Come distribuiremo il cibo? Facendo rete!

Ecco come arriva il cibo nelle nostre case e quali tipi di impiego potrà offrire il settore della distribuzione.

09 Novembre 2019
Come distribuiremo il cibo? Facendo rete!

La Grande distribuzione organizzata (Gdo), che oggi domina il settore della distribuzione, è un sistema piuttosto inefficiente ed è fra le principali cause dello spreco alimentare, che oggi nel mondo riguarda il 50% del cibo. Filiere più corte e locali appaiono più resilienti, efficienti, adatte a rispondere ai cambiamenti climatici e possono abbattere lo spreco fino al 57%.
Come potrebbe avvenire la distribuzione del cibo in questo tipo di filiera?

Le platform economy

Una prospettiva interessante è rappresentata dallo sviluppo della platform economy. Sono ormai diverse le piattaforme che forniscono servizi di connessione fra produttori medio-piccoli e clienti ed è realistico pensare che questo tipo di intermediazione diventerà sempre più frequente. Le piattaforme consentono ai piccoli coltivatori di bypassare il sistema della Gdo continuando a offrire prezzi competitivi. In Italia, una delle più diffuse è L’Alveare che dice sì, nata in Francia e presto diffusasi in vari paesi europei.

Il modello dell’Alveare prevede che una percentuale vada a retribuire il lavoro di chi gestisce il sistema di smistamento locale, mentre un’altra percentuale finisce alla piattaforma centrale. Aprire un Alveare è molto semplice, per chi fosse interessato si trovano tutte le informazioni necessarie a questo indirizzo: www.alvearechedicesi.it .
È bene però precisare che spesso gli utili non sono sufficienti a garantire un reddito vero e proprio a chi si occupa dello smistamento, perciò si tratta di un lavoro consigliato a chi ha già un’altra attività.

Il mondo delle start-up

Per chi è in cerca di un’occupazione nel campo della distribuzione una prospettiva più interessante è rappresentata dalla diffusione di piccole start-up e imprese individuali che si occupano di raccogliere e consegnare i prodotti del territorio. Esistono anche diversi fondi pubblici disponibili per chi volesse intraprendere un’attività nel campo delle start up, consultabili sul sito www.finanziamentistartup.eu .

Gli esempi da cui prendere spunto sono diversi, fra questi citiamo Ortociclo a Brescia (www.ortociclo.it ) e La Sajetta a Parma (www.lasajetta.it ). L’idea di base è semplice: collegare l’offerta di frutta, verdura, ortaggi di stagione con la domanda del territorio o dei territori limitrofi. Il primo passo per chi volesse avviare questo genere di attività legate alla distribuzione è raccogliere un po’ di dati relativi al proprio territorio. Ci sono abbastanza produttori locali disposti ad aderire? C’è una domanda sufficiente? L’assenza di un sistema di distribuzione è effettivamente un limite al consumo di frutta e verdura locale? Dopodiché si può passare alla fase operativa: creare una società, stringere gli accordi commerciali, scegliere un mezzo adeguato con cui effettuare le consegne (bicicletta, cargo bike, furgone), pubblicizzarsi.

Il consiglio di Andrea Morandi di Ortociclo, che svolge questa attività da quattro anni, è quello di riservare una particolare attenzione nello scegliere i produttori. «Valutate molto bene la rete alla quale appoggiarvi e non abbiate paura di legare contatti con molte realtà produttive» consiglia a chi sente di voler provare. «Le difficoltà sono sempre tante e si possono presentare inaspettate. Avere un piano b (ma anche c) pronto, non fa mai male!».

Le cooperative

Un ultimo esempio interessante nel campo della distribuzione è quello delle food coop, che stanno prendendo piede nel nostro paese sul modello americano. Uniscono reti di produttori locali con i soci e i potenziali clienti, attraverso un luogo fisico, una sorta di supermercato di prodotti biologici e a chilometro zero. Crearne una è piuttosto semplice: dal punto di vista giuridico è sufficiente creare una cooperativa.
Tuttavia il suggerimento in questo caso è di prestare particolare attenzione ai modelli di governance e alle relazioni fra le persone e la rete di produttori, magari ricorrendo all’aiuto di un facilitatore.

La storia ci insegna che anche i progetti cooperativistici più belli possono degenerare se non si presta attenzione a questi aspetti, quindi è utile premunirsi e inserire al loro interno gli anticorpi necessari.

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Novembre 2019

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di Andrea Degl'Innocenti


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