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Ari: «Ogm nei campi italiani, “vietato” sapere»

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Cinque nuove richieste per campi sperimentali con piante Ogm, ottenute con tecniche di editing genomico (Ngt),ma senza coordinate geografiche: il caso arriva in Parlamento.

Ari: «Ogm nei campi italiani, “vietato” sapere»

Sono state avanzate cinque nuove richieste per campi sperimentali con piante Ogm, ottenute con tecniche di editing genomico (Ngt), ma il Ministero dell’Ambiente ha eliminato dallo specifico registro pubblico le coordinate geografiche che permettono di conoscere la localizzazione dei siti dove si effettuano queste coltivazioni geneticamente modificate. E l’onorevole Marco Grimaldi (AVS) ha presentato un’interrogazione a risposta scritta sul caso.

«Nessun cittadino è stato consultato, nessun sindaco è stato informato in modo adeguato, nessun agricoltore biologico confinante ha ricevuto comunicazione – spiegano dall’Associazione Rurale Italiana – Eppure la Corte di Giustizia dell’Unione Europea lo ha detto con chiarezza: la localizzazione di un campo Ogm non può mai essere tenuta riservata (sentenza C-552/07). E le stesse piante Ngt restano a tutti gli effetti Ogm finché non entrerà in vigore un regolamento europeo specifico, che a oggi non esiste ancora (sentenza C-528/16). Evidentemente il Governo italiano ha intenzione di procedere anticipando un quadro normativo europeo che non è mai arrivato».

Ed è proprio per fare luce su questa situazione che l’onorevole Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra) ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta ai Ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Salute. Il documento, elaborato con il contributo di Ari – Associazione Rurale Italiana, «chiede al Governo di rendere pubbliche le localizzazioni precise dei campi prova, di documentare se e come siano state svolte le consultazioni pubbliche obbligatorie, di chiarire la compatibilità della procedura semplificata con il diritto europeo, e di indicare le coperture assicurative a tutela degli agricoltori in caso di contaminazione accidentale» spiega la stessa Ari.

Numerosi piccoli contadini, che fanno capo proprio ad Ari, hanno espresso grande preoccupazione per quanto sta accadendo, soprattutto per il rischio di contaminazione, e rivendicano con forza il diritto di sapere.

«Il caso italiano si inserisce in un contesto europeo ancora in movimento: i voti della Commissione Envi e del Parlamento europeo sul regolamento Ngt sono previsti rispettivamente per il 15 e per il 17 giugno 2026. Fino all’entrata in vigore e all’applicabilità effettiva di un regolamento definitivo (stimata non prima della metà del 2028) le piante Ngt restano Ogm a pieno titolo. Dunque, il principio di precauzione impone di trattarle come tali» spiegano ancora da Ari.

«Come coordinatrice del gruppo semi di Ecvc so bene quanto sia difficile per i contadini europei difendere la propria autonomia sementiera – sottolinea Alessandra Turco, membro del Consiglio di Ari – Permettere sperimentazioni Ogm senza trasparenza e senza consultare le comunità locali è un precedente pericoloso. Le risposte che il Governo darà a questa interrogazione sarànno uno specchio di quanto l’Italia rispetta davvero il diritto dei cittadini all’informazione e alla partecipazione».

ARI ricorda che «la risposta del Governo avrà valore di atto ufficiale e potrà essere utilizzata come elemento di prova in eventuali ricorsi al Tar, esposti alla Commissione europea e rinvii pregiudiziali alla Corte di Giustizia Ue. La partita sulla trasparenza delle sperimentazioni Ngt in Italia è appena cominciata».

LETTURE UTILI

PERCHÈ FERMARE I NUOVI OGM

La deregolamentazione di un’ondata di nuovi Ogm in Europa può cambiare per sempre l’agricoltura e il cibo che mangiamo.
Finora gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio secondo il principio di precauzione avevano evitato a Italia ed Europa l’invasione di coltivazioni figlie dell’ingegneria genetica e del cibo creato in laboratorio. Ora però la Commissione Europea sta cancellando ogni vincolo per le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), compresa la possibilità per gli Stati di vietarle sul loro territorio. In questo libro si intrecciano storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti, per raccontare gli enormi interessi e le relazioni pericolose tra multinazionali, politica e scienziati che rischiano di compromettere la vera transizione agroecologica, i diritti dei contadini sui semi e quelli dei consumatori a una scelta informata.

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