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Demeter punta sulla formazione degli agricoltori

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Demeter Italia, associazione che certifica i prodotti dell’agricoltura biodinamica, punta sulla formazione degli agricoltori «per favorire la transizione agroeologica» spiega Elisabetta Foradori, consigliere con delega alla formazione. L’abbiamo intervistata.
Demeter punta sulla formazione degli agricoltori

Demeter Italia, associazione che certifica i prodotti dell’agricoltura biodinamica, punta sulla formazione degli agricoltori «per favorire la transizione agroeologica» spiega Elisabetta Foradori, consigliere con delega alla formazione. L’abbiamo intervistata.

Quanto è importante per Demeter l’attività di formazione rivolta agli agricoltori? 

«Il ruolo di Demeter nell’ambito della formazione per le aziende associate, per quelle che si affacciano alla certificazione attraverso il processo della conversione, per i nostri ispettori e tutor assumerà in futuro una dimensione sempre più dinamica e di supporto. Sappiamo bene come il metodo agricolo biodinamico ponga l’agricoltore nella dimensione dell’apprendimento continuo attraverso l’osservazione e l’ascolto di ciò che il mondo naturale e il campo ci vuole raccontare. Da questo nascono le azioni e il lavoro di ogni giorno. In questo contesto la formazione, i momenti di condivisione, il ritrovarsi e il confrontarsi assumono un ruolo di fondamentale importanza sia per chi inizia un percorso ma anche e soprattutto per chi è già da tempo parte del movimento biodinamico. In un mondo sempre più complesso, dove le sfide sono certamente grandi per clima, mercati, dinamiche umane, all’interno delle aziende Demeter può assumere un ruolo importante nel supporto alla professionalità e nell’affrontare le sfide future in campo agricolo».

Quali attività mettete e metterete in campo riguardo alla formazione?

«Sono partiti i corsi annuali di aggiornamento e formazione per i nostri ispettori e tutor, corsi che andranno anche a occuparsi di specifici settori (orticolo, viticolo, zootecnico ecc.), in modo da innalzare sempre di più la qualità del sistema di certificazione, così come delle produzioni Demeter. È partito a gennaio anche il corso base in agricoltura biodinamica pensato sia per le aziende in conversione che  per nuovi  collaboratori di  aziende già certificate, tenuto da Paolo Pistis, Elena Zaramella, Adriano Zago e Marcello Volanti. Il programma prevede lezioni online in orario preserale e serale, così da consentire la partecipazione a chi lavora, oltre che due appuntamenti, a scelta, in due aziende biodinamiche. Stiamo poi lavorando a un progetto di “formazione continua” per le aziende che verrà avviato in via sperimentale già da quest’anno e vedrà nel 2027 una diffusione su tutto il territorio nazionale attraverso la Demeter Academy».

Ponete attenzione anche alla sensibilizzazione dei consumatori? Se sì, in che modo?

«Stiamo lavorando da alcuni anni a vari progetti di comunicazione volti al consumatore finale, che in Italia conosce poco il marchio: ad esempio la partecipazione a fiere, giornate di porte aperte nelle aziende sui diversi territori, attività di diffusione del marchio attraverso articoli, interviste, agenzie stampa, presenza su social media e su carta stampata ecc.».

Qual è secondo voi il modo migliore per diffondere una cultura del consumo consapevole, del rispetto dell’ambiente e della salute sia tra gli agricoltori sia tra i consumatori?

«Demeter è molto di più di un marchio di qualità, è un percorso che esprime impegno, cura, attenzione. Un lavoro che parte nelle campagne e che tanto ha a che fare con le scelte di vita, di valorizzazione di ciò che ci circonda come parte integrante del Creato. Il nostro benessere si raggiunge con il benessere di ciò che ci circonda, perché tutto è interconnesso. Da qui l’esigenza dell’associazione di fare cultura sul consumo consapevole, sull’ambiente e la salute, ma non solo. Fare cultura per Demeter significa dare strumenti per aumentare la consapevolezza, rispettare i ritmi, soffermarsi prima di agire o, dato che parliamo di prodotti, di scegliere. Ogni scelta parte dalla strada che si vuole intraprendere. Offrire strumenti di comprensione, conoscenza di ciò che è l’agricoltura, esperienze su cui riflettere, attivare canali informativi, promuovere il dialogo con le comunità territoriali e le giovani generazioni permette dunque di dialogare su più piani e fare appunto un’azione culturale che guarda al presente e anche al futuro».

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