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Essere Animali: «Acquacoltura, fondi vadano a chi tutela i pesci»

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Quasi un miliardo di euro (987 milioni di euro): è il budget di fondi pubblici per l'acquacoltura, meno dell’1% è destinato alla tutela dei pesci: lo denuncia l'organizzazione Essere Animali.
Essere Animali: «Acquacoltura, fondi vadano a chi tutela i pesci»

Quasi un miliardo di euro (987 milioni di euro): è il budget di fondi pubblici per l’acquacoltura, meno dell’1% è destinato alla tutela dei pesci: lo denuncia l’organizzazione Essere Animali. «Parte di questi fondi potrebbero essere utilizzati per migliorare concretamente il benessere dei pesci allevati e per migliorare la competitività del comparto, anche sul tema del benessere animale – spiega l’organizzazione – ma al 31 dicembre 2025 meno della metà delle risorse previste per questo comparto risultava impegnata. Restano quindi meno di due anni per decidere come utilizzare la maggior parte di questi fondi: un’occasione che l’Italia non può permettersi di sprecare se vuole modernizzare e rendere più sostenibile e competitivo il settore». 

L’analisi di Essere Animali è stata realizzata grazie al supporto tecnico di The Good Lobby. 

«Sulla base degli ultimi dati disponibili, stimiamo che ogni anno in Italia vengano allevati oltre 100 milioni di pesci, per una produzione di circa 50 mila tonnellate. Le modalità di allevamento, trasporto e macellazione incidono direttamente sulla loro sofferenza, ma spesso rimangono escluse dal dibattito pubblico e dalle politiche di finanziamento», spiega Chiara Caprio, responsabile relazioni istituzionali di Essere Animali. «L’acquacoltura continuerà a crescere e con essa aumenterà anche il numero di pesci allevati in Italia. La domanda non è se il settore si svilupperà, ma come e se sarà sostenibile a tutto tondo. I finanziamenti pubblici possono scegliere quale modello premiare: uno che punta solo ad aumentare la produzione oppure uno che investe anche nel benessere degli animali e nella tutela dell’ambiente e del territorio» aggiunge Caprio.

A impegnarsi maggiormente in questo ambito sono Sardegna, Toscana e Puglia, regioni che hanno già pubblicato bandi che incentivano progetti dedicati alla salute e al benessere dei pesci. 

Come spiega Essere Animali, la Sardegna in particolare è la prima regione ad aver costruito un bando esplicitamente orientato al benessere animale in acquacoltura, decidendo di sostenere sia attività di studio e ricerca, sia investimenti diretti nel benessere animale, come il miglioramento delle condizioni dei pesci durante la macellazione. La Puglia ha deciso di incentivare interventi per la salute e il benessere degli animali acquatici, la riduzione dell’uso di farmaci veterinari e la diminuzione del rischio di antibiotico-resistenza. La Toscana indirizza i fondi a investimenti per il miglioramento della salute e del benessere degli animali acquatici, attività di studio e ricerca dedicate, azioni di salvaguardia, sviluppo di buone pratiche e codici di condotta in materia di biosicurezza, e riduzione della dipendenza da farmaci veterinari per preservare il benessere animale e limitare l’antibiotico-resistenza.

«Al contrario, in altre regioni il tema resta ancora marginale o completamente assente. A fare peggio sono Marche, Calabria, Basilicata e Molise, le quali non hanno incluso il benessere animale in nessuno dei bandi finora pubblicati – spiega l’associazione – Le restanti dodici regioni, tra cui anche alcune con un’importante vocazione all’acquacoltura come Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Marche, hanno integrato il benessere animale nei propri bandi, ma hanno conferito a questa voce soltanto un valore simbolico, senza quindi tradurlo in vincoli e incentivi capaci di orientare le scelte degli operatori».

Foto: Essere Animali

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