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Nuovi Ogm, Demeter agli europarlamentari: «Fermate la deregulation»

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Da Demeter appello deciso agli europarlamentari affinché fermino la proposta di deregolamentazione dei nuovi Ogm e difendano la libertà di scelta dei cittadini, la trasparenza alimentare, la protezione degli agricoltori dai brevetti e le produzioni biologiche e biodinamiche.
Nuovi Ogm, Demeter agli europarlamentari: «Fermate la deregulation»

Da Demeter appello deciso agli europarlamentari affinché fermino la proposta di deregolamentazione dei nuovi Ogm e difendano la libertà di scelta dei cittadini, la trasparenza alimentare, la protezione degli agricoltori dai brevetti e le produzioni biologiche e biodinamiche.

E oggi a Strasburgo, una rappresentanza di oltre 60 organizzazioni europee mobilitate a difesa dell’etichettatura obbligatoria dei nuovi Ogm ha incontrato online i giornalisti da tutta Europa per illustrare i rischi della proposta di deregolamentazione delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) e fare il punto sulle iniziative intraprese. L’incontro mentre si teneva la manifestazione organizzata da una vasta coalizione di agricoltori, selezionatori, trasformatori, apicoltori, organizzazioni ambientaliste e cittadini davanti al Parlamento Europeo per chiedere che l’europarlamento impedisca il via libera alla deregolamentazione.

Oltre 600.000 cittadini europei hanno firmato petizioni a favore dell’etichettatura obbligatoria degli NGT, e più di 208.000 email sono state inviate ai membri del Parlamento europeo tramite la piattaforma della campagna Blacked-Out Ingredients, chiedendo la salvaguardia delle garanzie esistenti in materia di trasparenza, tracciabilità e valutazione del rischio.

In vista del voto in plenaria del Parlamento europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), le associazioni hanno affrontato, durante un briefing, le implicazioni della proposta legislativa, che eliminerebbe le garanzie attualmente in vigore per le piante ottenute tramite editing genetico, comprese l’etichettatura obbligatoria, la tracciabilità e la valutazione del rischio. Rappresentanti di organizzazioni di consumatori, rivenditori, selezionatori vegetali, agricoltori e del settore biologico hanno preso la parola per chiedere ai membri del Parlamento europeo di mantenere le normative vigenti, in particolare i requisiti di etichettatura e tracciabilità.

Cosa cambierebbe con la proposta

In base all’attuale legislazione UE, tutti gli organismi geneticamente modificati (Ogm) sono soggetti a rigide garanzie, tra cui valutazioni obbligatorie del rischio, tracciabilità lungo l’intera filiera ed etichettatura in fase di confezionamento. Secondo le stesse stime della Commissione europea, circa il 94% delle piante NGT potrebbe entrare nel mercato UE senza etichettatura, tracciabilità, né valutazione del rischio, compromettendo gravemente la capacità dei consumatori di fare scelte informate e favorendo al contempo la concentrazione di brevetti e il controllo aziendale sui semi NGT nell’agricoltura europea.

«Per noi una cosa è chiara: le persone vogliono sapere cosa c’è nel loro cibo. Lo hanno mostrato chiaramente aderendo alla campagna Blacked-Out Ingredients. Eliminare l’etichettatura OGM non è una semplificazione burocratica: è togliere ai cittadini la possibilità di scegliere cosa mettere nel piatto. Se il Parlamento rimuove i requisiti di etichettatura OGM, segnerà una svolta storica e preoccupante: per la prima volta i legislatori UE ridurrebbero le informazioni disponibili per i consumatori invece di ampliarle. Un passo indietro che non ha precedenti, e che apre la strada a una perdita progressiva di trasparenza lungo tutta la filiera alimentare. Per questo è importante un impegno da parte dei nostri europarlamentari. I cittadini europei non si arrenderanno. Se non potranno informarsi dalla confezione, dovranno trovare altri modi e noi saremo al loro fianco per aiutarli» ha detto Anne Flohr, Biodynamic Federation Demeter International (BFDI), tra i promotori della campagna europea Blacked-Out Ingredients.

Crescente incertezza in vista del voto finale

La proposta legislativa era inizialmente considerata una formalità, dopo il compromesso raggiunto tra Commissione europea, Parlamento e Consiglio. Tuttavia, la crescente consapevolezza pubblica e politica ha reso l’esito sempre più controverso e incerto, in particolare su due questioni centrali: la rimozione dei requisiti di etichettatura e la possibilità di un’estensione della brevettabilità dei semi. Se il Parlamento adotterà emendamenti, il processo legislativo dovrà tornare in sede negoziale.

Un’opposizione pubblica trasversale

Il voto giunge nonostante una diffusa opposizione pubblica in tutta Europa. In risposta, è nata appunto la campagna internazionale “Blacked-Out Ingredients – Label Gene-Edited Food!”, organizzata dalla Federazione Biodinamica Demeter International. L’iniziativa riunisce oltre 60 organizzazioni di 18 paesi europei — gruppi di consumatori, rivenditori, agricoltori, selezionatori e organizzazioni ambientaliste — tutte unite nel chiedere etichettatura obbligatoria, tracciabilità e protezione dai brevetti su piante e semi.

Le organizzazioni di tutta Europa hanno annunciato che «continueranno a battersi per la trasparenza, i diritti dei consumatori e garanzie rigorose sugli alimenti geneticamente modificati in Europa».

LETTURE UTILI

PERCHÈ FERMARE I NUOVI OGM

La deregolamentazione di un’ondata di nuovi Ogm in Europa può cambiare per sempre l’agricoltura e il cibo che mangiamo.
Finora gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio secondo il principio di precauzione avevano evitato a Italia ed Europa l’invasione di coltivazioni figlie dell’ingegneria genetica e del cibo creato in laboratorio. Ora però la Commissione Europea sta cancellando ogni vincolo per le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), compresa la possibilità per gli Stati di vietarle sul loro territorio. In questo libro si intrecciano storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti, per raccontare gli enormi interessi e le relazioni pericolose tra multinazionali, politica e scienziati che rischiano di compromettere la vera transizione agroecologica, i diritti dei contadini sui semi e quelli dei consumatori a una scelta informata.

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