campagna non sostituisce quella partita su Ener2Crowd: le si affianca – spiegano dall’ex Gkn ora Gff – Sono due cose diverse e due metodi diversi per sostenere la reindustrializzazione dal basso. Nel caso di Ener2Crowd tutte e tutti coloro che vogliono diventare azioniste/i popolari diretti possono confermare la propria manifestazione di interesse, iscrivendosi alla piattaforma e versando la propria quota di azionariato popolare. In questo modo si diventerà socie e soci diretti della Gff. Nel secondo caso, si dona invece una quota, libera e senza limiti, anche se consigliamo simbolicamente di donare la cifra che corrisponde a una “azione”, a un unico soggetto associativo che poi diventerà a sua volta azionista popolare collettivo in nome di tutte e tutti i donatori. Non si sarà quindi socie e soci diretti, ma parte collettiva di un azionista popolare generale».
«Se siamo costretti a questo “sdoppiamento”, a questo rilancio, è perché il boicottaggio contro la reindustrializzazione si è dimostrato ancora più esteso e subdolo di quanto si potesse ipotizzare – proseguono i promotori – Ci hanno fatto perdere altri mesi, in modo grave, vergognoso. E ora il tempo stringe. La campagna di donazioni può essere rapida, immediata, estesa, contundente. È un altro modo per “manifestare” e dimostrare che siamo migliaia. È una vera e propria campagna sociale ed economica contro il riarmo, il black deal, il blocco contro la transizione climatica».
L’ex Gkn rilancia la sua lotta benché «i nostri avversari abbiano usato il tempo e il logoramento: rinvii, dopo rinvii, attese, finte verifiche, finte promesse». Basti pensare che si contano 4 anni di lotta, 15 mesi senza stipendio e 8 mesi di disoccupazione per i lavoratori.
«È una lotta che non possiamo permetterci di perdere – dicono ancora i promotori – nata dal “semplice” obiettivo di riaprire la fabbrica, questa resistenza operaia prolungata ha finito per mettere in luce tutti i nodi “sistemici” che oggi ci trascinano verso la catastrofe. Un sistema economico sempre più parassitario, speculativo, basato su delocalizzazioni, rendita finanziaria e immobiliare, è alla base del processo di deindustrializzazione, abbassamento di salari e diritti, che attraversa la società, in particolare quella italiana ed europea. Hanno provato a incolpare la transizione climatica dei processi di crisi. Ma il re è nudo: la povertà aumenta e la transizione climatica non c’è stata. E ora, con lo stesso livello di ipocrisia, ci vogliono convincere che il riarmo sia necessario a fermare il declino industriale. Mentre si dedicavano a consumo del suolo, genocidio e guerra, autoritarismo, razzismo, xenofobia, economia fossile, i circoli finanziari dei nostri paesi sono stati letteralmente surclassati dall’industria cinese in termini di produzione di fotovoltaico e rinnovabili. E ora, mentre i governi europei teorizzano che sia impossibile recuperare tale gap, sostengono invece che sia possibile e auspicabile la guerra mondiale. E non solo: che questa sia la chiave per la ripresa economica, tanto da investire 800 miliardi di euro nella spesa militare. Il riarmo è una follia (dis)umana, una truffa economica, una vergogna senza fine se si pensa al livello di sacrifici che l’austerità ha imposto alle nostre scuole, università, ospedali. Per questo la ex Gkn è un esempio che non si possono permettere. Perché una comunità consapevole, insorta, attraverso la convergenza tra giustizia sociale e climatica mostra che una alternativa sarebbe possibile. Che siamo gli unici ad avere un piano: di lavoro dignitoso, di transizione ecologica, di vita bella».
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