Stop pesticidi: mobilitazione internazionale il 3 ottobre
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Confédération paysanne, Cancer Colère e di Soulèvements de la terre organizzano una mobilitazione internazionale in Francia il 3 ottobre per «denunciare i danni causati dall’industria agrochimica dei pesticidi».
La protesta si terrà a Saint-Pierre-la-Garenne, nel dipartimento dell’Eure, e la richiesta è quella di «far chiudere» lo stabilimento di una multinazionale che lì ha sede.
«Da anni accumuliamo prove, lanciamo allarmi e portiamo avanti battaglie, eppure, non veniamo ancora ascoltati – spiegano gli organizzatori – Le autorità pubbliche e le istituzioni europee continuano a favorire un modello agricolo basato sui pesticidi e a legiferare in tal senso. Ecco perché abbiamo avviato una campagna di azioni per smantellare le infrastrutture di produzione dei pesticidi sui nostri territori e promuovere un’altra agricoltura».
Nel sito di Saint-Pierre-la-Garenne, una delle multinazionali dell’agrochimica produce pesticidi e le organizzazioni promotrici della mobilitazione denunciano inquinamenti, problemi ambientali irrisolti e condizioni di lavoro che definiscono inadeguate. Vicino al luogo della manifestazione si trova anche un altro stabilimento «che produce in particolare imidacloprid, glifosato e butralina» spiegano.
A Saint-Pierre-la-Garenne c’è poi «il Centre d’Étude Technique d’Application des Produits de Protection des Semences (CETAPPS) [Centro di Studi Tecnici per l’Applicazione dei Prodotti per la Protezione delle Sementi], dove ingenti volumi di sementi brevettate vengono rivestiti chimicamente prima della loro distribuzione – spiegano i promotori – La produzione industriale di pesticidi è intrinsecamente legata a quella del controllo delle sementi e, di conseguenza, alla perdita di autonomia dei contadini e delle contadine. Ci opponiamo al fatto che le sementi vengano brevettate e geneticamente modificate, mentre noi le selezioniamo da generazioni per preservare una biodiversità coltivata, indispensabile alla sovranità alimentare».
I promotori, «per liberarsi dai pesticidi e difendere un’agricoltura contadina», chiedono:
1 – Il sostegno alle aziende agricole per una transizione agroecologica. Le politiche pubbliche, e in particolare la PAC 2028-2034, devono sostenere pratiche agricole rispettose della salute, dei suoli e della biodiversità e favorire l’occupazione. Nessun fondo pubblico deve essere destinato a un’agricoltura mortifera.
2 – L’introduzione di prezzi minimi garantiti, volti a vietare l’acquisto di prodotti agricoli da parte dei distributori alimentari a prezzi inferiori al prezzo di costo, che comprendano le spese, la remunerazione del lavoro e la protezione sociale.
3 – L’applicazione della sentenza del 3 settembre 2025 della Corte amministrativa d’appello di Parigi, che impone la revisione delle procedure di omologazione dei pesticidi a causa del loro disastroso impatto ambientale e sanitario.
4 – Il divieto effettivo delle sostanze cancerogene e mutagene e degli interferenti endocrini.
5 – L’abbandono del progetto di legge Duplomb 2, del Pacchetto Omnibus I, e l’allontanamento della lobby agrochimica dai processi decisionali delle politiche pubbliche.
6 – Il riconoscimento più esteso delle malattie professionali e dei risarcimenti per i lavoratori agricoli che si sono ammalati a causa dell’uso di pesticidi.
7 – La garanzia di una protezione sociale completa e totale per tutti i lavoratori del settore agrochimico, vittime o esposti ai rischi della loro attività, e misure protettive di accompagnamento alla riconversione dei loro settori di attività.
8 – La cessazione dell’esportazione di pesticidi vietati in Europa verso altri continenti e il risarcimento per le vittime del clordecone nelle Antille, del paraquat in Guyana o del malathion in Polinesia.
9 – Il rifiuto dei nuovi Ogm derivati dalle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) e delle varietà di sementi brevettate che comportano una privatizzazione del vivente a scapito dell’agricoltura contadina e dell’autonomia alimentare delle popolazioni.
10 – La protezione immediata di tutti i punti di captazione e dei corsi d’acqua, nonché la bonifica dei suoli e degli ambienti naturali.
LETTURE CONSIGLIATE
La deregolamentazione di un’ondata di nuovi Ogm in Europa può cambiare per sempre l’agricoltura e il cibo che mangiamo.
Finora gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio secondo il principio di precauzione avevano evitato a Italia ed Europa l’invasione di coltivazioni figlie dell’ingegneria genetica e del cibo creato in laboratorio. Ora però la Commissione Europea sta cancellando ogni vincolo per le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), compresa la possibilità per gli Stati di vietarle sul loro territorio. In questo libro si intrecciano storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti, per raccontare gli enormi interessi e le relazioni pericolose tra multinazionali, politica e scienziati che rischiano di compromettere la vera transizione agroecologica, i diritti dei contadini sui semi e quelli dei consumatori a una scelta informata.

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L’agricoltura che non è industriale non è facile, ma c’è, esiste e i contadini che la praticano sono ancora tanti e vogliono far sentire la loro voce. Ce lo spiega bene Antonio Onorati in questo libro, che ci fa capire:
• come le politiche agricole favoriscano i grandi gruppi e le multinazionali, ma anche come sia possibile cambiare rotta;
• come la pressione su brevetti e OGM rappresenti un enorme pericolo per la biodiversità e i piccoli coltivatori;
• come ci sia da fare un grande lavoro per ripensare le rappresentanze agricole;
• come sia sempre più necessaria e improcrastinabile una svolta agroecologica;
L’agricoltura contadina, e l’economia che le corrisponde, ha gli elementi necessari per garantire la produzione di cibo in armonia con la natura e non contro di essa.
