Ambiente
Greenpeace: «Basta vantaggi fiscali all’inquinante settore aereo»
Grazie ai privilegi fiscali i voli aerei, nonostante il loro enorme impatto climatico, costano meno dei viaggi in treno: il nuovo rapporto di Greenpeace.
Grazie ai privilegi fiscali i voli aerei, nonostante il loro enorme impatto climatico, costano meno dei viaggi in treno: il nuovo rapporto di Greenpeace.
La produzione petrolchimica per la filiera della plastica espone al rischio d’inquinamento atmosferico oltre 51 milioni di persone in 11 Paesi nel mondo: è quanto rivela l’ultimo rapporto di Greenpeace International.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione «hanno dato ragione a Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadine e cittadini che nei mesi scorsi avevano fatto ricorso alla Suprema Corte, chiedendo se in Italia fosse possibile o meno avere giustizia climatica»: lo fanno sapere le associazioni interessate.
«Il Ministro Lollobrigida e Lavazza, come altri ministri europei e multinazionali come Mondelez, purtroppo fanno parte del fronte che, invece di concentrarsi sull’attuazione del Regolamento europeo per smettere di importare deforestazione (EUDR), vorrebbe indebolirlo»: lo denuncia Greenpeace in una nota.
Ogni anno nel mondo vengono prodotte circa 83 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Tra le principali destinazioni c’è l’Africa, che nel 2019 ha ricevuto il 46% del tessile usato dall’UE: per la metà si tratta di indumenti di scarto che inquinano l’ambiente. I dati di Greenpeace.
Nel 2024 si è raggiunto il record di temperature sia a livello globale sia nel bacino del Mediterraneo. In aumento anche le ondate di calore, sia in superficie sia lungo la colonna d’acqua. I dati nel rapporto di Greenpeace.
Diffusi i dati sulla presenza di PFAS nei dispositivi di protezione individuali e nel sangue di 16 vigili del fuoco provenienti dai comandi di Catania, Padova, Verona, Alessandria, Genova e Pisa.
«L’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) rischia di avere effetti devastanti su ambiente, clima e agricoltura sostenibile mentre a guadagnarci sarebbero solo pochi colossi agroindustriali»: lo denuncia Greenpeace.
JBS, la più grande azienda produttrice di carne al mondo, non rispetterà il suo impegno di fermare la deforestazione dalla propria filiera in Amazzonia entro la fine del 2025, secondo l’inchiesta di The Guardian, Repórter Brasil e Unearthed, l’unità di giornalismo investigativo di Greenpeace UK.
Greenpeace Italia denuncia che una sua inserzione pubblicitaria prevista sul Corriere della Sera di giovedì 17 aprile «è stata rifiutata dalla redazione del quotidiano perché metteva in discussione la qualità dell’informazione sul clima nel nostro Paese e chiamava in causa il ruolo ingombrante di ENI.
La crisi climatica trova sempre meno attenzione sui principali giornali e telegiornali in Italia: lo evidenziano gli ultimi dati del rapporto annuale su media e clima realizzato dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace.
«Se non ridurremo le emissioni di gas serra, nel 2050 avremo perso quasi la metà (il 48,5%) della superficie attualmente coperta dai ghiacciai sulle Alpi italiane, mentre nel 2100 dovremo dire addio alla quasi totalità (il 94%) della superficie dei nostri giganti bianchi»: lo afferma Greenpeace.
Greenpeace Italia ha inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai Pubblicità per «ottenere trasparenza sui finanziamenti elargiti dalle aziende inquinanti» al festival di Sanremo.
Un nuovo studio commissionato da Greenpeace Germania rivela che nonostante il rischio di disastri catastrofici, l’industria del GNL minimizza i pericoli derivanti da questo combustibile fossile.
Il Tar ha deciso che le trivellazioni previste con il Progetto Teodorico sul Delta del Po vanno bloccate; ha accolto il ricorso degli ambientalisti.
Il prossimo 18 febbraio la Cassazione si riunirà a Sezioni Unite per stabilire se anche in Italia, come già succede all’estero, sia possibile o meno intentare una causa climatica che accerti le responsabilità delle aziende inquinanti per gli eventi climatici estremi.
Il riciclo della plastica in Italia? I dati diffusi da Greenpeace rivelano che il riciclo effettivo è meno della metà dei rifiuti prodotti e per di più si basa su metodi di calcolo poco trasparenti: «I numeri sono al di sotto degli obiettivi comunitari che dovranno essere del 50% entro il 2025 e del 55% entro il 2030».
È partita la campagna “Ferma il riarmo” promossa dalla Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, Greenpeace Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci! Che propone anche di tassare gli extraprofitti bellici e invita alle mobilitazioni. E oggi, sabato 26 ottobre, manifestazione in sette piazze d’Italia per la pace.
ENI ha notificato a Greenpeace e ReCommon l’atto di citazione per presunta diffamazione, citandole in giudizio perché, a suo dire, avrebbero messo in piedi “una campagna d’odio” nei confronti dell’azienda. Le due organizzazioni stigmatizzano l’attacco giudiziario di ENI e replicano: «Non ci facciamo intimidire».
In 15 anni l’italia ha perso metà delle sue piccole aziende agricole: lo conferma un nuovo report di Greenpeace: «I sussidi europei favoriscono i grandi produttori». E a giorni esce per Terra Nuova edizioni "In difesa dei contadini" di Antonio Onorati, analisi lucida ed efficace di ciò che sta accadendo.