Marta Campiotti: «Come accogliere il neonato “secondo natura”»
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«Accogliere il neonato secondo natura significa non fare, non interferire, ma osservare e proteggere il delicato periodo dell’adattamento alla vita»: così Marta Campiotti, ostetrica dalla lunghissima esperienza e una delle pioniere in Italia del parto naturale.
«Accogliere il neonato secondo natura significa non fare, non interferire, ma osservare e proteggere il delicato periodo dell’adattamento alla vita, le prime due ore dall’acqua amniotica alla Terra Madre»: così Marta Campiotti, ostetrica dalla lunghissima esperienza e una delle pioniere in Italia del parto naturale.
L’abbiamo intervistata.
Marta, hai una lunghissima esperienza come ostetrica che si è occupata di nascita dolce e parto naturale e a domicilio. Ritieni che ritardare il distacco della placenta dal bambino e magari scegliere anche il Lotus Birth possa recare beneficio per mamma e bambino?
«Inizialmente ho deciso di diventare ostetrica proprio per questo, per accogliere la nascita secondo le intuizioni di Frédérick Leboyer, grande medico francese che dal 1977 in poi ha diffuso nel mondo il suo messaggio. Il cordone e la pulsazione cordonale giocano un ruolo fondamentale nel momento del passaggio, un’àncora di salvezza, garantisce al bambino ossigeno e vicinanza al corpo materno, e alla donna garantisce il picco di ossitocina endogena che è considerato un salvavita proprio nel momento del distacco della placenta, perché previene una perdita eccessiva di sangue. Non bisognerebbe tagliare mai il cordone prima della fuoriuscita della placenta, quando il processo intrauterino termina spontaneamente, e da qui in poi tutto accade fuori dall’utero. Questo è fondamentale; il Lotus è una scelta in più, certamente da rispettare, se consapevole e accurata. Il passaggio energetico dalla placenta al neonato continua per ore, per giorni, mentre il neonato è già proiettato verso il suo futuro. È importante focalizzare l’attenzione sul nutrimento, il colostro e poi il latte, mentre la placenta segna la memoria e la storia».
Quali i benefici che hai riscontrato nella tua esperienza e di cui hai trovato prova nelle evidenze scientifiche?
«Per quanto riguarda il taglio del cordone, il clampaggio precoce del cordone non si è dimostrato di nessun vantaggio né esiste alcuna motivazione per farlo. Normalmente la placenta si stacca dalla cavità uterina entro una mezz’ora dal parto, tempo in cui il bambino si è adattato, riscaldato, ha trovato lo sguardo della madre e spesso si è anche attaccato al seno. In questa mezz’ora dobbiamo solo vigiliare sul loro benessere e intervenire il meno possibile! In quei preziosi minuti il feto non è ancora diventato neonato e il neonato è ancora feto. Il vantaggio per la madre è enorme, significa darle il tempo di assaporare e godere di questa intimità che non si ripeterà mai più nella vita, di essere corpo dentro e fuori, di riempirsi di sensazioni profumi sguardi legati alla sopravvivenza della specie umana».
Ci sono precauzioni da adottare per una mamma che vuole scegliere il parto a domicilio e il distacco ritardato della placenta?
«Il nostro grande compito, di noi ostetriche, è quello di tutelare l’assoluto benessere della diade madre/bambino e saper accogliere questo momento anche quando si presentano fragilità emotiva, stanchezza fisica, imprevisti. La precauzione è esercitare la presenza, rispettare il desiderio ma anche garantire la sicurezza e ciò si fa con la competenza che ci siamo costruite giorno dopo giorno, con il cuore, le mani, la testa, con la capacità intuitiva di stare nel qui e ora del parto, che sempre è mistero, pericolo e insieme vita che trionfa. Ho assistito nascite a domicilio e in casa maternità per 40 anni e nessuna nascita è stata uguale a un’altra. Il parto a domicilio è sapere aspettare, stare in un tempo lento e fecondo, è tenere sempre uno sguardo alto sul processo nel suo insieme, ma anche garantire attenzione ai particolari che si manifestano. Occorre saper guardare con tutti i sensi quello che succede e comprendere quando è necessario un trasferimento; se risulta necessario, allora per mamma, papà e bambino la sicurezza si chiama ospedale».
Molti pensano che la nascita in casa e il Lotus Birth non siano sicuri. Si sbagliano? E in caso, perchè?
«Nella vita non esiste mai la sicurezza assoluta. Lo so, è faticoso da accettare, ma è così. Riguardo all’esperienza del parto, l’Oms parla di “senso di sicurezza” che la madre ricerca per partorire e oggi nel 98% dei casi le donne ricercano l’ospedale. Ma dobbiamo garantire un’assistenza qualificata anche a quella minoranza di coppie che sceglie un’altra strada. Allora qui dobbiamo assistere con professionalità e competenza, garantendo la migliore esperienza di nascita a chi sceglie un parto extraospedaliero, domiciliare o in Casa Maternità. Negli ultimi anni sono aumentate le polemiche e le contrapposizioni ed è meno facile per noi ostetriche e per le mamme stare su un percorso di scelte personali. Ma abbiamo delle Linee Guida molto precise, un’esperienza decennale, criteri convalidati da ricerche scientifiche e da statistiche internazionali. Il parto in casa è sicuro per le donne in salute con gravidanza fisiologica se è programmato, assistito da ostetriche domiciliari e se in collegamento con l’ospedale di riferimento. Oggi sono necessarie collaborazione e integrazione dei saperi e dei ruoli, nel rispetto dei diversi compiti. La relazione tra i soggetti, la comprensione di scelte personali e consapevoli, il saper creare “cordoni”, legami, interazioni e nutrimento reciproco: questa mi pare la sfida per il nostro futuro! E proprio la placenta con il suo cordone è il simbolo della relazione mamma /bambino, è l’albero della vita segreto e indispensabile!».
QUI per contattare Marta Campiotti
Marta Campiotti ha scritto anche un contributo per il libro della dottoressa Elena Benigni “Medicina placentare. Una rivoluzione culturale e scientifica per una cura profonda dell’essere umano” (Terra Nuova edizioni) ed è autrice del libro “Armonia della nascita”. Vive e lavora a Varese.
Foto: Wayne Evans su Pexels
PER APPROFONDIRE
Quante delle donne che hanno partorito sanno che cosa ne è stato della loro placenta? Quante hanno chiesto espressamente che fosse loro consegnata? E, in questo caso, erano a conoscenza degli innumerevoli utilizzi possibili come vera e propria risorsa di salute?
La dottoressa Elena Benigni in questo libro ci spiega quanto sia importante mantenere la placenta il più a lungo possibile attaccata al neonato attraverso il cordone ombelicale per trasferire sangue, sostanze nutritive e cellule staminali al piccolo. E quanto sia importante conservare la placenta per ricavarne rimedi naturali da utilizzare efficacemente in caso di disturbi tra i più diversi. Oggi è possibile e i risultati possono essere sorprendenti.
Trovate qui le informazioni necessarie, incluse quelle legali, per evitare il taglio precoce del cordone ombelicale, ottenere la restituzione della placenta e conoscerne i possibili utilizzi. Queste pagine rappresentano un lavoro completo e all’avanguardia sulle potenzialità terapeutiche dell’utilizzo della placenta.
Introduzione di Ibu Robin Lim

