Nativi Digitali, i consigli degli psicologi ai genitori per "guidare" bambini e ragazzi

I Nativi Digitali, come abbiamo ormai tutti sotto gli occhi, sono giovani e giovanissimi nati e cresciuti completamente immersi nelle tecnologie digitali che hanno per molti versi modificato la vita di tutti e le relazioni sociali. E a volte i genitori disperano di poter intervenire per contenere, correggere o migliorare l'utilizzo dei dispositivi da parte dei figli. Come fare, dunque? Lo abbiamo chiesto a due esperte, le dottoresse Valentina Iannuzzi e Chiara Bartolini, formatesi alla scuola di psicoterapia psicosintetica.

04 Marzo 2020

I Nativi Digitali, come abbiamo ormai tutti sotto gli occhi, sono giovani e giovanissimi nati e cresciuti completamente immersi nelle tecnologie digitali che hanno per molti versi modificato la vita di tutti e le relazioni sociali. E a volte i genitori disperano di poter intervenire per contenere, correggere o migliorare l'utilizzo dei dispositivi da parte dei figli. Come fare, dunque? Lo abbiamo chiesto a due esperte, le dottoresse Valentina Iannuzzi e Chiara Bartolini, formatesi alla scuola di psicoterapia psicosintetica.

Come possono gli adulti educare i Nativi Digitali all'uso consapevole della tecnologia?

Non possiamo ignorare il fatto che viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ha preso sempre più campo, modificando profondamente la nostra quotidianità e il modo di approcciarci agli altri e al mondo. In particolare i giovani di oggi, i cosiddetti “nativi digitali”, sono la prima generazione ad essere nata e cresciuta completamente immersa in questa nuova era. Di conseguenza gli adulti sperimentano spesso un senso di smarrimento e mancanza di punti di riferimento circa l’educazione all’uso di questi strumenti.

Chi sono nello specifico i "nativi digitali”?

Il primo a usare questo termine è stato lo scrittore Marc Prensky, nel 2001, riferendosi alle persone che sono nate immerse nella tecnologia e che hanno sempre vissuto in contatto con tali mezzi, a differenza dei “migranti digitali”, con cui si identifica la generazione immediatamente precedente.

Tecnologia sì o no? Come tutte le cose dipende dall'uso che ne viene fatto: sì, ma con un uso consapevole

Valentina Iannuzzi

Il dibattito è spesso acceso: da una parte ci sono i convinti sostenitori della tecnologia, dall’altra chi la contrasta e prova nostalgia per il vecchio stile di vita. Se nei primi prevale l’entusiasmo per questi nuovi canali, è anche innegabile la difficoltà di alcuni nell’approcciarsi a questo cambiamento così repentino e per certi versi rischioso. Al di là di queste posizioni contrastanti, tuttavia, è possibile rilevare alcuni dati di fatto. Ad esempio, dagli studi emerge che, se la tecnologia viene utilizzata in modo massiccio e solo per svago, generalmente incide negativamente sulle prestazioni scolastiche. Quando invece viene impiegata a supporto del processo di apprendimento, gioca a favore del rendimento degli studenti. Questo, come altri risultati presenti in letteratura che seguono la stessa linea, ci porta a dire che la tecnologia non sia qualcosa da criminalizzare in assoluto. Come spesso accade, a fare la differenza è l’utilizzo che ne viene fatto, che dovrebbe essere caratterizzato da una buona dose di consapevolezza e responsabilità. Che la tecnologia sia parte integrante della nostra realtà attuale è un dato di fatto e tentare di escludere i nostri figli da questo universo non rappresenterebbe un obiettivo costruttivo, né a breve né a lungo termine. Infatti, questo potrebbe precludere loro importanti possibilità di crescita futura, sia personale che professionale. Bisogna quindi prendere atto di questo dato di realtà e volgerlo a nostro favore, essendo consapevoli dei rischi in cui si può incorrere, ma contemporaneamente sfruttando il potenziale e le risorse insiti in esso. In altre parole è importante offrire ai bambini la possibilità di farne esperienza ma, allo stesso tempo, dare loro indicazioni e confini precisi circa il tempo e l’utilizzo. Oltre a questo, è fondamentale che il digitale sia sempre affiancato da una certa ricca stimolazione nella vita reale. Infatti, talvolta si tende a ragionare per esclusione, “o quello o questo”, “questo è giusto, quello è sbagliato”. In realtà all’esclusione è preferibile l’integrazione, sostituendo la lettera o con la lettera e: “questo e quello”. L’uso del digitale deve senz’altro inserirsi all’interno di una vita basata innanzitutto su esperienze dirette come ad esempio attività all’aria aperta, relazioni con i pari, la stimolazione e il coinvolgimento di tutti e cinque i sensi, ad esempio tramite la lettura di un buon libro, il disegno, la pittura, la musica ecc.

Quali sono i pro e i contro?

Studi dimostrano che un utilizzo eccessivo di tali strumenti può comportare: iperattività, disturbi del sonno, mancanza di concentrazione e/o compromissione del rendimento scolastico, disturbi dell’umore e della regolazione delle emozioni. Inoltre si può verificare un allontanamento dall’attività fisica all’aperto e dai rapporti sociali, con numerose conseguenze tra cui l’indebolirsi delle capacità comunicative. Per gli adolescenti il rischio di isolamento è maggiore. Dal punto di vista fisico, invece, sia nei bambini, sia negli adolescenti, si rileva un aumento dei disturbi visivi e di dolori alla schiena e al collo dovuti ad una postura scorretta. Inoltre, la tecnologia può tanto favorire quanto ostacolare le capacità cognitive. Tra quelle che si possono sviluppare grazie ad essa troviamo:

  • Il multitasking: è l’abilità di intraprendere più operazioni contemporaneamente. A molti di noi sarà capitato di vedere ragazzi capaci di studiare ascoltando la musica, oppure con la tv accesa e in grado di cavarsela in entrambi i compiti. Se da una parte questo ha il vantaggio di aumentare la produttività, dall’altra incide molto sulla capacità e qualità della loro attenzione, talvolta riducendola ad un tempo molto limitato.
  • Learning by doing: ovvero "imparare facendo”. La comparsa della Lim (Lavagna Interattiva Multimediale), favorisce la memorizzazione di quanto trasmesso  avvalendosi del canale esperienziale (attraverso video, immagini, audio…). Un’altra tecnica per far apprendere i nativi digitali è proprio quella in cui loro stessi riproducono i concetti appresi, realizzando video sul tema, immagini, grafiche ecc. In entrambi i casi, essere coinvolti attivamente nel tema trattato consente un apprendimento più profondo e meno superficiale che si avvale del sostegno dell’esperienza diretta.
  • Pensiero ipertestuale e puntiforme: Il pensiero digitalizzato non è lineare e sequenziale come quando si sfogliano le pagine di un libro, ma riproduce il funzionamento del “link”, saltando da un concetto all'altro.

Chiara Bartolini

È importante notare che queste nuove abilità non sono migliori o peggiori delle altre, sono semplicemente diverse. Non si escludono a vicenda, piuttosto andrebbe coltivata la loro integrazione, ampliando e arricchendo le possibilità di apprendimento. Anche in questo caso, come descritto precedentemente, la lettera e è la formula ideale

Come possiamo educare dunque i nostri figli ad un uso consapevole della tecnologia?

Tra i tanti accorgimenti attuabili, riteniamo che un bambino che si avvicini alla tecnologia non dovrebbe rimanere mai più senza:

1) un tempo limitato e di qualità: usare Apps e giochi adatti all’età in modo educativo e attivo, e fare in modo che questi rappresentino un’occasione di interazione tra il bambino e la figura genitoriale anziché essere utilizzati soltanto per intrattenere il figlio mentre l’adulto svolge altri compiti. È bene che tale uso sia limitato nel tempo e circoscritto all’interno di regole precise.

2) la presenza dell’adulto (genitori, insegnanti, educatori) che, con la sua guida, possa orientare l’esplorazione nel mondo digitale, evidenziando ciò che di buono ha da offrire e proteggendo dai rischi della rete (immagini forti, adescamenti, violazioni della privacy ecc). I rischi ci sono ed è bene che gli adulti ne siano consapevoli in maniera tale da informare, proteggere e vigilare.

3) l’esempio concreto:  ricordiamoci che bambini e ragazzi colgono il nostro modello di comportamento in modo molto più efficace rispetto alle parole.

Ad esempio, non ha senso mettere la regola di non usare il cellulare a tavola, quando noi adulti siamo i primi a non riuscire a farne a meno. Cerchiamo di offrire un esempio costruttivo di come e quanto utilizzare gli strumenti tecnologici, attuando comportamenti coerenti e in linea con la linea educativa scelta.

In che modo stabilire concretamente i limiti di utilizzo rispetto all’età?

In merito a questo riteniamo utile fare riferimento alle linee guida emanate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità:

- Per i bambini sotto i 2 anni è sconsigliato l’uso degli schermi, promuovendo invece la lettura ed il racconto di storie;

- Per i bambini tra i 2 e i 4 anni l’uso degli schermi è da limitarsi ad un massimo di un’ora al giorno;

- Dai 4 anni in poi, un approccio normativo rigido dovrebbe essere sostituito da una maggiore responsabilizzazione; atteggiamenti eccessivamente restrittivi possono rivelarsi infatti non funzionali. Di conseguenza sarebbe bene evitare regole troppo rigide e favorire l’instaurarsi di sane abitudini tramite il dialogo e la negoziazione.

A proposito di quest’ultimo suggerimento, ci sembra importante approfondire come esso possa essere tradotto nella vita quotidiana. Il punto di partenza potrebbe essere proprio quello di esplorare e conoscere i propri meccanismi legati all’uso della tecnologia per meglio comprendere quelli dei ragazzi, ma anche osservare se stessi in relazione al compito educativo del porre regole e alle proprie difficoltà/risorse connesse a questo. Cercare, inoltre, di essere informati sulle novità tecnologiche e del web e restare aggiornati su ciò che i ragazzi incontrano ogni giorno sulla rete. Questo può servire per prepararsi a comunicare con loro, saperli ascoltare, comprenderne i bisogni, i desideri e le difficoltà, ma anche per spiegare loro pregi e limiti della tecnologia. Tutto questo può essere la base su cui concordare obiettivi e regole che tengano conto di tutti i fattori in gioco e che, come si diceva, siano realisticamente “praticabili” . Infine, essere presenti e metterle in pratica, non rigidamente, ma facendo del proprio meglio giorno dopo giorno per raggiungere gli obiettivi stabiliti. Ricordiamo infine che il contesto in cui questi suggerimenti possono risultare davvero efficaci e funzionali è quello di una buona relazione basata su presenza, ascolto, empatia, amore e sincera intenzione di fare il bene dell’altro.

di Terra Nuova

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