Ipertensione: la giusta ricetta

Stress, preoccupazioni e stile di vita scorretto possono dar luogo all'ipertensione: la prevenzione e la cura partono, come spesso succede, dalla tavola... ecco la giusta ricetta.

05 Agosto 2016
Ipertensione: la giusta ricetta

Ipertensione: la giusta ricetta

L'ipertensione arteriosa è un problema che, in Italia, colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne; inoltre il 19% degli uomini e il 14% delle donne non affetti da tale disturbo sono comunque in condizione di rischio(1), e questo significa che, nel complesso, oltre la metà della popolazione nazionale è interessata da questa patologia.

Un nemico silenzioso
A volte lo stato ipertensivo marcia silenziosamente dentro di noi partendo da una sorta di "accumulo": un lutto, un lavoro che va male, una relazione difficile, problemi economici, preoccupazioni e dispiaceri che non sono così cortesi da arrivare uno alla volta ma che, al contrario, si affollano alla nostra porta tutti insieme. Gli effetti della loro presenza non tardano a farsi sentire ed è naturale cercare di compensare il carico di disagio che portano con qualcosa a portata... di mano: una porzione di cibo in più a tavola, un bel pacco di merendine trangugiate quasi senza accorgercene davanti alla puntata dello sceneggiato preferito, qualche bicchiere di vino in più come scacciapensieri, un superalcolico che mantiene la mente sgombra per un pò e, per chi fuma, qualche sigaretta extra come antidoto alla tensione esistente. E poi, chi ce lo fa fare, depressi come siamo, di passegiare, muoverci e fare sport quando ci sentiamo immobilizzati da preoccupazioni e dispiaceri?

Ecco, è così che iniziamo ad "accumulare" comportamenti disordinati che, insieme alle preoccupazioni di cui è costellata la vita di ognuno, vanno a stratificarsi fino a formare un muro che non tarda a manifestare la sua ingombrante presenza: mal di testa localizzato alla nuca, vertigini, ronzio nelle orecchie, sanguinamento del naso. Il tutto avviene lentamente, quasi con discrezione, ma inesorabilmente; può essere così inavvertito, l'insorgere della patologia, che le sue dirette conseguenze, le malattie cardiovascolari, sono purtroppo la prima causa di mortalità nel mondo.

Diminuire i fattori di rischio
Ogni persona ipertesa o predisposta all’ipertensione ha un percorso molto personale a cui guardare. Per facilitare la ricerca della propria strada, può essere utile la lettura del nuovo libro di Paolo Giordo, Ipertensione: prevenire e curare con il cibo, ultimo uscito della collana «La salute nel piatto» di Terra Nuova Edizioni.

Un libro che permette di fare chiarezza sui meccanismi fisiologici dell’ipertensione, sui fattori che potrebbero scatenarla o favorirla e su come si può contrastarla o addirittura risolverla modificando un po’ il proprio stile di vita. Innanzitutto, è importante avere ben chiari i fattori di rischio, che determinano una maggiore esposizione nei confronti dell’insorgere di questo scompenso. Essi possono essere classificati in non modificabili e modificabili. I primi sono l’età, il sesso e alcuni fattori ereditari. L’età perché,invecchiando, i vasi sanguigni tendono ad essere meno elastici, dunque ad accogliere con minore facilità il flusso sanguigno, che rischia di non irrorare adeguatamente le zone periferiche del nostro corpo; il sesso perché, in generale, gli uomini sono più esposti (tuttavia non va dimenticato che, dopo la menopausa, le donne corrono gli stessi rischi); infine, è vero che l’ipertensione non si eredita, ma avere familiari ipertesi potrebbe indicare la possibilità di acquisire tali modalità reattive del nostro organismo a vari stimoli ambientali o psichici.

Tra i fattori modificabili svetta l’obesità, a qualsiasi grado: un corpo che diventa più esteso e aumenta la sua superficie costringe il cuore a lavorare di più per spingere il sangue, che è nutrimento e ossigeno, fino alle sue più lontane periferie; altri fattori modificabili sono infine stress, fumo di sigaretta, farmaci come la pillola anticoncezionale e, importantissime, le abitudini alimentari.

Se la conosci la eviti
Occorre, poi, conoscere almeno sommariamente il funzionamento del nostro organismo: solo così ci sarà chiaro il senso degli interventi naturali che possiamo effettuare su noi stessi, insieme o al posto delle cure mediche tradizionali. Che il cuore sia una pompa lo sappiamo dalla scuola elementare. Meno conosciuta è la pressione sanguigna: ebbene, essa è il rapporto tra la forza con cui il cuore spinge il sangue in circolo e la superficie dei vasi sanguigni; dunque la pressione aumenta se aumenta la forza di spinta e/o se si riduce la superficie dei vasi. Meno noto ancora è il fatto che le cellule umane siano composte per il 95% di acqua, nella quale sono disciolte diverse sostanze; tra queste, per il buon funzionamento cellulare, risultano essenziali quattro elettroliti: sodio, potassio, calcio e magnesio, ognuno dei quali porta specifiche informazioni necessarie al controllo della pressione arteriosa e quindi all’equilibrio della cellula.

Prendiamo come esempio il rapporto tra sodio e potassio, la cosiddetta «pompa sodio-potassio»: ogni qualvolta il cuore batte e i muscoli si contraggono gli elettroliti entrano in azione, i messaggi passano da una cellula all’altra del nostro sistema nervoso, il sodio entra nella cellula e il potassio ne esce per fargli spazio; trasmessa l’informazione chimica, il sodio fuoriesce dalla cellula
e il potassio riprende il suo posto; se con il cibo assumiamo più sodio del necessario (ad esempio eccedendo col sale da cucina), il potassio non riuscirà a riprendere il suo posto e, di conseguenza, nella cellula stazionerà il sodio; è noto, però, che questo elemento causa ritenzione idrica che, a sua volta, fa aumentare il peso corporeo, quindi il lavoro del cuore e di conseguenza la pressione sanguigna.

E il colesterolo?
Ancora: colesterolo è una parola sulla bocca di tutti. Sappiamo anche che ce ne sono due tipi, quello buono e quello cattivo, ma la nostra conoscenza di solito finisce qui; Paolo Giordo ci spiega invece come il colesterolo sia, in realtà, una molecola essenziale per la salute delle cellule sia umane che animali; esso circola nel sangue trasportato da due differenti tipi di lipoproteine: una è la cosiddetta LDL, chiamata anche colesterolo cattivo perché tende a depositarsi sulle pareti delle arterie riducendone il diametro utile, e aumentando quindi la pressione del sangue; l’altra lipoproteina è l’HDL, detta anche colesterolo buono, in quanto capace di rimuovere dalle arterie il grasso depositato.

Una volta comprese queste nozioni della fisiologia del nostro corpo, possiamo ben capire e fare nostri i consigli base per contrastare l’ipertensione arteriosa: attenzione al cibo e allo stile di vita. Un pregio del libro di Giordo è quello di dare una spiegazione semplice e organica ad argomenti scientifici e normalmente oscuri.

Cibo: nemico o alleato
L’attenzione a tavola è fondamentale: mangiamo tre volte al giorno, ogni giorno, e ciò che mangiamo è il primo responsabile dellesostanze che circolano nel nostro organismo. Alcuni esempi: potrebbe essere necessario assumere meno sale, sebbene l’ipertensione non sia ad esso collegabile tout court: vi sono infatti intere popolazioni e singole persone che ne fanno un alto consumo senza che la pressione arteriosa ne risenta. Un problema differente ma ad esso collegato è il consumo di cibi conservati, i quali contengono spesso alte quantità di sale per aumentarne la piacevolezza al palato e migliorarne la conservabilità: ridurre o eliminare il consumo dei cibi conservati potrà aiutare a contrastare l’ipertensione o, quantomeno, a facilitarne la prevenzione.

A tavola dobbiamo stare attenti anche ai lipidi, ossia i grassi, divisi in buoni e cattivi, proprio come il colesterolo; non a caso, i buoni favoriscono la sostituzione del colesterolo LDL presente nel sangue con il colesterolo HDL. Quelli cattivi sono contenuti nelle carni rosse, nei latticini, nel lardo e nei grassi vegetali idrogenati (poco costosi e dal sapore particolare), di cui sono stracolmi
i prodotti industriali, soprattutto biscotti e dolciumi.

Fanno parte dei «buoni» i grassi monoinsaturi, di cui il principale è l’olio extravergine d’oliva, e i grassi polinsaturi, che contengono omega 6 e omega 3 e si trovano in oli spremuti a freddo e nei semi di lino. A tavola si possono trovare anche altri preziosi alleati: il cacao e il vino rosso, il pomodoro e il pompelmo rosa, il tè verde e i suoi estratti.

L’importanza dell’attività fisica
Anche l’esercizio fisico contrasta l’ipertensione. Con la camminata e la corsa leggera si attua meccanicamente la vaso-dilatazione, così vengono più facilmente ossigenate tutte le zone di vascolarizzazione periferica e questo contribuisce all’abbassamento della pressione sanguigna. Anche andare in palestra può essere utile, l’importante è praticare un movimento graduale ed aerobico; non vanno bene, invece, attività in cui predominano movimenti violenti e improvvisi come, ad esempio, il sollevamento pesi, nei quali il
cuore si trova a dover sostenere uno sforzo improvviso. L’attività fisica va vista anche nell’ottica di «allentare» la presa dello stress sulla vita quotidiana, quindi saranno di valido aiuto le tecniche di rilassamento e auto rilassamento come lo yoga; da prendere in considerazione anche quelle discipline che mirano a padroneggiare i pensieri relativi a preoccupazioni concrete o ad una negatività più generale: neutralizzati quelli sarà ben più facile esercitare con naturalezza un controllo sul nostro stile di vita.
Fitoterapia: una soluzione concreta

Paolo Giordo non trascura di illustrare i principali farmaci utilizzati dalla medicina moderna per la cura dell’ipertensione, indicandone gli effetti positivi e le controindicazioni ma al contempo non dimentica di individuare metodi di cura alternativi, quali la medicina tradizionale cinese, l’omeopatia, l’agopuntura, e soprattutto la fitoterapia, che prevede l’assunzione di sostanze naturali che, quasi sempre, sono prive di qualsiasi controindicazione. Ecco quindi che aglio, biancospino, vischio, olivo, Hibiscus sabdariffa, tiglio, valeriana, pervinca, cardiaca, luppolo, meliloto, lavanda, calendula, maggiorana, limone, sia freschi durante i pasti sia in fitopreparati, si trasformano in validi alleati per la salute.

Curarsi mangiando
Il libro è poi corredato dalle ricette della nutrizionista Giuliana Lomazzi, proposte e realizzate con il principio di utilizzare poco sale; a questo vengono sostituiti aromi e profumi che insaporiscono i piatti in modo salutare, uno fra tutti il dragoncello, pianta aromatica che nel nostro Paese meriterebbe maggior diffusione e che il ricettario non manca di esaltare. Altri aspetti interessanti di questa sezione del libro sono la valorizzazione di proteine altamente digeribili, il suggerimento di aggiungere a molte pietanze dei semi oleosi, notoriamente ricchi di grassi buoni, e le numerose ricette per la preparazione di dolci rustici, ideali per la colazione,
per un break o come dessert di fine pasto.

Siamo alla fine del libro; lo posiamo ponendoci una domanda: il funambolo che è dentro di noi, abituato a vivere sulla corda tesa passando da un tetto all’altro della sua esistenza, può diventare un buon compagno, utile nei momenti in cui un’azione tempestiva risolve un problema, oppure è solo un padrone che inesorabilmente ci impone di salire sempre più in alto, che chiede sempre di più al nostro cuore, al nostro organismo, a noi stessi?

Ci può venire in aiuto Marc Chagall con il suo quadro del 1930 «L’acrobata»: un’equilibrista viene verso di noi, indossa una sgargiante tuta rossa fiorita; la corda sulla quale si sta muovendo non si vede, ma si capisce che siamo davanti a uno spettacolo di funambolismo dalla bacchetta per l’equilibrio che la donna stringe; abbozza un sorriso composto e un uomo dall’alto le suggerisce
qualcosa in un orecchio, mentre la piazza cittadina e tutto il resto sono molto indietro, distanti. Chi è quell’uomo che parla all’orecchio della graziosa funambola? Per noi, corde tese del terzo millennio, può essere la voce della nostra volontà che ci invita a «scendere» dal filo e provare a cambiare.

(Nota 1: dati aggiornati ricavati dal sito della Società italiana ipertensione arteriosa e - Lega italiana contro l’ipertensione arteriosa
- siia.it/sez/la-societa/la-siia/)

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