Aspetti pratici dell’Educazione Cosmica di Maria Montessori

Micaela Mecocci, insegnante montessori e autrice del libro Narrare il vero (Terra Nuova Edizioni), ci introduce ad alcuni aspetti pratici della pedagogia montessoriana.

16 Ottobre 2019
Aspetti pratici dell’Educazione Cosmica di Maria Montessori

Educare secondo Montessori significa dunque aiutare la vita, sostenere lo sviluppo naturale dell’individuo e liberarne l’immenso potenziale positivo.
Come si fa ad attivare tutto questo interesse spontaneo? Come si fa a non cadere nella trappola delle vecchie materie separate fra loro?

Scrive Maria Montessori: «Il segreto di un buon insegnamento è di considerare l’intelligenza del bambino come un campo fertile in cui si possono gettare delle sementi, perché germoglino al calore fiammeggiante della fantasia».

A differenza di una maestra della Casa dei Bambini, che rappresenta una guida sobria nelle parole, lenta nei movimenti, paziente ammiratrice del lavoro ripetitivo dei bambini, un insegnante di scuola primaria ha la possibilità di animare la classe creando eccitazione per le scoperte a venire, anticipando le lezioni dell’indomani. Vogliamo che i bambini non vedano l’ora di tornare a scuola e, se risponderemo ai loro bisogni evolutivi e al loro desiderio di sapere, questo avverrà di sicuro. Ogni lezione, narrazione o presentazione sarà un seme che pianteremo nel campo fertile della mente del bambino e che andrà nutrito affinché germogli. Daremo tanti, tantissimi spunti ai bambini per accendere la fiamma della loro curiosità, le nostre lezioni saranno accattivanti, divertenti. Se l’interesse non si manifesta immediatamente continueremo a condividere la nostra meraviglia e il nostro interesse, fiduciosi che sotto il terreno il seme è stato gettato e ben presto potremo ammirarne la fioritura.

Le nostre lezioni saranno brevi e doneranno una quantità limitata di informazioni, ma abbastanza elementi-chiave significativi perché rimanga nei bambini la voglia di saperne di più. Con questa consapevolezza prepareremo le nostre nuove storie, ne racconteremo tante, tutte le volte che ne avremo l’occasione o che ne registreremo il piacere e la necessità. Non si può insegnare a chi non è motivato, il nostro compito sta nel cogliere la scintilla della motivazione e sostenerla, alimentarla, renderla forte e inesausta.

Un modo di coltivare il senso di fascinazione del bambino è quello di renderlo attento alla bellezza che ci attornia. La natura è fonte di meraviglia, troveremo bellezza ovunque, osserveremo i fiori, collezioneremo conchiglie, ammireremo farfalle. Se saremo noi stessi colti dal fascino della bellezza che ci circonda, i bambini ne saranno immediatamente contagiati.

Un altro elemento che animerà i nostri gesti e le nostre parole sarà quello dell’ordine. Le nostre lezioni saranno preparate con attenzione e svolte in maniera ordinata e secondo una sequenza logica, perché le conoscenze precedenti servano da supporto a quelle che ci accingiamo a conquistare. Se il bambino riconosce il senso della progressione del lavoro, se vi intravede una logica, questo nutrirà fortemente il suo interesse. Perciò quando iniziamo una presentazione richiamiamo sempre alla memoria gli elementi già appresi in precedenza, poiché saranno utili strumenti per continuare il viaggio conoscitivo. Daremo ai bambini le chiavi per aprire la porta dell’universo e sentirsi fiduciosi e impazienti di scoprire maggiormente quanto appena assaggiato in una nuova presentazione.

Naturalmente i bambini hanno bisogno anche della libertà e del tempo necessario per riflettere, arrivare a elaborare un’idea. Per questo dopo le nostre storie in genere non poniamo domande, non assegniamo compiti, ma lasciamo depositare le impressioni, le lasciamo reagire con tutte quelle collezionate e approfondite sino a quel momento. E continueremo a nutrire lo spirito e l’interesse dei bambini finché la scintilla non scoccherà spontanea.
A tal riguardo ci è di grande aiuto avere un gruppo di bambini di età mista: la varietà crea dinamicità, solleva curiosità e non sempre sono i grandi che sostengono i piccoli, molto spesso le domande puntuali dei piccoli animano i grandi a lavori estesi e approfonditi.
Durante le narrazioni in particolare a volte utilizziamo supporti all’immaginazione che sono le dimostrazioni pratiche, le strisce del tempo e le tavole impressionistiche. Questo materiale aiuta a rinforzare l’impressione visiva e a fissare un’idea, ma non si tratta di fonti di dati scientifici, quanto piuttosto di impressioni. Alcuni materiali addirittura riportano figure allegoriche, personificazioni di elementi della natura e queste immagini fantasiose sono molto amate dai bambini e pertanto utili a stimolarne la curiosità. Naturalmente i bambini avranno accesso anche a materiale d’altro tipo come libri, atlanti, enciclopedie, glossari ecc.

Infine, poiché non possiamo portare tutto l’universo nella nostra classe, saremo noi a dover uscire fuori ed esplorarlo. Le informazioni fattuali accumulate nel primo piano dello sviluppo saranno la base su cui costruire nuovo apprendimento. Ora i bambini non hanno più la mente assorbente che tende a memorizzare informazioni come tali, ora il bisogno è diverso, è quello di acquisire comprensione profonda per i meccanismi che regolano i diversi fenomeni: non domanderemo ai bambini di apprendere a memoria, non li sottoporremo a verifiche tradizionali, la nostra verifica sarà l’osservazione del loro lavoro spontaneo, del ragionamento che si sviluppa intorno a domande originali, alle conversazioni, letture e ricerche stimolate da esperienza e immaginazione. I bambini coinvolti nel proprio processo di apprendimento, consapevoli della necessità di contribuire al proprio sviluppo hanno in genere idee molto più creative e originali di qualunque compito preassegnato da un insegnante: elaborano progetti, organizzano dibattiti, realizzano tavole, strisce, canzoni, poesie, pieces teatrali e piccoli libretti curati nella forma e nei contenuti.

Scrive Margaret Elizabeth Stephenson, formatrice AMI: «Cos’è la geografia se non la storia della Terra e della sua creazione secondo le leggi date alle sostanze di cui è formata? Cos’è la biologia se non la storia dell’avvento della vita sulla Terra al fine di preservare l’armonia del mondo e corredarlo di bellezza, colore, profumi, forme e varietà di vita? Cos’è la storia se non la storia degli umani che vennero a realizzare il piano cosmico, messo in moto al tempo della creazione e senza i quali tale piano mai potrebbe essere portato a compimento? Cos’è il linguaggio se non una delle storie che gli umani hanno scritto essi stessi, la scoperta del potere che alberga nella mente umana di avere idee e comunicare con gli altri? Cos’è la matematica se non un altro linguaggio creato dall’essere umano per avere formule – alcune aritmetiche, altre geometriche, altre algebriche – per trasmettere le proprie invenzioni? Cos’è la scienza se non un’invenzione dell’essere umano per perfezionare il proprio territorio materiale, l’economia sviluppata per il soddisfacimento dei bisogni materiali? Cos’è la musica se non un altro linguaggio da accostare a quello delle lettere e che ha condotto alla creazione di canzoni, sinfonie, opere, concerti, blues, jazz, rock, musica folk e danze? Cos’è l’arte se non ancora un altro linguaggio, una creazione fatta di colore e pittura, scultura, oro e argento, gemme di idee della mente umana, espressione del suo spirito? E la religione, come disse Montessori, ‘non una lezione da imparare, ma una vita da vivere’». (Traduzione dell’autrice)

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Articolo tratto dal libro Narrare il vero

Bambina montessoriana, insegnante Montessori e ricercatrice a livello internazionale, Micaela Mecocci ci guida in questo libro alla scoperta delle cinque principali favole cosmiche, esposte e sapientemente commentate una a una nella loro specificità.

Note anche come “grandi lezioni” tematiche (la nascita dell’universo, l’apparizione della vita sulla Terra, la venuta degli umani, l’invenzione di lettere e numeri), le fiabe cosmiche inaugurano il grande viaggio dell’Educazione Cosmica, nome scelto da Maria Montessori per designare quell’ampio e complesso progetto educativo che accompagna il bambino durante tutto il secondo piano dello sviluppo (6-12 anni) in accordo con i bisogni specifici e le caratteristiche psicologiche di questo periodo evolutivo.

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