Greenpeace: «Caro bollette, paghi chi fa profitti sulle guerre»
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«L’apertura del nuovo ulteriore fronte di guerra in Iran dimostra che l’unica soluzione per la nostra sicurezza energetica e per il contrasto alla crisi climatica è smettere di dipendere dal petrolio e dal gas e puntare con vera convinzione sulle fonti rinnovabili»: così Simona Abbate della campagna Clima e Pace di Greenpeace Italia.
Per venire incontro all’emergenza economica, che rischia di diventare anche una emergenza sociale, «da mesi Greenpeace propone un’altra strada: tassare gli extra profitti del comparto fossile e militare, per far pagare le aziende che stanno beneficiando delle guerre a danno delle persone e del pianeta – spiega l’associazione, secondo cui «in Italia una tassa sugli extra profitti prodotti nel settore difesa e nel settore del petrolio e del gas potrebbe generare un extra gettito fino a 4,5 miliardi di euro da destinare al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e di un apposito Fondo per la transizione climatica, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la sicurezza energetica dei consumatori e per bilanciare gli effetti sociali devastanti di queste guerre. Il governo deve dunque prendere i soldi da chi li sta accumulando a danno di persone e pianeta».
«La gravissima escalation bellica degli ultimi anni sta facendo milioni di vittime civili e sta destabilizzando l’ordine mondiale – prosegue Greenpeace – A beneficiare di queste stragi sono sia l’industria militare sia quella fossile: dal 2021 (prima del conflitto in Ucraina) al 2024 gli utili netti delle prime 15 aziende italiane del settore bellico sono quasi raddoppiati (+97%). E il 2025 si preannuncia ancora più profittevole per il comparto: i risultati preliminari 2025 del colosso delle armi Leonardo confermano il trend di crescita, con ordini a 23,8 miliardi (+14,5%) e ricavi a 19,5 miliardi (+11%). Per quanto riguarda il settore energetico, solo nel 2022 i profitti delle 5 maggiori compagnie petrolifere sono aumentati del 125% rispetto all’anno precedente. L’italiana Eni non è da meno: nel 2022 ha fatto utili pari a 20,4 miliardi di euro, profitti che la stessa azienda ha ammesso essere legati alla volatilità seguita al conflitto».
«Mentre le persone fanno fatica a pagare le bollette, il cibo e il pieno di carburante dell’auto, c’è chi invece fa profitti record. Secondo recentissimi studi l’attacco all’Iran consentirà infatti ingenti profitti alle imprese statunitensi di GNL: se la guerra persisterà almeno un mese gli esportatori statunitensi potrebbero ottenere profitti extra di 4 miliardi di dollari, ma gli scenari arrivano fino a 170 miliardi di dollari. La sicurezza energetica del nostro Paese passa per la produzione nazionale di energia da fonti rinnovabili e non dalle importazioni di gas dal tiranno di turno», conclude Abbate.
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