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Abitare il mondo reale: l’editoriale di febbraio

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La digitalizzazione, velocissima e imperante, ci lega sempre più a piattaforme private, ci "toglie" le relazioni, smantella i presìdi sui territori dove i servizi sono ancora "umani". Ma noi possiamo scegliere di non subire passivamente. L'intervento di Nicholas Bawtree, direttore editoriale di Terra Nuova.

Abitare il mondo reale: l’editoriale di febbraio

di Nicholas Bawtree, direttore editoriale di Terra Nuova

C’è una notizia che rischia di passare sotto traccia, ma che in realtà dice molto del tempo in cui viviamo: dal 1° gennaio 2026 la Danimarca ha smesso di consegnare la posta tradizionale. Niente più lettere, cartoline, buste infilate nelle cassette. Solo pacchi. Tutto il resto è affidato alla comunicazione digitale. Può sembrare un dettaglio, quasi folkloristico, e invece è un segnale potente: un altro pezzo di mondo analogico viene archiviato, senza un vero dibattito pubblico.

La digitalizzazione promette velocità, efficienza, comodità. E in parte le mantiene. Ma il prezzo che stiamo pagando è sempre più alto e sempre meno visibile. Ogni servizio “solo online” ci lega a piattaforme private, a dispositivi costosi da aggiornare, a sistemi di sicurezza sempre più complessi (chi di noi non ha perso ore – o la pazienza – dietro a password dimenticate, codici temporanei, accessi bloccati?).

Nel frattempo scompaiono presìdi che non erano solo servizi, ma occasioni di relazione. Abbiamo perso i telefoni pubblici e poi quelli fissi, la scrittura a mano è diventata marginale anche a scuola, il contante viene scoraggiato, la posta tradizionale abbandonata. Le edicole chiudono, la musica si “noleggia” in streaming (con compensi irrisori per gli artisti) e parlare con una persona vera a un call center è diventata un’impresa. Ricordo ancora quando chiamavo direttamente la stazione della mia città per conoscere gli orari dei treni: dall’altra parte rispondeva una voce umana, reale, competente.

Oggi persino servizi che dovrebbero essere diritti sono spesso accessibili solo tramite identità digitali, app, prenotazioni online. Certificati, pratiche previdenziali, biglietti per musei: o sei dentro il sistema, o resti fuori. È una forma di esclusione silenziosa che riguarda tutti noi, un incasellamento progressivo che orienta la società in una direzione unica e poco discussa.

Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a “virate” imposte dall’alto e poi entrate subdolamente giorno dopo giorno nella “consuetudine” o accettate con rassegnazione.

Con l’avvento dell’automobile abbiamo smantellato reti ferroviarie locali e tramvie, salvo poi accorgerci, dopo decenni, di quanto fossero preziose e tentare faticosamente di ricostruirle. Anche i sistemi analogici hanno limiti e difetti, certo. Ma conservano una qualità fondamentale: mantengono ritmi umani, creano contatto, lasciano spazio alla relazione.

Non a caso, mentre si chiude l’era della lettera cartacea, si apre oggi un altro fronte decisivo: la difesa dell’identità umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Proprio la Danimarca (pensate al paradosso) ha avanzato una proposta di legge per tutelare un “copyright umano”, capace di proteggere le persone dall’uso non autorizzato della propria immagine e della propria voce. Un segnale che ci avverte: il rischio non è solo perdere strumenti, ma perdere il controllo sulla nostra presenza nel mondo.

La questione, allora, non è rifiutare la tecnologia, ma non subirla. Riscoprire l’analogico può essere un gesto sorprendentemente sovversivo: scriversi lettere a mano, pagare in contanti, chiedere un menu cartaceo, comprare un giornale in edicola, incontrarsi dal vivo. Non per nostalgia, ma per scelta. Difendere ciò che resta dell’analogico è oggi un atto politico quotidiano, alla portata di tutti.

Nei prossimi numeri vogliamo approfondire questi temi, e per questo invitiamo lettrici e lettori a partecipare attivamente: scriveteci, raccontateci le vostre difficoltà, le vostre scelte, le vostre idee, le vostre domande. Anche – perché no – con una lettera.

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Terra Nuova Febbraio 2026

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