Il presidio di Cisternino: «Nessuno tocchi gli ulivi pugliesi»

Venti giorni e venti notti passati a presidiare un terreno. Un ulivo, testimone scomodo che con la sua sola presenza sta facendo scricchiolare molte delle certezze su cui si erge l’emergenza Xylella. Tantissime persone radunate attorno ai suoi rami. Un’unica voce: nessuno tocchi gli ulivi pugliesi.    

31 Dicembre 2018

Siamo in Puglia. Sventola la bandiera della Pace in contrada Termetrio, presidio permanente in difesa dell’albero trovato infetto nel 2017 da Xylella Fastidiosa. L’ulivo che resiste e che continua imperterrito a non mostrare alcun segno di disseccamento. Anzi, non solo non secca, ma non contagia nemmeno i suoi vicini di campo. Un "oltraggio" per il comitato scientifico della Regione Puglia che da tempo sostiene come il batterio sia la causa della morte della pianta e che questo si manifesti nella stessa entro e non oltre un anno dal suo insediamento.

Ovviamente non si tratta dell’unico caso, ma di certo il “testimone scomodo di Cisternino”, ormai è il più famoso. Anche perché sotto la sua chioma si è creato un certo fermento. Per evitare il suo abbattimento, da quasi un mese, numerosi cittadini si sono dati il cambio per sorvegliarlo, giorno e notte. Davanti al campo ci sono costantemente numerose macchine parcheggiate e due camper fissi, sempre aperti, punto di ritrovo e di ristoro per i custodi dell’ulivo.

«È tempo di rivedere le strategie per la xylella»

Ma non solo; da qualche settimana il terreno è divenuto addirittura dimora parlamentare di Lello Ciampollillo, senatore del Movimento 5 Stelle, ormai presenza stabile al presidio: “Non mi muovo da qui finché la Regione non mi garantisce che questa pianta sarà preservata – ha affermato il senatore – questo ulivo smentisce molte delle tesi del comitato di Bari, se davvero quindi si tratta di un caso eccezionale propongo che sia studiato e monitorato come merita. Se invece è la prova che con il batterio si può convivere è tempo di rivedere tutte le strategie di gestione della fantomatica emergenza, abbattimenti in primis, e di fare finalmente un passo indietro. Non è possibile perseverare nella distruzione del nostro meraviglioso territorio mettendo in atto strategie infondate scientificamente e dall’impatto sociale, ambientale ed economico devastante”.

“La teoria del batterio della Xylella come unico responsabile del disseccamento diviene sempre più smentita dai fatti. Nonostante la Regione abbia dichiarato zona infetta gran parte della Puglia il disseccamento rimane confinato alle zone colpite nel 2015”. Ad affermarlo è Angelo Cardone, tra gli organizzatori dell’assemblea pubblica che domenica 30 dicembre si è svolta al presidio.

All’evento, organizzato dal Comitato per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio della Valle d’Itria Valle d'Itria (COSATE), hanno partecipato cittadini, agricoltori, ricercatori, esperti e uomini delle istituzioni. Tutti riuniti per discutere della nuova Delibera Regionale 1890 che facilita gli espianti degli ulivi pugliesi e dell'emendamento 374-bis alla legge di bilancio che prevede l’abbattimento, senza alcun vincolo, anche dei monumentali. Ma soprattutto per parlare di tutela dei Beni Comuni, democrazia e libertà.

Perrino: «La xylella non è la causa del disseccamento»

Tra questi Pietro Perrino, genetista e componente della task force sull’emergenza Xylella voluta dal governatore della Puglia Emiliano. “La xylella non è la causa della malattia degli ulivi, al più è l’effetto di diverse concause. La malattia si chiama Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO) ed è causata da criticità ambientali, che hanno determinato un ambiente sempre più ostile alla vita – spiega Perrino – c’è una stretta relazione tra l’eccessivo uso di diserbanti, l’abbandono delle colture, l’inquinamento dei suoli, l’impoverimento organico, la compattazione del terreno e i diversi tipi di agenti patogeni, ed in particolare malattie fungine, che si stanno diffondendo in certe aree”. Una situazione conosciuta ma colpevolmente ignorata, spiega il professore: “Purtroppo chi dovrebbe gestire la situazione proferisce ignorare queste relazioni e con esse le soluzioni, ormai sotto gli occhi di tutti”. Riqualificazione dei suoli, ripristino di buone pratiche agronomiche e agrotecniche, cura del territorio e delle piante che lo vivono. Buone pratiche appurate da numerose sperimentazioni di agricoltori e ricercatori che attestano che questa è la strada da seguire.

«Non si prende atto della realtà»

Nonostante le evidenze dei fatti imporrebbero alla Regione Puglia un ripensamento complessivo nella gestione del fenomeno, tutto ciò non avviene. Perché?

Se lo chiede anche la Margherita D’Amico, biologa e patologa vegetale, che come il prof. Perrino sottolinea quanto la correlazione con il problema ambientale sia tanto evidente quanto ignorata. “Le patologie si sviluppano dove trovano terreno fertile - afferma D’Amico -  Per quale ragione c'è chi si rifiuta di rendersene conto? Per quale ragione non si da la possibilità a qualunque ricercatore di fare il suo mestiere, cioè studiare il disseccamento dell'olivo e il ruolo che potrebbe avere la Xylella in questa patologia. Questi studi devono essere liberi e indipendenti dagli istituti baresi, così come previsto nella nostra Costituzione”.

Aprire alla ricerca, favorire lo studio del problema a 360 gradi e soprattutto ascoltare gli agricoltori: “Il problema c'è e non si chiama Xylella Fastidiosa ma abbandono dell'agricoltura – continua D’Amico – Dove sono gli olivicoltori? Noi ci siamo evoluti come uomini grazie all'agricoltura ma oggi abbiamo perso la preziosa abitudine di tramandare i mestieri. E così come l'artigianato è finito in mano all'industria oggi l’agricoltura è divenuta imprenditoria. Perché? Perché agli agricoltori non è riconosciuto il loro merito, non è riconosciuto l’importantissimo lavoro che svolgono. Oggi chi coltiva la terra vive di elemosina, di finanziamenti pubblici. Ma se vogliamo risolvere questo problema dobbiamo ripartire da loro, da chi si prende cura della terra”. 

«Che scienza è quella che propone veleni?»

“Noi non condividiamo la falsa scienza, quella che non mette in condivisione le proprie analisi, quella che non prende in considerazione il nostro lavoro, il territorio e le sue caratteristiche. Che scienza è quella che come soluzione propone la desertificazione, l’avvelenamento e la distruzione della nostra terra?” a rispondere è Mimmo Carrieri, agricoltore. “Ci sono persone che si dedicano davvero all'agricoltura e a queste deve andare tutto il sostegno politico ed economico. A chi lavora per preservare i nostri ulivi, la nostra storia”. 

A fargli eco è Francesco Matroleo, olivicoltore di quarta generazione: “Non capisco tante cose di come la politica sta gestendo questa faccenda. Proprio i dati diffusi dalla Regione Puglia documentano chiaramente che non c'è correlazione tra Xylella e CoDiRo. Solo poche delle piante disseccate sono state trovate infette da Xylella mentre numerose piante positive al batterio presentano condizioni vegetative perfette anche dopo anni”. Intanto nel Salento ricercatori e agricoltori stanno dimostrando come ulivi completamente disseccati nel giro di pochi anni possono tornare a vegetare e produrre. “Viene spontaneo chiedersi chi allora sta danneggiando il nostro territorio – prosegue Mastroleo – chi cura gli alberi e riqualifica i suoli o chi propone espianti e reimpianti che creerebbero il deserto? Perché eliminare gli ulivi non significa che questo: distruggere la nostra più importante riserva d'acqua e la possibilità stessa di fare agricoltura”.

«I cittadini si stanno svegliando»

“Per fortuna sempre più comuni si stanno schierando contro queste assurde disposizioni – aggiunge Angelo Cardone – penso per esempio alla giunta di Avetrana, o a quella di Saba e di Manduria. Sempre più cittadini si stanno svegliando anche perché le intenzioni di una certa classe politica, di associazioni di categoria e di un sparuto gruppo di agricoltori, sono sempre più palesi”. In parole povere: favorire la transizione verso un modello agricolo intensivo o super intensivo, dirottando qui gli abbondanti finanziamenti pubblici in arrivo grazie all’emergenza.

“Noi sosteniamo al contrario che i soldi pubblici debbano essere spesi per sostenere gli agricoltori nella cura del patrimonio olivicolo, che costituisce non solo un bene privato ma anche un bene pubblico, per le ricadute sul paesaggio e sull’intera economia del territorio – continua Cardone – aumento dell'integrazione al reddito, corsi di formazione per potatura retribuiti, incentivi all'impianto di nuove colture, bonifiche dei suoli e via dicendo. Di certo i soldi pubblici non devono essere spesi per favorire le speculazioni delle cordate di burocrati e nuovi latifondisti”.

Speculazione e monopolio?

«Ciò che si prospetta è infatti una massiccia speculazione e un monopolio delle terre sempre più concentrato nelle mani di pochi» dicono dal presidio. Solo qualche giorno fa Alberto Lucarelli, professore Ordinario di Diritto Costituzionale all'Università di Napoli Federico II e vicepresidente del Comitato Popolare di Difesa Beni Comuni, Sociali e Sovrani “Stefano Rodotà”, dopo una visita di tre giorni nel brindisino e nel Salento, sulla sua pagina Facebook scriveva: “…l’impressione è che con la scusa del presunto morbo si vogliano controllare i semi la terra l’acqua. Si voglia introdurre un nuovo modello di produzione intensivo realizzato anche e soprattutto con l’uso di prodotti chimici e con l’innesto di piante che producono royalties. Si tratta di un progetto orientato esclusivamente allo sfruttamento del suolo e della natura con nefaste conseguenze sull’ambiente e sulla salute che segna la fine dell’attività agricola svolta da piccoli proprietari. L’ulivo secolare vero e proprio “centro storico” è da intralcio a questo progetto neo liberista tutto orientato alla massimazione dei profitti. Mi sono accorto che c’è grande consapevolezza e decisione di combattere. Mi ha commosso vedere il presidio permanente dell’Ulivo secolare che è diventato il simbolo della resistenza. Il caso Xylella è paradigmatico del percorso dell’agricoltura nei nostri tempi. Distruzione dei piccoli contadini a favore della chimica delle grandi multinazionali: una nuova forma di land grabbing”.

di R.T.E.


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