Mamma, cos’è la consapevolezza?

Guidare i bambini alla presenza mentale, per coltivare insieme a loro la felicità e il sorriso. Dal libro Semi di felicità l'articolo "Mamma,cos’è la consapevolezza?".

19 Dicembre 2013
Mamma, cos’è la consapevolezza?

La presenza mentale è considerata sempre più uno strumento educativo essenziale per lo sviluppo dell’attenzione, della comprensione emotiva e cognitiva, della coscienza del proprio corpo e della sua coordinazione, della consapevolezza e abilità in campo relazionale.
Ancora più rilevante è il ruolo della presenza mentale nella riduzione dello stress, dell’ansia e dell’ostilità, favorendo così il benessere, la pace, il senso di sicurezza e la gioia.

Molto spesso, alla base del nostro sistema educativo c’è una forte competitività sulle prestazioni, che lascia poco spazio all’apprendimento socio-emotivo. Certo, è importante che le scuole trasmettano le conoscenze curricolari di base necessarie ai bambini, ma è altrettanto importante che si soffermino anche sullo sviluppo della stabilità emotiva e della tolleranza sociale. La presenza mentale è uno strumento straordinario per sviluppare nei bambini la capacità di promuovere la pace in se stessi e nel
mondo che li circonda.

Alcuni anni fa il preside della scuola femminile Welham a Dehra Dun, in India, mi invitò a condividere alcuni esercizi di consapevolezza con le studentesse, per aiutarle ad alleviare lo stress nel periodo degli esami. Mi resi conto che con semplici esercizi di respirazione e di meditazione camminata le ragazze riuscivano a recuperare la calma e a ridurre l’ansia. Accogliendo la proposta della Scuola dell’Ambasciata Americana a Delhi tenni poi un corso di dieci settimane sulla presenza mentale per gli insegnanti.

Quegli insegnanti continuano a incontrarsi una volta alla settimana: pur essendo molto occupati, hanno dato priorità a queste riunioni perché hanno ritenuto che la consapevolezza fosse un valore essenziale per il benessere loro e dei bambini.

«Semi di felicità», di cui pubblichiamo qui di seguito un brano, è un manuale che gli adulti possono utilizzare e condividere facilmente con i bambini. È un invito a praticare la consapevolezza noi per primi, in modo da poterla poi insegnare a partire dalla nostra esperienza. Il libro, curato da Sister Jewel, raccoglie gli insegnamenti di Thich Nhat Hanh e l’esperienza maturata in tanti annidi lavoro con i bambini nella comunità di Plum Village, in Francia.

Se adottiamo gli strumenti contenuti in questo volume lavorando con la nostra famiglia e coi bambini della nostra comunità, sia i grandi che i piccoli potranno beneficiare della pace, del miglioramento della comunicazione e della gioia che ne nasceranno.

Ogni membro di una comunità ha un ascendente sugli altri: se piccoli gruppi di persone praticano la presenza mentale all’interno di una scuola o di una comunità, da loro si diffonde poi capillarmente un’energia di pace, si sviluppa un senso di connessione tra le persone e con l’ambiente circostante. In quell’atmosfera di guarigione olistica, ogni bambino potrà sviluppare i propri specifici talenti personali con gioia e autenticità.

L’utilità della consapevolezza
La presenza mentale ci aiuta a riconoscere ciò che sta accadendo nel momento presente. Quando inspiriamo consapevolmente, siamo consci della nostra inspirazione: quella è consapevolezza del respiro. Quando ci godiamo una tazza di tè e la beviamo in piena consapevolezza del momento presente, quella è consapevolezza del bere. Quando camminiamo e diveniamo consapevoli di ogni passo che facciamo, questa è consapevolezza del camminare.

Per praticare la presenza mentale non occorre che andiamo da un’altra parte: possiamo praticarla in casa nostra o mentre ci spostiamo da un luogo a un altro. Possiamo mantenere le nostre attività abituali – camminare, sedere, lavorare, mangiare e parlare –ma compierle essendo consapevoli di ciò che facciamo.

La consapevolezza è un’energia che possiamo generare noi stessi: tutti possiamo inspirare ed espirare consapevolmente e tutti siamo in grado di muoverci consapevolmente. Ogni essere umano ha la capacità di essere consapevole, dunque non si tratta di qualcosa di strano. Tutti abbiamo in noi un seme di consapevolezza: se perseveriamo nella pratica quel seme crescerà forte, e al momento del bisogno avremo a disposizione l’energia della consapevolezza.

La pratica della consapevolezza aumenterà la qualità del nostro apprendimento e migliorerà anche la qualità della nostra vita, aiutandoci a gestire la nostra sofferenza e a generare pace, comprensione e compassione.
Può aiutarci a migliorare o a ripristinare la comunicazione e a indurre la riconciliazione, permettendoci di entrare in contatto con la gioia di vivere. È importante non solo parlare e leggere di consapevolezza ma praticarla veramente.

Quando guardi un tramonto meraviglioso, se sei consapevole puoi entrare in contatto profondo con quel tramonto; se invece la tua mente non è concentrata ma distratta da altre cose – se sei trascinato nel passato o nel futuro oppure immerso nei tuoi progetti – non sei davvero lì presente e non puoi godere della bellezza di quel tramonto. La consapevolezza ci permette di essere del tutto presenti qui e ora, mettendoci in grado di godere delle meraviglie della vita che hanno il potere di guarirci, trasformarci e nutrirci.

Fermarsi
Secondo il Buddha, la consapevolezza è la fonte della felicità e della gioia. Ognuno di noi ha in sé un seme di consapevolezza, ma in genere ci dimentichiamo di innaffiarlo. Se sappiamo come prendere rifugio nel nostro respiro, nei nostri passi, possiamo allora toccare i nostri semi di pace e gioia, e permettere loro di manifestarsi, e ne possiamo godere. Invece di cercare rifugio in una nozione astratta di Dio, Buddha o Allah, prendiamo coscienza di poter stabilire un contatto con Dio, Buddha o Allah nel nostro respiro e nei nostri passi. Sembra facile e lo possiamo fare tutti, ma ci vuole un po’ di allenamento. La pratica di fermarsi è fondamentale.

In che modo ci fermiamo
Ci fermiamo prendendo consapevolezza della nostra inspirazione ed espirazione e dei nostri passi. La nostra pratica di base è respirare in consapevolezza e camminare in consapevolezza. Se desideriamo godere appieno dei doni della vita dobbiamo praticare la
consapevolezza per l’intera giornata, sia che stiamo facendo il bagno, preparando la colazione per nostro figlio, guidando per andare al lavoro oppure in classe con i bambini. Ogni passo e ogni respiro possono essere opportunità di gioia e felicità.

La vita è piena di difficoltà; se non abbiamo dentro una sufficiente riserva di gioia, non avremo strumenti per prenderci cura di noi stessi e non cadere nella disperazione.

Con la consapevolezza, possiamo proteggere la nostra gioia interiore e affrontare meglio le sfide della nostra vita. Possiamo creare dentro di noi una base di libertà, spazio e amore.

Diventare limpidi
Prima di fondare Plum Village vivevo in un eremo a un’ora e mezza d’auto da Parigi. Si trovava su una collina, circondato da boschi. Un giorno arrivò una famiglia di profughi dal Vietnam. il padre stava cercando lavoro a Parigi e mi chiese di prendermi cura della figlia di cinque anni, Thuy, il cui nome significa «acqua». Thuy e un altro bambino stavano da me e facemmo un patto: quando arrivava il momento della meditazione seduta della sera, sarebbero andati a dormire e avrebbero smesso di giocare o di parlare. Prima di sedermi in meditazione, appena indossavo la tonaca e accendevo un bastoncino d’incenso i due bimbi si mettevano tranquilli.

Un giorno, Thuy e altre ragazzine stavano giocando vicino all’eremo ed entrarono a chiedere un po’ d’acqua. Avevo del succo di mela biologico che mi aveva dato un vicino, e ne offrii un bicchiere a ogni bimba; l’ultimo andò a Thuy, ma non volle berlo perché era pieno di polpa, quindi lo lasciò sul tavolo e tornò fuori a giocare. Circa un’ora più tardi, Thuy tornò molto assetata a cercare un po’ d’acqua. Le indicai il bicchiere di succo di mela e le chiesi: «Perché non bevi quello? È buonissimo». Guardò il succo di mela e vide che si era fatto limpidissimo, perché nel frattempo tutta la polpa si era depositata sul fondo. Lo bevve molto volentieri.

Mi chiese quindi perché il succo di mela fosse diventato così limpido: le risposi che aveva praticato la meditazione seduta per un’ora. E lei capì! Dato che lo avevamo lasciato lì per un’ora, il bicchiere era rimasto fermo e il succo era diventato limpido. Disse: «Adesso capisco perché pratichi la meditazione seduta: vuoi essere limpido!». Io le dissi: «Sì, hai capito il senso della meditazione seduta. Se sai come sederti, come metterti in una posizione fisica stabile, se sai come occuparti della tua inspirazione ed espirazione, allora dopo un po’ di tempo diventi serena e limpida». Ecco perché ci piace fare meditazione seduta ogni giorno: imitiamo il succo di mela… o forse è il succo di mela che imita noi!

I benefici della pratica della presenza mentale insieme ai bambini
Spesso gli insegnanti chiedono ai loro studenti di «stare attenti», ma difficilmente dicono loro come si fa. La pratica di consapevolezza o presenza mentale insegna agli studenti a prestare attenzione, e quel modo di prestare attenzione migliora sia l’apprendimento scolastico che l’acquisizione delle capacità sociali ed emozionali. La consapevolezza è una risposta molto efficace allo stress e migliora il processo neurologico chiamato «funzione esecutiva», vale a dire l’abilità di organizzare compiti, gestire il tempo, stabilire priorità e prendere decisioni. I bambini possono trarre beneficio dall’apprendere a focalizzare l’attenzione, diventando meno reattivi e più compassionevoli verso se stessi e gli altri.

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di di Dharmacharya Shantum Seth

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