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ReCommon: «Megaprogetto fossile valutato “a pezzi”»

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«Come si fa a far “passare” più facilmente un mega-progetto che presenta criticità ambientali, territoriali e di sicurezza? Lo si frammenta in più parti, così da sottoporre a valutazione le porzioni distinte»: la denuncia di ReCommon.
ReCommon: «Megaprogetto fossile valutato “a pezzi”»

«Come si fa a far “passare” più facilmente un mega-progetto che presenta criticità ambientali, territoriali e di sicurezza? Lo si frammenta in più parti, così da sottoporre a valutazione le porzioni distinte»: la denuncia di ReCommon.

«Esattamente quello che hanno fatto Eni e Snam con il progetto di cattura, trasporto e stoccaggio della CO₂ (CCS) che vogliono realizzare tra Ravenna e Ferrara – spiega ReCommon – Il progetto prevede l’utilizzo di pozzi esausti in mare al largo di Ravenna per lo stoccaggio “permanente” della CO2, e la costruzione di gasdotti su terra, tra i poli industriali di Ferrara e Ravenna e trasportata via tubo fino alla centrale di raccolta di Casalborsetti. Un progetto unico che invece è stato diviso in due progetti “CCS Pianura Padana” e “Ravenna CCS”. Così, lo scorso 30 gennaio, la parte terrestre del progetto con il nome di “CCS Pianura Padana” ha già ottenuto una valutazione di impatto ambientale positiva da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Questo per noi è inaccettabile: l’opera è una sola e dovrebbe essere valutata nella sua interezza, non frazionata per depotenziare lo scrutinio sul progetto. Per questo, insieme a Greenpeace Italia, abbiamo presentato ricorso al TAR del Lazio chiedendo l’annullamento del decreto ministeriale. Attendiamo l’esito della procedura».

Le richieste di trasparenza

«Parallelamente al ricorso al TAR, abbiamo avviato altre iniziative per ottenere maggiore chiarezza sul progetto e metterne in evidenza le criticità – spiega ancora ReCommon – Alla Commissione Europea abbiamo richiesto l’analisi costi e benefici dell’opera, analisi che – ad oggi – non è stata pubblicata. Inoltre, sempre insieme a Greenpeace Italia, abbiamo partecipato alle fasi di consultazione pubblica nel procedimento di valutazione ambientale del “segmento” CCS Pianura Padana. Fra il settembre del 2024 e l’aprile del 2025, abbiamo presentato varie osservazioni e contro-osservazioni, molte delle quali non hanno trovato risposte adeguate da parte della società proponente, ovvero Snam. La valutazione, infine, è stata svolta nell’ambito delle procedure accelerate previste dal PNRR-PNIEC per i progetti considerati strategici per la “sicurezza energetica”, con tempi dimezzati per la consultazione pubblica. Quello che abbiamo riscontrato è che, nell’ambito delle 12 zone protette che dovrebbero essere direttamente o indirettamente impattate dal progetto Pianura Padana CCS, ci sono delle carenze nella valutazione di aspetti estremamente delicati quali:

  •     sismicità,
  •     liquefazione dei terreni,
  •     subsidenza,
  •     rischio alluvionale.

Domande che restano aperte

«Come è possibile che una valutazione d’impatto ambientale avvenga con superficialità in una regione come l’Emilia-Romagna, che negli ultimi anni ha già subito eventi climatici estremi e fenomeni di dissesto sempre più frequenti? – prosegue l’associazione – Come verrà condotta la valutazione sulla parte del progetto dedicata allo stoccaggio “permanente” della CO2, nei giacimenti esausti sotto il mare Adriatico?Noi continueremo a chiedere trasparenza, analisi indipendenti e una valutazione unitaria dell’intero progetto».

Foto: ReCommon

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