Chi decide cosa mangiamo? L’editoriale di gennaio
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di Nicholas Bawtree, direttore editoriale di Terra Nuova
In queste settimane le istituzioni dell’Unione Europea hanno compiuto un passo decisivo verso la deregolamentazione e lo sdoganamento dei nuovi organismi geneticamente modificati. Consiglio e Parlamento europei hanno trovato un accordo provvisorio sulle New Genomic Techniques (NGT, o TEA in Italia) che, se verrà confermato, permetterà di far entrare nella nostra filiera alimentare una vasta parte degli OGM senza alcuna tutela reale.
Il cuore della manovra è la creazione della cosiddetta “Categoria 1”: piante ottenute mediante editing genetico dichiarate “equivalenti” alle colture convenzionali. Ma non c’è nulla di equivalente: sono OGM a tutti gli effetti, ottenuti intervenendo direttamente sul DNA. La differenza è solo politica: niente valutazione del rischio, niente etichetta sugli alimenti, niente tracciabilità. Sa-remo noi consumatori ad accorgercene? No, perché non potremo neppure saperlo.
Ed è qui che si apre il rischio di un punto di non ritorno. Che cosa accadrà quando questi OGM verranno seminati in campo aperto in maniera massiva (alcune autorizzazioni sono già state concesse). Chi impedirà la contaminazione con le varietà biologiche e locali? Chi ripagherà la perdita di biodiversità o l’erosione delle sementi tradizionali se i geni brevettati inizieranno a diffondersi senza controllo? La verità è che, dopo l’ingresso delle “Categoria 1”, nessuno potrà più tornare indietro.
È questo che vogliamo per l’agricoltura europea? Vogliamo campi dove la distinzione fra naturale e geneticamente modificato diventa impossibile? Vogliamo alimenti potenzialmente OGM senza poterlo leggere su un’etichetta?
Le associazioni dell’agricoltura biologica, dell’agroecologia e della sovranità alimentare non stanno a guardare: stanno chiedendo una moratoria immediata, il ripristino di etichettatura e tracciabilità anche per gli NGT “Categoria 1” e la tutela del principio di precauzione. Chiedono che la definizione di “equivalenza” venga rigettata perché tecnicamente ingannevole e politicamente pericolosa. E stanno costruendo un fronte europeo per cambiare o fermare la norma prima del voto finale.
Tocca a noi sostenerle adesso. Se accettiamo che gli OGM vengano presentati come “non OGM”,accettiamo di rinunciare al diritto di scegliere, di sapere, di difendere il suolo e il futuro delle comunità agricole. Possiamo davvero permetterci di perdere questo diritto?
Questa non è una questione tecnica di laboratorio: è la questione politica più urgente per la democrazia alimentare europea. Difendere la biodiversità e la libertà del cibo significa respingere una deregolamentazione che rischia di cambiare per sempre — e senza alcuna discussione pubblica — ciò che coltiviamo e ciò che mangiamo.
Per saperne di più e mobilitarsi anche dal basso:
www.terranuovalibri.it/nuoviogm
L’editoriale del direttore è sul numero di gennaio del mensile Terra Nuova.
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