Oceani acidi: verso l’estinzione di massa delle specie marine

L'acidificazione delle acque degli oceani ha raggiunto un livello davvero record: è il più alto da ben 300 milioni di anni e a quanto pare la colpa è in gran parte di inquinamento e pesca eccessiva.

03 Ottobre 2013

L'acidificazione delle acque degli oceani ha raggiunto un livello davvero record: è il più alto da ben 300 milioni di anni e a quanto pare la colpa è in gran parte di inquinamento e pesca eccessiva. E' questo l'allarme che lancia il rapporto dell'International Programme on the State of the Ocean (IPSO), secondo cui l'estinzione di massa delle specie marine potrebbe ormai essere inevitabile.
Il calcolo dei 300 milioni di anni è stato fatto in base alle rilevazioni geologiche attualmente disponibili: dal raffronto emerge anche che il rilascio di CO2 negli oceani è attualmente dieci volte più veloce di quello durante la 'grande estinzione' delle specie del Paleocene-Eocene di 55 milioni fa. "La salute del mare sta avendo un andamento discendente molto più rapido ed esteso di quanto avevamo finora pensato -, ha commentato presentando il rapporto, il biologo Alex Rogers dell'università di Oxford, che ha partecipato allo studio -. Ciò dovrebbe essere un motivo di grande preoccupazione per tutti, perché proprio tutti saranno influenzati dalla diminuita capacità dell'oceano di sostenere la vita sulla Terra".
L'Ipso è coordinato dall'Università di Oxford e si basa sul contributo di scienziati di tutto il mondo. Nel rapporto, intitolato "Lo stato degli oceani 2013: pericoli, prognosi e proposte", è emerso che gli ecosistemi marini si stanno degradando per diretta conseguenza delle attività umane, soprattutto per colpa della CO2 prodotta dai combustibili fossili e dalla pesca eccessiva. Attraverso una combinazione letale di forze distruttive - il cosiddetto "trio mortale" costituito da acidificazione, riscaldamento e deossigenazione - gli scienziati avvertono che "l'estinzione di massa delle specie chiave presenti in mare può essere inevitabile", mettendo così a rischio anche il sostentamento di miliardi di persone.
"L'acidificazione - spiega all'Ansa Anna Luchetta, ricercatrice all'Istituto di Scienze Marine del CNR di Trieste - produce un abbassamento del ph che cambia la concentrazione di carbonato presente nell'acqua. In questo modo, diminuisce la capacità di calcificazione di questi piccoli organismi che si ritrovano conchiglie più deboli e sottili e quindi conseguentemente più facilmente soggetti a predatori e malattie".
"La grande capacità degli oceani di assorbire CO2 è stata da un certo punto di vista un bene per il pianeta - aggiunge l'oceanografa - ma a rimetterci tuttavia è stato proprio il mare, che ha una potenzialità seppure grande ma finita di assorbimento.
I ricercatori dell'IPSO hanno infatti evidenziato come gli oceani abbiano svolto un ruolo positivo proteggendo gli esseri umani dagli effetti peggiori del riscaldamento globale. Hanno rallentato il ritmo dei cambiamenti climatici sulla Terra, ma ne sono derivati profondi effetti negativi sulla vita marina.
Molti studi hanno già dimostrato l'effetto negativo che l'acidificazione produce direttamente su alcune creature marine, tra questi gli organismi che utilizzano il carbonato disciolto nell'acqua, per costruire scheletri e conchiglie. "A meno che non si ripristini la salute degli oceani - conclude lo studio - ci saranno conseguenze pesanti. I governi devono intervenire urgentemente, proprio come se si trattasse di una minaccia alla sicurezza nazionale".

La versione integrale del rapporto nel Pdf in allegato di seguito.

di Alexis Myriel

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