Nuovi Ogm: ecco chi ha votato per il “via libera”
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L’Europarlamento ha approvato a maggioranza il “via libera” ai nuovi Ogm (Ogm prodotti attraverso nuove tecniche genomiche, le Ngt, «ribattezzate Tea in Italia dalla propaganda degli agroindustriali e dei tecnoentusiasti» come spiega il Centro Internazionale Crocevia).
Nella votazione del 17 giugno tutti gli emendamenti proposti dalle opposizioni, alcuni dei quali approvati in prima lettura nel febbraio 2024, sono stati bocciati. «Due erano quelli chiave sui quali si giocava la partita – spiega Crocevia – quello più politico, che prevedeva il rigetto dell’intera proposta, e quello che intendeva limitare la portata dei brevetti ai soli Ogm/Ngt, evitando l’estensione a tutti i prodotti con gli stessi geni che già esistono in natura e nei campi degli agricoltori».
Su questi due emendamenti, l’esito della votazione è stato il seguente:
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«Questa approvazione è comunque arrivata con anni di ritardo rispetto alle speranze dei promotori, grazie allo sforzo dei movimenti contadini e delle organizzazioni della società civile – prosegue Crocevia – Questa partita, iniziata ormai circa dieci anni fa con la riproposizione della falsa narrativa sulla sostanziale equivalenza tra nuovi Ogm e prodotti della natura. Stavolta, diversamente dagli Ogm transgenici, multinazionali e piazzisti della ricerca hanno puntato non più sulla possibilità di salvare il mondo dalla fame, ma sulle possibilità miracolistiche che queste biotecnologie, imprecise e finora inutili se non dannose, sbloccherebbero nella creazione di piante più sostenibili e resistenti agli shock del cambiamento climatico. Il condizionale è d’obbligo, perché la deregulation è arrivata senza che ci sia nel mondo alcun OGM pronto per la commercializzazione con caratteristiche simili».
«Un primo grosso granello di sabbia nell’ingranaggio l’aveva messo una sentenza della Corte di Giustizia dell’UE del 2018, arrivata dopo un ricorso della Confédération Paysanne al Consiglio di Stato francese. La sentenza dice chiaramente che i prodotti delle Ngt sono Ogm e vanno regolamentati come tali – scrive sempre Crocevia – Il perimetro legislativo sarebbe dunque quello della Direttiva 2001/18, che obbliga i venditori di prodotti geneticamente modificati alla valutazione del rischio, tracciabilità lungo la filiera, etichettatura per il consumatore, deposito dei metodi di identificazione e rilevamento. La legge lascia inoltre liberi i paesi membri dell’UE di vietare la coltivazione sul proprio territorio (cosa che due terzi del continente europeo, Italia compresa, ha deciso di fare). Per aggirare la realtà e la logica, la Commissione Europea aveva una sola via: scrivere una nuova legge ad hoc per i nuovi Ogm. Bruxelles ha quindi proposto un regolamento sulle piante ottenute con alcune nuove tecniche genomiche nel 2023, basandosi sulle valutazioni dell’EFSA (l’agenzia UE per la sicurezza alimentare notoriamente viziata da conflitti di interessi pro-industria) e su una consultazione pubblica chiaramente indirizzata verso le risposte desiderate».
«Il testo, passato attraverso non sostanziali modifiche prima dell’adozione finale lo scorso 17 giugno, ha creato due categorie di nuovi Ogm: Ngt1 e Ngt2. Per le Ngt1 – il 94% dei nuovi OGM in fase di studio – vengono aboliti tutti gli obblighi contenuti nella Direttiva 2001/18. Nel perimetro della definizione entreranno tutti gli organismi il cui DNA verrà modificato tagliando o sostituendo sequenze di massimo 20 nucleotidi. Questa soglia è del tutto arbitraria e scientificamente infondata, ma da qualche giorno è base scientifico-legale della normativa europea in materia di Ngt. Le Ngt2 invece, caratterizzate da modifiche genetiche di lunghezza superiore alla soglia “magica”, saranno trattate con più cautela: dovranno ottenere un’autorizzazione, essere tracciabili ed etichettate. I paesi avranno la facoltà di vietarne la coltivazione. La valutazione del rischio sarà meno stringente per alcune tecniche che secondo l’EFSA hanno una “storia di utilizzo sicuro”».
«La contraddizione, irrisolta, ma bellamente ignorata dal nuovo regolamento sulle Ngt risiede nella brevettabilità degli organismi prodotti spiegano da Crocevia -Se la normativa UE sulla proprietà intellettuale delle invenzioni biotecnologiche (Direttiva 98/44) stabilisce che non si possono brevettare processi essenzialmente biologici, i nuovi Ogm saranno soggetti a brevetto industriale. La sottigliezza è la seguente: alcune modificazioni genetiche potrebbero essere difficili da scoprire senza metodi di identificazione e rilevamento disponibili al pubblico. Essendo però risultato di un processo inventivo e industrialmente scalabile (i prerequisiti per ottenere un brevetto), saranno brevettabili. La capacità di distinguere questi Ogm dagli organismi non modificati esiste e sarà sempre in possesso delle aziende agrochimiche che produrranno le sementi. Siccome non è obbligatorio mettere a disposizione i metodi di identificazione e rilevamento, però, essi verranno coperti da segreto industriale. Le imprese potranno quindi fare causa agli agricoltori e alle aziende sementiere che praticano la selezione convenzionale, se sospetteranno che questi abbiano utilizzato sementi con tratti genetici brevettati. L’onere della prova ricadrà sui denunciati. Ciò significa che gli agricoltori dovranno vedersela in giudizio con gli avvocati delle multinazionali, mentre le aziende di selezione piccole e medie dovranno sequenziare il DNA delle loro piante, fare costose e difficili ricerche nei database di brevetti per capire se corrisponde in qualche suo tratto a quelli già privatizzati. Molte preferiranno semplicemente chiudere o verranno acquisite da imprese più grandi».
«I brevetti su tratti genetici o processi per ottenerli, secondo la Direttiva 98/44(articoli 8 e 9), si estendono a tutti i prodotti che li incorporano – spiega sempre Crocevia – Gli emendamenti più intelligenti al regolamento, bocciati però dalla maggioranza dei parlamentari europei, avrebbero obbligato i produttori di Ngt a provare la differenza fra i loro Ogm e le piante che contengono gli stessi tratti per effetto dell’evoluzione naturale o per esito di una selezione fatta tramite processi essenzialmente biologici e non brevettabili. In tal modo, solo gli organismi di laboratorio sarebbero stati “meritevoli” di diritti di proprietà intellettuale, salvaguardando tutti gli altri. Un altro emendamento, bocciato anch’esso, avrebbe spostato l’onere della prova durante i processi sul detentore di brevetto, non sul querelato. Ci troviamo quindi con il peggiore quadro normativo che potesse uscire dalle aule parlamentari. Soltanto i semi Ngt saranno etichettati, permettendo agli agricoltori di non acquistarli. Un elemento introdotto a tutela dell’agricoltura biologica, per la quale il disciplinare vieta l’uso di Ogm in tutta la filiera. Tuttavia, questa disposizione da sola non vale nulla senza altrettante salvaguardie dalla contaminazione in campo. Per ovviare a questo problema, il regolamento dice che “la presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di piante e prodotti NGT di categoria 1 nella produzione biologica non dovrebbe costituire una non conformità” con il regolamento del bio. In pratica i prodotti biologici potranno essere inquinati da Ngt (e quindi Ogm) ma mantenere il bollino. Una frode in piena regola ai danni dei consumatori».
Guardiamo avanti
Tra un paio di settimane, il nuovo “Regolamento sulle piante ottenute tramite alcune nuove tecniche genomiche” sarà legge nel vecchio continente, automaticamente valida e immodificabile in tutti gli Stati membri. L’effettiva implementazione, tuttavia, si avrà in 24 mesi, il tempo di mettere a punto i dispositivi previsti dalla norma: criteri per verificare la differenza tra Ngt1 e Ngt2, standard di etichettatura delle Ngt2, database delle piante Ngt e altre tecnicalità. «La realtà è che dopo venticinque anni, con questo provvedimento l’Unione Europea cessa di avere una normativa basata sul principio di precauzione per quanto riguarda gli OGM realizzati con queste biotecnologie – sottolinea Crocevia –Ma la partita non è finita. Un regolamento può essere contestato, disapplicato, riscritto. Occorrerà lavorare su più fronti:
- fare in modo che qualche stato membro impugni il testo in Corte di Giustizia UE, provando a farlo annullare;
- modificare la legge europea o italiana sui brevetti per eliminare l’interesse economico che regge la propaganda di queste tecnologie fallimentari;
- continuare lo sforzo di costruire dal basso una rete di enti locali liberi da nuovi OGM tramite le delibere proposte da ARI e Crocevia;
- fare campagna sui territori per mettere in cattiva luce chi sperimenta o promuove le NGT;
- fare pressione sui supermercati perché si schierino contro l’assenza di etichette per i consumatori;
- tutto quello che vi viene in mente usando la fantasia».
LETTURE UTILI
La deregolamentazione di un’ondata di nuovi Ogm in Europa può cambiare per sempre l’agricoltura e il cibo che mangiamo.
Finora gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio secondo il principio di precauzione avevano evitato a Italia ed Europa l’invasione di coltivazioni figlie dell’ingegneria genetica e del cibo creato in laboratorio. Ora però la Commissione Europea sta cancellando ogni vincolo per le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), compresa la possibilità per gli Stati di vietarle sul loro territorio. In questo libro si intrecciano storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti, per raccontare gli enormi interessi e le relazioni pericolose tra multinazionali, politica e scienziati che rischiano di compromettere la vera transizione agroecologica, i diritti dei contadini sui semi e quelli dei consumatori a una scelta informata.

