Rifiuti Zero

Oltre 200 Comuni in Italia applicano la Strategia Rifiuti Zero, mettendo in pratica azioni virtuose in difesa dell'ambiente, del lavoro e della legalità. Una strategia da realizzare in 10 mosse, che desideriamo condividere e diffondere

19 Marzo 2014
Rifiuti zero

C'è un'Italia delle grandi opere, degli sprechi e del malcostume. Ma c'è anche una sempre più consistente parte del nostro paese che applica la strategia rifiuti zero, e che dà il buon esempio, fermando la costruzione di nuovi inceneritori o discariche, responsabilizzando i cittadini.

Come è stato scritto nel "Carta di Napoli" la strategia “rifiuti zero” è attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi” e alla promozione della sostenibilità locale.

I Comuni che hanno adottato la Strategia Rifiuti Zero sono oltre 200, e fanno capo a oltre 4 milioni di persone. Ma potrebbero diventare molte di più, da qui il nostro impegno per diffondere i contenuti di quella che consideriamo un'azione politica prioritaria e molto concreta.

Secondo questa strategia, definita dall'organizzazione internazionale Zero Waste International Alliance, gli inceneritori esistenti devono essere chiusi e non devono esserne costruiti degli altri, mentre le discariche devono essere eliminate gradualmente. Le discariche sono la fonte maggiore di “gas serra” ma sono anche la causa primaria dell’inquinamento delle falde acquifere, mentre gli inceneritori causano l'immissione in atmosfera di diossine e polveri sottili, contribuendo all'effetto serra e compromettendo la salute dei cittadini.

Spesso l'opposizione dei comitati cittadini alla costruzione di nuovi inceneritori viene concepita erroneamente oltre la legalità. Ma si tratta esattamente del contrario, chi ingaggia queste battaglie lo fa per difendere i beni comuni, rivendicando una più stretta osservanza della normativa europea di fronte alla mancanza di una strategia complessiva sul sistema rifiuti. La normativa pone come modello una gerarchia del rifiuto a piramide rovesciata, con l'obiettivo di orientare gli Stati membri ad una corretta gestione, mettendo in ordine di priorità la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di altro tipo, e solo in ultima battuta lo smaltimento.

Il Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori (Lu) ha diffuso in Italia il decalogo con i 10 passi da compiere per raggiungere l'obiettivo Rifiuti Zero, formando degli operatori autorizzati a svolgere attività di formazione in merito alla loro attuazione. Abbiamo deciso di pubblicare e promuovere la strategia per farla diventare patrimonio comune, con l'obiettivo di coinvolgere sempre più cittadini e amministratori.

I dieci passi della Strategia Rifiuti Zero

1.separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non e’ un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non e’ quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.

2.raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata “porta a porta”, che appare l’unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro e’ previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.

3.compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.

4.riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.

5.riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.

6.riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, in cui beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico, che può arricchire le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.

7. tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti piu’ consapevoli.

8. recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD, impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.

9. centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.

10. azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020 dell’ azzeramento dei rifiuti, ricordando che la strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio. In questo modo Rifiuti Zero, innescato dal “trampolino” del porta a porta, diviene a sua volta “trampolino” per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.

di Gabriele Bindi

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