Svezzamento secondo natura

Il passaggio dall'allattamento ai cibi solidi è un momento delicato, e non solo dal punto di vista nutrizionale. Per uno svezzamento secondo natura ecco i consigli per introdurre alimenti sani, evitando il cibo industriale.

06 Dicembre 2010
Svezzamento secondo natura

Svezzamento secondo natura

Il momento dello svezzamento, del passaggio dall’alimentazione lattea a quella solida, viene quasi sempre visto solo come un periodo in cui si somministrano al bambino alimenti «industrialmente adattati», alla stregua del latte artificiale. Noi genitori avremmo invece bisogno di recuperare un ruolo importantissimo in questa fase della vita del bambino.

Lo svezzamento dovrebbe tornare a essere un passaggio educativo, la situazione in cui noi genitori aiutiamo i nostri figli a formare il proprio gusto che gli servirà per scegliere alimenti salutari, per loro e per il Pianeta. I bambini infatti ci osservano con grande attenzione e imparano: mentre apriamo una scatoletta o una busta di verdure surgelata, quando li portiamo con noi al mercato a fare la spesa o, ancora meglio, se raccogliamo le verdure direttamente dall’orto. Ogni azione lascia un ricordo e quindi un segno educativo diverso.

Attraverso il cibo che mettiamo nel piatto del bambino, lo nutriamo anche delle nostre scelte etiche, religiose, politiche, lo alimentiamo di tradizioni locali e familiari, lo accompagniamo nella sua crescita e lo educhiamo. Tutto questo fa parte dell’importantissimo atto di svezzare i nostri bambini. Se non svolgiamo questo ruolo correttamente i bambini non mangeranno alimenti nutrienti, bensì alimenti industriali scelti in base alla pubblicità e impareranno a scegliere e assaporare i gusti «artificiali» fin dalle prime scatolette di omogeneizzati.

Quando iniziare lo svezzamento
Al di là di tutte le tabelle di crescita, è importante iniziare lo svezzamento nel momento più adatto per ogni bambino, per lasciare il tempo al suo sistema immunitario e intestinale di rinforzarsi. Purtroppo noi genitori siamo sempre travolti dalla fretta, nellaquale coinvolgiamo anche il bambino; fin dalla prima pappa siamo spinti a pensare di dovergli «fare il pieno» di calcio, ferro e proteine per paura che soffra di carenze irreparabili.

In questo modo, fin da subito il bambino «deve» mangiare una grande varietà di alimenti e il suo apparato digerente, che solo da pochi giorni ha iniziato a fare i conti con cibo totalmente estraneo, si trova a dover digerire una pappa complessa anche per noi adulti: cereali, verdura, carne, formaggio e olio (tutto insieme, come se noi mangiassimo ogni giorno un abbondante piatto di pasta al ragù o un risotto con salsiccia e parmigiano a volontà…). Forse prima sarebbe interessante capire qual è la capacità digestiva e assimilativa di quel bambino. Infatti, non tutto ciò che arriva nello stomaco viene poi necessariamente digerito e assorbito dall’intestino, anzi.

Le tabelle e la fretta rischiano di far cadere noi genitori in alcune trappole durante lo svezzamento, come ad esempio quella di far giocare i bambini mentre mangiano. Purché il bambino mangi in tempi rapidi, decidiamo di dargli un gioco o, ancora peggio, di accendere la tv per distrarsi.  E qui dovremmo porre un po’ di attenzione. Mettiamoci dalla parte del bambino: gli stiamo insegnando che mentre è a tavola può giocare, causandogli così disturbi digestivi e ponendolo di fronte ad atteggiamenti errati. Gli insegnamenti acquisiti in così tenera età sono difficilissimi da recuperare.

Svezzamento e difese immunitarie
Se il parto naturale e l’allattamento al seno pongono le basi, attraverso l’instaurarsi di una buona flora batterica intestinale, per un sistema immunitario equilibrato, lo svezzamento svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento di questo equilibrio. Ma come si mantiene una buona flora batterica intestinale con l’alimentazione?
La nostra flora andrebbe trattata come un animale domestico: perché viva bene deve essere ben alimentata. Vanno evitati gli alimenti che la sbilanciano, come il consumo quotidiano di zucchero bianco, farina e cereali raffinati o un eccesso di proteine animali. Vanno invece consumati ogni giorno, già dalle prime fasi di svezzamento, gli alimenti che maggiormente sostengono la corretta crescita e lo sviluppo della flora batterica intestinale: mele, pere, legumi, orzo e così via.

Perché i bambini non mangiano le verdure?
Anche nelle famiglie in cui il consumo di verdure crude e cotte è veramente abbondante e la frutta viene utilizzata come spuntino o a colazione, può capitare che i bambini non riescano ad apprezzare la verdura, se non sotto forma di passato di verdure miste, nel risotto ben condito con il parmigiano o infine… nel purè (che verdura non è!). La conclusione alla quale facilmente tendiamo ad arrivare è che forse ai bambini le verdure proprio non piacciono, che sono un cibo che si apprezza piuttosto nell’età adulta, quando si comprende l’importanza della salute e del mangiare «corretto».

In realtà, se i bambini non mangiano la verdura, nella maggior parte dei casi è perché non hanno imparato a conoscerla durante lo svezzamento, perché nelle pappe viene consigliato di mettere un misto di molte verdure diverse a volte senza tener conto della stagione (un classico è la zucchina nelle pappe dei bambini svezzati a dicembre). Impostare correttamente lo svezzamento è quindi fondamentale per insegnare ai bambini ad apprezzare questi alimenti buoni e fondamentali per la salute psicofisica.

Alimentazione iperproteica e obesità
Ci sono anche dei miti da sfatare. Siamo costantemente portati a chiederci se il bambino mangia abbastanza e soprattutto se assume sufficienti proteine, in particolar modo nel caso di bambini vegetariani. Tuttavia non veniamo mai informati sui danni veri e propri che un eccesso di proteine può causare. Già dal 2001 è stata formulata quella che viene chiamata l’«ipotesi proteica» dello sviluppo del sovrappeso e dell’obesità infantile, che mette in correlazione l’eccessivo consumo di proteine animali nel primo anno di vita, con l’aumento del tessuto adiposo (grasso) a partire dai cinque anni, e la comparsa di sovrappeso e obesità verso i sette anni.

Questa predisposizione risulta ancora più marcata se l’eccessivo consumo di proteine si protrae anche nel secondo anno di vita. Uno di
questi studi arriva alla conclusione che il fenomeno è causato principalmente dal consumo di proteine animali contenute nel latte vaccino e nei formaggi, mentre il consumo di proteine vegetali durante lo svezzamento, come ad esempio quelle contenute nei legumi, non risulta essere correlato alla comparsa di sovrappeso in età scolare.

Bambini vegetariani?
I bambini possono essere vegetariani? Il solo pensiero suscita spesso negli estranei un senso di protezione («poveretto!») e preoccupazione («avrà tutto il nutrimento necessario?»). Al contrario non destano alcuna preoccupazione i bambini allevati fin dalle primissime pappe con aromi e zucchero bianco, verdure con pesticidi, scatolette di carne (magari con ormoni) e merendine con grassi vegetali. Eppure, se guardiamo i suggerimenti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), quelli del World cancer research fund (Wcrf) e la piramide alimentare del nostro Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran), i vegetariani seguono una dieta più aderente ai suggerimenti emanati a livello internazionale sull’alimentazione sana e preventiva.

Non è per niente indispensabile inserire carne e pesce nell’alimentazione del bambino per garantirgli un adeguato apporto nutrizionale, anzi, si rischia l’eccesso proteico, e quindi non c’è fretta! E soprattutto non c’è la necessità di utilizzare scatolette di carne, pesce e formaggi che nulla hanno a che vedere con gli alimenti che fanno parte della cucina casalinga tradizionale e soprattutto salutare.

Con quali alimenti iniziare  
Molte sono le domande che attanagliano i genitori all’inizio dello svezzamento. Gli alimenti che si utilizzano nella «normale e sana» alimentazione di famiglia (cereali, legumi, formaggi freschi, verdure di stagione) vanno benissimo per comporre pappe appetitose per i bambini, secondo le ricette di famiglia. I cereali in chicco, se non raffinati, possiedono un potenziale energetico enorme; infatti, da un chicco di riso o di farro integrale possiamo far nascere un’intera pianta con la sola aggiunta di acqua. Questo potenziale viene in parte conservato anche dai cereali semintegrali, ma non da quelli raffinati, che sono stati privati anche del germe. Scegliendo i chicchi alimentiamo i bambini con alimenti vivi e vitali, mentre con le farine introduciamo alimenti morti, cioè ossidati.

I condimenti
Per quanto riguarda i condimenti, essi svolgono un ruolo molto importante – in alcuni casi determinante – nella nostra cucina e anche in quella dei bambini. I condimenti non servono solo a dare sapore al cibo, ma fungono da integratori di minerali (in particolare sale marino integrale, germe di grano, aceto di mele, gomasio ecc.), aumentano l’assorbimento di alcune vitamine (oli spremuti a freddo, germe di grano) e del ferro (succo di limone), esaltano il sapore dei piatti diminuendo la necessità di sale (lievito di birra, erbe aromatiche). Alcuni condimenti favoriscono inoltre il corretto equilibrio della flora batterica intestinale (erbe aromatiche, aglio, semi di lino, salsa di soia, verdure fermentate, miso); infine alcune erbe aromatiche svolgono anche un importante ruolo digestivo.

Per quanto riguarda invece i dolcificanti è vero che i bambini sono abituati l sapore molto dolce del latte materno (l’avete mai assaggiato?), ma quando iniziano ad assaggiare cibi solidi, non è detto che continuino ad amare il dolce: alcuni bambini addirittura lo rifiuteranno! E anche nel caso dei dolcificanti, lo svezzamento è il momento giusto per insegnare al bambino ad apprezzare il naturale sapore degli alimenti, ed eventualmente a farsi il palato sul sapore di dolcificanti come il malto, il succo di mela concentrato o lo zucchero grezzo di canna. Vanno assolutamente banditi invece i dolcificanti di sintesi che, oltre ad essere spesso
dannosi per l’organismo, abituano i bambini a un falso sapore dolce, con ripercussioni sull’intero organismo.

E quando il bambino si ammala?
Nei periodi di malattia, l’alimentazione deve essere leggera per consentire alle difese immunitarie, che risiedono per un 60-70% nell’intestino, di essere libere di dislocarsi nella regione del corpo che più ne ha bisogno (gola, bronchi eccetera). Gli alimenti che impegnano meno la digestione sono i cibi vegetali come minestre, succhi, centrifughe e infusi, che idratano l’organismo e aiutano i catarri a sciogliersi. È quindi meglio evitare le proteine animali, soprattutto i formaggi, sia per la loro propensione ad aumentare la produzione di muco, sia per la presenza di grassi che favoriscono il mantenersi dell’infiammazione.

Infine, siccome i bambini si ammalano nei momenti meno opportuni, per aiutarli a superare una malattia leggera o ancora per non abituarsi a chiamare il medico e prendere farmaci per qualsiasi piccolo disturbo, si possono usare impacchi con alimenti di uso quotidiano, come ricotta, cipolla, cavolo cappuccio. Sono da provare per rimanere sbalorditi dall’efficacia!

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Testo tratto dal libro Svezzamento secondo natura di Michela Trevisan pubbliato da Terra Nuova Edizioni.

Leggi alcune pagine del libro online:

www.terranuovalibri.it

di Michela Trevisan

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