“La vagina, a un certo punto finisce”: la femminilità spiegata col sorriso

Sulle pagine social dell’associazione “Custodi del femminino” i video ironici che spezzano dubbi e tabù riguardo a fisiologia e sessualità femminile. Ce ne parla Laura Capossele, ostetrica sarda che sa il fatto suo.

31 Agosto 2018

C’è l’amica che non vuole toccare l’acqua durante il ciclo, c’è la ragazza spiazzata di fronte ai troppi termini tecnici del centro ginecologico, c’è la signora convinta di curare l’incontinenza urinaria con la coppetta mestruale. Situazioni paradossali, ma anche dubbi che tutte le donne prima o poi hanno avuto, sono passati in rassegna in clip di un minuto o poco più. Lo scopo? “Far sorridere ma anche riflettere e magari insegnare qualcosa” spiega Laura Capossele, ostetrica sarda di quasi 36 anni che immagina, scrive ed interpreta tutte le divertenti scenette diventate un appuntamento fisso sui canali social dell’associazione “Custodi del femminino” .

Laura Capossele

Laura Capossele

Il progetto s’intitola “La vagina, a un certo punto finisce” e nasce per caso proprio da questa frase riportata da Laura Capossele a delle colleghe. “Stavo raccontando un aneddoto riguardo alla nostra professione quando mi hanno detto: che vena comica che hai, dovresti fare degli sketch”. Detto fatto: ecco nascere una serie di mini-video che riportano situazioni realmente vissute o verosimili, in cui l’ironia è la chiave per veicolare messaggi seri legati alla sfera della femminilità. Lo scopo dell’associazione “Custodire il femminino”, del resto, è  condividere e arricchire la consapevolezza femminile, tramite informazione e formazione. “E’ una rete al femminile che si sta espandendo in tutta Italia, anche grazie a queste clip che stimolano domande, commenti e ulteriori racconti divertenti” commenta Laura Capossele. Un ulteriore motivo di soddisfazione è che i video sono visualizzati anche da giovanissime e pure da tanti uomini “due target che di solito faticano ad affrontare in maniera seria questi argomenti”.

I video de “La vagina, a un certo punto finisce” sono solo l’ultimo modo in cui Laura ha deciso di declinare la professione ostetrica in modo non convenzionale. “Ho scelto questo lavoro a 15 anni, conquistata da Socrate e dalla sua arte maieutica (l'arte del tirar fuori) e dalla lettura di un libro che parlava di una ragazza che aiutava un'ostetrica ad assistere parti in casa – racconta - Mi sono laureata presto e ho iniziato a lavorare in strutture ospedaliere all'età di 22 anni appena compiuti. Dopo 6 anni di lavoro ospedaliero ho scelto di licenziarmi e di non lavorare più in strutture ospedaliere perchè non volevo sentirmi complice di ciò che si definisce oggi come violenza ostetrica. Ho iniziato così ad assistere parti in casa riscoprendo la fisiologia della nascita, a lavorare sulla consapevolezza femminile, a lavorare per il dopo nascita, a curare le ferite lasciate da quell'assistenza da cui mi ero dissociata”. 

Nel frattempo sono arrivati due figli, un libro autopubblicato (“Nati con l’orologio” sulla nascita nei tempi moderni in Italia), la formazione come educatrice perinatale, moon mother e educatrice mestruale. “Sono convinta del fatto che non ci si debba mai sentire esperte ma sempre in continuo divenire – spiega – e grazie all’associazione Custodi del Femminino continuo a crescere”.

Un esempio? Nel video 6.0 si parla con ironia della pillola anticoncezionale

di Lucia Panagini

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