Ci vuole un «rinascimento» contadino

In un quadro che vede la piccola agricoltura e i contadini schiacciati dalle multinazionali e dalle loro politiche di devastazione ambientale e negazione dei diritti, la coalizione del commercio equo e solidale avanza richieste e proposte ben precise.

30 Luglio 2015
Ci vuole un rinascimento contadino

Ci vuole un «rinascimento» contadino

Modificare le politiche di sostegno all’agricoltura
I rapporti di potere sbilanciati influenzano negativamente le condizioni di vita dei piccoli produttori. Nei paesi poveri vengono imposte politiche di liberalizzazione dei mercati che prevedono sussidi e sostegno alle grandi produzioni agricole industriali. L’esperienza del commercio equo e solidale ha incrociato spesso le conseguenze di questa modalità d’azione.

Esempi eclatanti sono i contributi alle grandi produzioni di cotone negli Usa, gli aiuti alla produzione di cereali e i sussidi all’agricoltura nell’Unione europea. A fronte di questi aiuti, dispensati in modo da favorire quasi esclusivamente le grandi produzioni agricolo-industriali, stanno le richieste di eliminazione delle misure di protezione dei produttori locali da parte di FMI e Banca Mondiale.

L’effetto di queste asimmetrie è la distruzione di capacità produttive locali e di sovranità alimentare, che produce povertà e dipendenza dalle forniture alimentari di provenienza industriale. Una riduzione della fame nel mondo che avvenga non per via assistenziale o occasionale, ma tramite un disegno preciso che ne elimini le cause e crei condizioni di vita dignitosa, richiede interventi sulle politiche di sostegno alla produzione agricola e all’esportazione, oltre al riequilibrio nei processi di liberalizzazione che devono vedere concreti vantaggi anche per i produttori del Sud del mondo.

Diritti sociali e beni collettivi
Occorre garantire a tutti il diritto di accedere ai beni indispensabili per una vita dignitosa. Essi comprendono l’istruzione e la salute, ma anche la gestione democratica dei beni collettivi, spesso aggrediti da logiche di mercato che ne vorrebbero la privatizzazione. L’esempio più eclatante è quello dell’acqua, ma il problema riguarda anche la privatizzazione delle terre. La pratica di acquistare grandi estensioni di terreno da parte di società multinazionali o addirittura di paesi stranieri produce danni non solo sul piano economico, dove mette in difficoltà i piccoli produttori agricoli e limita la sovranità alimentare dei paesi che la subiscono, ma anche a livello di democrazia reale in tali paesi, creando «enclave» in cui le regole condivise dalle comunità non sono applicabili.

Salari e prezzi equi
Un reale riequilibrio dei rapporti di potere deve riflettersi in remunerazioni e salari dignitosi per i produttori e i lavoratori. I contadini che producono cibo affrontano costi fissi e spesso crescenti ma non hanno certezza del valore del proprio prodotto sul mercato al momento della vendita; il fair trade dimostra che applicare prezzi minimi fissi ai prodotti agricoli si accorda con il commercio e la produzione di qualità e offre ai produttori certezze che migliorano fortemente la qualità della loro vita.

Il rinascimento contadino
Tecnologie migliorate e aiuti maggiorati possono giovare alla lotta contro la fame, a condizione che non erodano ulteriormente gli spazi delle comunità locali e nazionali, e che non impediscano di capire che la riduzione della miseria è impossibile senza un patto politico anti-carestia, incardinato sul principio morale per cui il diritto all’alimentazione costituisce il primo e il più irrinunciabile dei diritti umani. Abbiamo bisogno di un rinascimento contadino globale e quindi di garantire ai produttori primari accesso alla terra, al credito, alla salute, all’assistenza tecnica. Rinascimento contadino vuol dire valorizzazione dei modelli di autogoverno locale delle risorse comuni come pascoli, foreste, sistemi irrigui; tutela dei diritti d’uso comunitari, difesa del diritto degli agricoltori a scambiarsi e riprodurre liberamente le sementi; riscoperta dei saperi nativi e delle strategie più efficaci durante le crisi ambientali; preservazione delle risorse rinnovabili, della biodiversità, dell’acqua. Solo a partire da tali presupposti possiamo immaginare una nuova stagione di benessere umano generalizzato.

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Luglio-Agosto 2015

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di Terra Nuova

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