Come autoprodurre spugne “fai da te”
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Quando facciamo la doccia o il bagno spesso si sente il bisogno di utilizzare una spugna. È una buona norma per risparmiare sapone e può essere utile per asportare le cellule morte della pelle (il cosiddetto effetto peeling o scrub).
Spesso si acquistano le diffusissime spugne in materiali plastici non rinnovabili o spugne di mare, ovvero esseri viventi di cui diffcilmente conosciamo la provenienza e le modalità con di pesca.
In alternativa, si possono inventare molti modi per recuperare oggetti e trasformarli in spugne.
Ecco come trasformare un vecchio asciugamano alla fine della sua vita, che può essere ritagliato in pezzi più piccoli per farne delle manopole o dei sacchettini:
– Ritagliare due rettangoli di larghezza sufficiente per far passare la propria mano una volta cuciti.
– Arrotolare due volte su se stesso, verso il rovescio, il bordo del lato corto di entrambi i pezzi e fissarlo con una cucitura.
– Sovrapporre poi i due rettangoli con i lati rovesci all’esterno e cucirlie assieme lungo i tre lati privi del bordo realizzato precedentemente.
– Capovolgere e la manopola è fatta.
– Chiudendo con un nastro si otterrà un sacchetto.
All’interno possiamo mettere della crusca, ottima per lavare il corpo, ma bisogna fare attenzione ad asciugarla bene dopo l’uso.
Molto utile è mettere all’interno tutti i piccoli pezzi di saponetta rimasti, in modo che si sciolgano man mano che si utilizza la spugna, senza che sguscino via mentre si tenta di utilizzarli fino all’ultimo.
Esiste inoltre una spugna vegetale, utile per lavare piatti e superfici, ma ottima anche da usare sul corpo, per il suo effetto peeling.
È la luffa, appartenente alla famiglia delle zucche, originaria del Sud America, ma coltivabile anche in Italia. Una materia prima perfettamente rinnovabile!
Foto: Daria Liudnaya su Pexels
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