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A rischio estinzione 45.000 specie

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Oltre 45mila specie animali e vegetali sono a rischio estinzione, come spiega Legambiente nel suo nuovo rapporto. Eppure, le priorità del mondo sono altre: nel 2023 sono stati investiti 220 miliardi di dollari per proteggere la natura e 2700 miliardi in spese militari...
A rischio estinzione 45.000 specie

Oltre 45mila specie animali e vegetali sono a rischio estinzione, come spiega Legambiente nel suo nuovo rapporto. Eppure, le priorità del mondo sono altre: nel 2023 sono stati investiti 220 miliardi di dollari per proteggere la natura e 2700 miliardi in spese militari… 

«Rigenerare zone umide, paludi e dune, realizzare tetti verdi, rinaturalizzare i corsi d’acqua, ripristinare i pascoli d’alta quota e gli ecosistemi forestali degradati. In un’Italia che arranca nella tutela della biodiversità, sempre più minacciata da crisi climatica, inquinamento, pressioni antropiche, una leva strategica per un cambio di passo sono le Nature-Based Solutions (NbS): interventi basati su processi naturali che garantiscono benefici non solo per la conservazione della natura, ma per l’intera comunità in termini di adattamento alla crisi climatica» lo spiega Legambiente che ha diffuso  il Report “Biodiversità a rischio 2026” fotografando i ritardi, i dati sulla perdita delle specie e le proposte, ma anche tracciando una “bussola del ripristino” 

Boschi e foreste 

Per Legambiente necessitano di una gestione sostenibile in grado di garantire materia prima di origine forestale, complessità strutturale e habitat idonei a impollinatori e fauna, attraverso la rinaturalizzazione delle piantagioni monofitiche, la ricostituzione di siepi, fasce ecotonali e radure, la gestione del legno morto e degli alberi habitat, il contenimento della frammentazione infrastrutturale e il rafforzamento della continuità tra foreste, pascoli e sistemi agricoli estensivi. 

Zone umide 

L’antidoto sta nel ripristino paludi, lagune, piane alluvionali, dune, estuari e ambienti salmastri costruendo una difesa naturale contro alluvioni ed erosione. 

Contesto costiero e marino

Le NbS sono la chiave per una Blue Economy solida, che rigenera il capitale naturale invece di sfruttarlo. Ripristinare praterie sommerse, sistemi dunali, fasce retrodunali, zone di transizione, aree umide costiere significa proteggere servizi ecosistemici vitali per la pesca artigianale, il turismo e la molluschicoltura sostenibile, azzerando i costi dei danni climatici e dell’erosione. 

Il settore agricolo 

È chiamato a cambiare volto e puntare decisamente sull’agroecologia: attraverso l’integrazione di siepi e filari, fasce tampone, inerbimenti, rotazioni complesse, agroforestazione, recupero di zone umide aziendali, suoli ricchi di sostanza organica, tutela degli impollinatori e riduzione degli input chimici, è possibile trasformare i terreni agricoli in ecosistemi resilienti, capaci di garantire biodiversità e produttività. 

Le aree urbane

Infrastrutture verdi e blu, boschi urbani, tetti e corridoi verdi, pareti vegetate, cortili permeabili, alberature, rain gardens diventano pilastri di un’infrastruttura ecologica urbana, in grado di garantire funzioni come l’ombreggiamento e l’infiltrazione delle piogge e la creazione di rifugi climatici urbani, coniugando tutela della biodiversità e adattamento alla crisi climatica.  

Le buone pratiche

In Italia il progetto europeo BUZZ LIFE (coordinato da Legambiente) coinvolge città come RomaSienaVarese e Campobasso. L’iniziativa contrasta il declino degli insetti impollinatori creando corridoi ecologici (buzz lines), giardini specifici e aree rifugio, unendo pianificazione urbana, tecnologie innovative di monitoraggio scientifico, governance locale e nuove linee guida per il verde pubblico. Altro esempio è la rinaturazione del fiume Po in Emilia-Romagna. A Siena il “Piano del Verde” integra la tutela della biodiversità nella gestione degli spazi urbani, prevedendo l’incremento delle infrastrutture verdi, la protezione degli habitat urbani e il miglioramento della qualità ecologica degli spazi pubblici. Il progetto europeo LIFE terrAmare (tra i partner Legambiente) intende migliorare la conservazione degli habitat costieri, prevedendo interventi di ripristino su 648 ettari di habitat di Posidonia e 160 ettari di habitat dunali in Italia e 247 ettari in Grecia; e che coinvolge istituzioni locali, associazioni, operatori marittimi per creare “Comunità Ecologiche di Spiaggia” (EBC) responsabile della loro supervisione e protezione. 

Fauna e Nature Based-Solutions 

Legambiente ricorda che la fauna selvatica e marina è l’essenza delle Nature-Based Solutions. Grandi predatori come il lupo sono regolatori ecosistemici insostituibili: controllano la popolazione degli erbivori, proteggono i boschi dal pascolamento eccessivo e contrastano il degrado del suolo e degli habitat. L’orso rappresenta una “specie ombrello”: proteggerlo significa tutelare interi ecosistemi montani e la sua presenza è spesso indice di ambienti naturali ancora ricchi e relativamente poco degradati. Vale lo stesso per il camoscio, sentinella degli equilibri della macrofauna alpina e appenninica, e nei corsi d’acqua, per la trota nativa, la cui presenza è la migliore garanzia biologica della salute dei fiumi. In mare, lo squalo mantiene l’equilibrio biologico e i coralli creano habitat vitali per la biodiversità. Per questo, l’associazione ricorda che declassare la protezione di queste specie, come oggi per il lupo, non solo vanificherebbe decenni di conservazione, ma comprometterebbe le difese naturali gratuite che rendono vivi e resilienti gli ecosistemi. 

Foto: Peter Holmboe su Pexels

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