Referendum sulla caccia: a un mese dal voto!

Il prossimo 3 giugno in Piemonte si va a votare al referendum regionale sulla caccia. Non un abrogazione in toto: porre limiti all'attività venatoria è un atto di civiltà. L'appello di Margherita Hack...

03 Maggio 2012

Manca solo un mese, ma se ne parla poco. La prima domenica di giugno in Piemonte tutti gli aventi diritto al voto sono chiamati alle urne per esprimersi in materia di caccia, in occasione del referendum regionale.

Dopo 25 anni ai cittadini viene dato il diritto di manifestare la propria opinione ed incidere sulle normative che riguardano anche le altre specie viventi. Solo in Piemonte certo, ma il voto ha un'importanza che va oltre i confini regionali. Andare a votare significa difendere le firme dei 60.000 cittadini elettori che nel 1987 sottoscrissero il quesito referendario. Un atto di giustizia dopo 25 anni di giustizia negata.

Le Associazioni ambientaliste invitano ad andare al voto con lo scopo principale di raggiungere il quorum, visto che la notizia ha poco risalto nei media nazionali, dove attinge le informazioni la maggior parte della popolazione. Nell'intenzione dei promotori del SI non si tratta di abolire del tutto l'attività venatoria, ma di imporre il divieto di caccia per 25 specie selvatiche e attuare altre limitazioni a tutela dell'ambiente e della biodiversità. Tra i promotori appello da Margherita Haack, Beppe Grillo e Michela Brambilla. Segno che non ci sono interessi o colori politici di parte: si tratta di una battaglia civile nel segno di un'evoluzione dell'etica pubblica.

Il quesito referendario regionale piemontese contro la caccia del 1987,  in gran parte sopravvissuto a 25 anni dalla raccolta delle firme nonostante diversi interventi del legislatore regionale, chiede l’abrogazione di alcune parti della vigente normativa sulla caccia.  Vediamo nel dettaglio i 4 punti che caratterizzano la richiesta referendaria.
1 – Divieto di caccia per 25 specie selvatiche
Viene richiesta la cancellazione dall’elenco delle specie cacciabili di 25 specie di fauna selvatica italiana con la conseguente istituzione del divieto di caccia (elenco delle 25 specie);
2 – Divieto di caccia la domenica
Viene richiesta la cancellazione della domenica dai giorni nei quali la caccia è consentita con la conseguente istituzione del divieto di caccia la domenica;
3- Divieto di cacciare su terreno coperto da neve.
Già oggi è così: sono tuttavia previste numerose eccezioni (ad esempio la caccia alla volpe, agli ungulati e alla tipica fauna alpina) che il quesito vorrebbe invece eliminare;
4 – Limitazione ai privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie.
Di fatto, nelle ex riserve private di caccia si possono abbattere animali in numero molto maggiore rispetto al territorio libero, non dovendosi applicare i limiti di carniere per molte specie. Il referendum vuole abolire questo privilegio per chi può permettersi di andare a caccia in strutture private.

Ecco tutte le ragioni del sì, indicate dal Comitato Referendario.
 
1.  affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata;
2. proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora  viste dalle future generazioni;
3. restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati;
4 contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale;
5 per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria;
6 perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere preservato.

di Gabriele Bindi

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maria luisa ferretti

03/05/2012 11:19

Mi auguro che al referendum vinca il senso civile degli italiani contro la barbarie di questo crudele sport che dovrebbe essere già stato bandito da tempo. Gli animali così come la natura sono la parte migliore del pianeta.

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