«A un anno dagli incendi, l’Amazzonia brucia ancora e la situazione è persino peggiore del 2019. Protetti da Bolsonaro e supportati dalle milizie private, allevatori e accaparratori di terra invadono e incendiano le terre indigene nell’impunità. Nel frattempo, i giganti dell’agribusiness rubano le terre dei popoli indigeni e bruciano le foreste a più alta biodiversità del pianeta»: è la denuncia di Survival International, l'organizzazione in prima linea per la difesa dei diritti dei popoli indigeni.
«A un anno dagli incendi che hanno devastato l’Amazzonia, la foresta brucia ancora – e la situazione è persino peggiore di quella del 2019. Protetti dal Presidente del Brasile Bolsonaro e supportati dalle milizie private, allevatori e accaparratori di terra invadono e incendiano le terre indigene nell’impunità. Nel frattempo, i giganti dell’agribusiness rubano le terre dei popoli indigeni e bruciano le foreste a più alta biodiversità del pianeta»: è la denuncia di Survival International, l’organizzazione in prima linea per la difesa dei diritti dei popoli indigeni.
«Per i popoli indigeni brasiliani è una catastrofe – prosegue Survival – Le foreste lussureggianti di cui si sono presi cura per secoli stanno andando in fumo, su larga scala. Insieme, finiscono in cenere anche i loro mezzi di sussistenza, il futuro dei loro figli e la loro stessa sopravvivenza. E, come ormai sappiamo bene, la nostra sopravvivenza è legata strettamente alla loro. Purtroppo, non sta succedendo solo in Amazzonia. Sta bruciando anche il Pantanal, una zona umida del Brasile davvero unica, salvaguardata per millenni dai popoli indigeni. Solo quest’anno ne è andato distrutto uno sconcertante 20%. Eppure, a una ragazza che chiedeva se il Pantanal stesse bruciando, il Presidente Bolsonaro e i suoi ministri hanno risposto con una risata».
E Survival lancia un appello: «Intervenite subito e
scrivete una e-mail al Presidente Bolsonaro chiedendogli di fermare gli incendi e di proteggere le terre indigene – specialmente i territori delle tribù incontattate».