Un altro acquario? No, grazie!

Il progetto di apertura di un nuovo acquario a Taranto è lo spunto per una riflessione sul tema della liberazione animale. L'articolo di Renata Balducci, presidente di Assovegan.

16 Aprile 2019
Un altro acquario? No, grazie! Benessere degli animali

Come Presidente di AssoVegan mi sento coinvolta in prima persona quando mi accorgo che nonostante l’informazione e le attività di divulgazione costanti, ci si deve ancora scontrare con una totale inconsapevolezza.

Abbiamo appreso che a Taranto si discute, presso le sedi preposte, della possibilità di realizzare un acquario. Si stanno valutando le possibili location e si cercano le risorse per costruire la struttura. Con il motto «costruttori di bellezza», ciò che si intende fare è investire denaro per realizzare una prigione assolutamente non necessaria.

Iniziative come queste vanno osteggiate nel nome della liberazione animale, favorendo una riflessione di tutta la società sul tema del rapporto uomo-animale.
Abbiamo deciso di agire con una campagna di sensibilizzazione e abbiamo scritto una lettera aperta al Comune di Taranto attraverso la quale vogliamo invitare tutti i cittadini e le singole realtà associative a reagire a questa e a tutte le altre iniziative simili; invitiamo a manifestare lo sdegno, attivando ogni azione di lotta necessaria.

La cattività, che la maggior parte delle volte viene considerata l’unico modo possibile per conoscere questi animali, non è altro che una prigionia perpetrata a soli fini economici e di profitto. Con la nostra lettera aperta alle istituzioni locali, abbiamo voluto sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Sottrarre creature al loro habitat, privarle del loro spazio e costringerle a comportamenti non coerenti con la loro natura, sono intenti che non possono trovare giustificazione: la ricerca e la conservazione non hanno nulla a che fare con il business dello sfruttamento.

Non possiamo più restare inermi di fronte a iniziative di questo genere. Vogliamo istituzioni capaci di immaginare soluzioni sostenibili e di realizzare reali «attrattori turistici» che non arrechino danno agli animali. Non riteniamo che per incentivare il turismo si possa rubare la libertà altrui e non pensiamo che il divertimento degli uomini possa passare per la sofferenza e lo sfruttamento di altre creature.

Da anni in Italia, si discute l’approvazione della legge che prevede il divieto di utilizzo di animali negli show circensi o in spettacoli itineranti. E allora ci chiediamo: come si può da una parte appoggiare la liberazione degli animali dai circhi e dall’altra sostenere e finanziare strutture di detenzione come queste?

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Aprile 2019

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di Renata Balducci


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